La Prima guerra mondiale fu il conflitto che, tra il 1914 e il 1918, sconvolse l'Europa e il mondo intero, segnando la fine di un'epoca e l'inizio del Novecento contemporaneo.
Un'Europa carica di tensioni
All'inizio del Novecento l'Europa appariva ricca, potente e all'avanguardia, ma sotto la superficie si accumulavano rivalità che presto sarebbero esplose in un conflitto devastante. Le grandi potenze, come Germania, Francia, Regno Unito, Austria-Ungheria e Russia, si contendevano colonie, mercati e prestigio militare. La Germania, unificata da pochi decenni, era diventata una potenza industriale di prima grandezza e cercava un posto al sole nel mondo coloniale. La Francia non aveva mai dimenticato la sconfitta del 1870 e desiderava riprendersi l'Alsazia e la Lorena. Per esempio, nelle scuole francesi gli alunni studiavano la geografia delle regioni perdute come se fossero ancora francesi, alimentando un sentimento di rivincita. Un altro esempio quotidiano lo troviamo nei giornali tedeschi dell'epoca, che esaltavano la flotta da guerra del Kaiser Guglielmo II come simbolo della grandezza nazionale.
Le cause profonde del conflitto
Gli storici individuano nel nazionalismo, nell'imperialismo, nel militarismo e nel sistema delle alleanze le cause strutturali della guerra. Il nazionalismo spingeva ogni popolo a considerarsi superiore agli altri, soprattutto nei Balcani, dove serbi, croati, bosniaci e albanesi rivendicavano la propria indipendenza. L'imperialismo aveva diviso il mondo in imperi coloniali, e ogni nuova conquista poteva diventare un motivo di scontro. Il militarismo aveva fatto crescere a dismisura gli eserciti: la Germania aveva quasi due milioni di soldati, la Russia oltre un milione. Le alleanze contrapponevano la Triplice Alleanza (Germania, Austria-Ungheria, Italia) alla Triplice Intesa (Francia, Regno Unito, Russia). Per esempio, è come quando in cortile due gruppi di compagni si schierano: basta che uno spinga l'altro perché tutti si sentano obbligati a entrare nella lite. Un altro esempio è la corsa agli armamenti: come accade oggi tra grandi aziende tecnologiche, ogni Stato voleva l'arma più moderna del rivale.
La scintilla: Sarajevo, 28 giugno 1914
L'attentato di Sarajevo fu la miccia che fece esplodere la polveriera europea. L'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d'Austria-Ungheria, venne ucciso insieme alla moglie Sofia dallo studente serbo-bosniaco Gavrilo Princip. L'Austria-Ungheria accusò il governo serbo di aver appoggiato il complotto e inviò un ultimatum durissimo. Quando Belgrado rifiutò alcune condizioni, scattò il meccanismo delle alleanze e in pochi giorni mezza Europa entrò in guerra. Per esempio, possiamo immaginare il telegrafo, allora velocissimo per i tempi, che diffondeva la notizia nelle capitali, costringendo i governi a decisioni in poche ore. Un altro esempio concreto: i giovani europei, mobilitati a milioni, partirono convinti che sarebbero tornati a casa entro Natale, come scrissero in tante cartoline ai familiari.
Una guerra nuova: trincee e tecnologia
La Prima guerra mondiale fu il primo conflitto industriale della storia, in cui la tecnologia trasformò radicalmente il modo di combattere. Sul fronte occidentale, dopo i primi mesi di guerra di movimento, gli eserciti si fermarono in una lunghissima linea di trincee che andava dal Mare del Nord alla Svizzera. I soldati vivevano nel fango, tra ratti e pidocchi, sotto il continuo bombardamento dell'artiglieria pesante. Comparvero armi nuove e terribili: mitragliatrici, gas asfissianti, carri armati, sottomarini e aerei da combattimento. Per esempio, durante la battaglia di Verdun nel 1916 vennero sparati milioni di proiettili in pochi mesi, distruggendo interi villaggi che non furono mai più ricostruiti. Un altro esempio è l'uso del gas iprite, che provocava ustioni e cecità: i soldati impararono a riconoscerne l'odore di aglio e a indossare in fretta la maschera antigas.
L'Italia in guerra
L'Italia, inizialmente neutrale, entrò in guerra il 24 maggio 1915 a fianco dell'Intesa, dopo il Patto di Londra che le prometteva Trento, Trieste e altri territori irredenti. Il dibattito interno fu acceso: i neutralisti, fra cui socialisti e cattolici, temevano il costo umano del conflitto, mentre gli interventisti, guidati da Gabriele D'Annunzio e Benito Mussolini, invocavano la guerra come compimento del Risorgimento. Il fronte italiano si combatté soprattutto sulle Alpi e lungo l'Isonzo, in condizioni di freddo estremo. Dopo undici sanguinose battaglie dell'Isonzo, nell'ottobre 1917 l'esercito italiano subì la disastrosa rotta di Caporetto, ma seppe poi resistere sul Piave. Per esempio, gli alpini scