La Restaurazione è il periodo che segue la caduta di Napoleone (1815) in cui i sovrani europei tentano di riportare l'Europa indietro nel tempo, cancellando le novità portate dalla Rivoluzione francese e dall'età napoleonica. Le grandi potenze si riuniscono a Vienna per ridisegnare i confini e fondare un nuovo ordine basato su tradizione, monarchia e religione. Ma i semi della libertà e della nazione, ormai piantati nelle coscienze, continueranno a germogliare nelle società segrete e nei moti rivoluzionari.
Che cosa significa restaurare
La parola Restaurazione viene dal verbo restaurare, che significa rimettere a posto, riparare, riportare a uno stato precedente. Pensa a un quadro antico che il museo decide di restaurare per cancellare le macchie del tempo e farlo tornare come era prima. I sovrani europei, dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo nel 1815, volevano fare proprio questo con l'intera Europa. Il loro obiettivo era cancellare vent'anni di rivoluzioni, guerre e cambiamenti, e riportare i troni, i confini e le leggi alla situazione precedente al 1789. Era come se i potenti volessero riavvolgere un grande nastro della storia, fingendo che la Rivoluzione francese non fosse mai esistita. Ma la storia, a differenza di un quadro, non si lascia ripulire facilmente, perché le idee restano nella mente delle persone.
Due esempi aiutano a capire. Primo: in Francia, sul trono tornò Luigi XVIII, fratello del re ghigliottinato Luigi XVI, come se la dinastia non si fosse mai interrotta. Secondo: nel Regno di Sardegna, il re Vittorio Emanuele I tornò a Torino e ordinò addirittura di bruciare i libri di leggi napoleoniche, ripristinando vecchi regolamenti che obbligavano persino i funzionari a rimettere le parrucche del Settecento.
Il Congresso di Vienna (1814-1815)
Il Congresso di Vienna fu la grande assemblea internazionale in cui le potenze vincitrici di Napoleone si riunirono per ridisegnare la carta dell'Europa. I lavori si svolsero nella capitale austriaca tra il novembre 1814 e il giugno 1815, alternando sedute diplomatiche, balli sfarzosi e feste eleganti. A guidarlo fu il cancelliere austriaco Klemens von Metternich, un abilissimo diplomatico considerato il vero regista dell'Europa post-napoleonica. Attorno al tavolo sedevano i rappresentanti delle quattro grandi potenze vincitrici: Austria, Russia, Prussia e Regno Unito, a cui si aggiunse la Francia rappresentata dal furbo Talleyrand. La Francia, pur sconfitta, riuscì a non essere trattata come una nemica grazie all'abilità del suo diplomatico, che si infilò nelle trattative dividendo gli alleati.
Due esempi rendono concreto il clima. Primo: si raccontava che a Vienna si ballassero più valzer di quanti se ne discutessero trattati, tanto che il principe di Ligne disse la frase famosa “Il congresso non cammina, balla”. Secondo: tra una festa e l'altra, le grandi potenze si spartivano interi popoli senza chiedere il loro parere, come si farebbe oggi dividendo i pezzi di una torta a una festa di compleanno tra invitati golosi.
I principi guida: legittimità ed equilibrio
Il Congresso si basò su due principi fondamentali che è importante distinguere bene. Il primo è il principio di legittimità, secondo cui dovevano tornare sui troni i sovrani “legittimi”, cioè quelli delle dinastie regnanti prima della Rivoluzione francese. Il secondo è il principio di equilibrio, che mirava a impedire che una sola potenza diventasse troppo forte, come era successo con Napoleone. Per realizzare questi principi, i diplomatici trattavano i territori come pedine di una scacchiera, spostandoli per pareggiare il potere delle nazioni più importanti. Si introdusse anche il principio di intervento, che permetteva alle potenze di intervenire militarmente in altri Stati per spegnere eventuali rivoluzioni. Da questo nacque la Santa Alleanza, promossa dallo zar Alessandro I, che univa Austria, Russia e Prussia in un patto di difesa cristiana contro le rivolte.
Due esempi. Primo: per equilibrare la forza dell'Austria a sud, la Prussia ricevette territori sul Reno, diventando custode dei confini occidentali della Germania. Secondo: il principio di legittimità è come se oggi, dopo un cambiamento radicale nella dirigenza di una scuola, si decidesse di rimettere preside, vicepreside e segretari esattamente come erano dieci anni prima, ignorando ciò che era successo nel frattempo.
La nuova carta dell'Europa
La nuova carta geografica dell'Europa rifletteva fedelmente gli interessi delle potenze vincitrici. L'Austria estese il suo dominio in Italia, ricevendo il Lombardo-Veneto e ponendo principi austriaci sui troni di Toscana, Modena e Parma. La Prussia ottenne la Renania e parte della Sassonia, rafforzandosi nel cuore della Germania. La Russia inglobò una larga parte della Polonia, dando vita al cosiddetto Regno di Polonia in unione personale con lo zar. Il Regno Unito, invece, si rafforzò soprattutto sul mare, ottenendo basi strategiche come Malta, Helgoland e la Colonia del Capo. La Francia tornò ai confini del 1792 con la dinastia dei Borbone, mentre il Belgio fu unito ai Paesi Bassi per creare uno Stato cuscinetto a nord della Francia.
Due esempi. Primo: nella Penisola italiana fu ricostituita la Repubblica di Genova, ma soltanto per essere subito annessa al Regno di Sardegna, così da creare una barriera alle ambizioni francesi. Secondo: il piccolo Granducato di Toscana, governato dagli Asburgo-Lorena, divenne una sorta di salotto austriaco affacciato sul Tirreno, dove la politica veniva decisa con un occhio sempre rivolto a Vienna.
L'Italia della Restaurazione
L'Italia uscì dal Congresso di Vienna divisa in sette Stati, con una situazione che gli storici descrivono spesso come un mosaico frammentato. Al nord c'erano il Regno di Sardegna, sotto i Savoia, e il Lombardo-Veneto, dominio diretto dell'impero austriaco. Al centro si trovavano i Ducati di Parma, Modena e il Granducato di Toscana, tutti governati da principi imparentati con l'Austria. Lo Stato Pontificio, retto dal Papa, occupava una larga fascia che andava dal Tirreno all'Adriatico. Al sud regnava la dinastia dei Borbone sul Regno delle Due Sicilie, che riuniva Napoli e la Sicilia. Metternich, riferendosi a questa frammentazione, definì con disprezzo l'Italia una semplice “espressione geografica”, cioè un nome sulla carta ma non un vero Stato unitario.
Due esempi. Primo: un giovane studente che da Milano voleva andare a Napoli doveva attraversare almeno quattro Stati diversi, mostrando ogni volta documenti e pagando tasse di passaggio diverse, un po' come fare oggi un viaggio attraverso quattro Paesi stranieri. Secondo: a Modena il duca Francesco IV ripristinò pene severissime, e si racconta che facesse misurare la lunghezza dei capelli dei sudditi, temendo che le acconciature alla moda francese nascondessero idee rivoluzionarie.
Le società segrete e i moti del 1820-21 e 1830-31
Nonostante la stretta della Restaurazione, le idee di libertà, costituzione e patria non scomparvero, ma si rifugiarono in organizzazioni clandestine chiamate società segrete. La più famosa in Italia fu la Carboneria, organizzata come una società di carbonai con riti, simboli e parole d'ordine misteriose. I carbonari si chiamavano tra loro “buoni cugini” e parlavano un linguaggio in codice ispirato al lavoro nei boschi, dove si fingeva di tagliare la legna per fabbricare il carbone della libertà. Nel 1820-21 i primi moti scoppiarono nel Regno delle Due Sicilie, in Piemonte e in Spagna, chiedendo la concessione di una costituzione. Nel 1830-31 nuovi moti, ispirati dalla rivoluzione di luglio in Francia, agitarono Modena, Parma e lo Stato Pontificio, ma furono presto soffocati dall'intervento austriaco.
Due esempi. Primo: a Napoli, nel 1820, il generale Guglielmo Pepe guidò una marcia che costrinse il re Ferdinando I a concedere la costituzione, salvo poi vederla revocata pochi mesi dopo con l'arrivo delle truppe austriache. Secondo: un giovane carbonaro del Polesine, per essere riconosciuto dai compagni, doveva conoscere segni segreti come un certo modo di stringere la mano e una frase d'ordine, simile al funzionamento di un club privato moderno con tessera e parola d'ordine.
Romanticismo, Risorgimento e l'eredità della Restaurazione
La Restaurazione, paradossalmente, fu anche il terreno in cui crebbero i sentimenti nazionali e liberali che porteranno al Risorgimento italiano. Il movimento culturale del Romanticismo esaltava la patria, la storia, le tradizioni popolari e la lingua nazionale, alimentando il desiderio di unità tra gli italiani. Scrittori come Alessandro Manzoni, con I promessi sposi, e poeti come Ugo Foscolo contribuirono a diffondere l'idea di una identità italiana comune. Le idee liberali chiedevano costituzioni, parlamenti e libertà di stampa, mentre quelle nazionali volevano riunire popoli divisi sotto un unico Stato. Nella generazione successiva, Giuseppe Mazzini avrebbe fondato la Giovine Italia (1831), un'organizzazione molto diversa dalle vecchie società segrete, perché basata sull'educazione del popolo e su un progetto chiaro di nazione repubblicana.
Due esempi. Primo: in tante famiglie borghesi della Restaurazione, i ragazzi leggevano di nascosto romanzi e poesie patriottiche, un po' come oggi alcuni studenti si appassionano a serie e libri che parlano di battaglie per la giustizia. Secondo: i tricolori cuciti dalle donne dei carbonari venivano nascosti dentro i materassi o tra le pagine dei libri di preghiera, perché possedere quel pezzo di stoffa poteva costare anni di carcere.
Ricorda
I punti chiave da fissare bene in mente sono questi: 1. La Restaurazione (1815) volle riportare l'Europa alla situazione precedente alla Rivoluzione francese. 2. Il Congresso di Vienna, guidato da Metternich, ridisegnò i confini secondo i principi di legittimità ed equilibrio. 3. La Santa Alleanza unì Austria, Russia e Prussia nella difesa dell'ordine monarchico e cristiano. 4. L'Italia fu divisa in sette Stati, con forte influenza austriaca. 5. Le società segrete (Carboneria) e i moti del 1820-21 e 1830-31 chiesero costituzioni e libertà. 6. Romanticismo e idee nazionali prepararono il Risorgimento.
Piccolo esercizio di verifica da fare sul quaderno: disegna una linea del tempo dal 1814 al 1831 e collocaci almeno cinque eventi tra quelli studiati (Congresso di Vienna, Santa Alleanza, moti del 1820-21, rivoluzione di luglio in Francia, moti del 1830-31). Sotto la linea del tempo, scrivi in tre frasi quale fu, secondo te, l'errore più grande dei sovrani della Restaurazione.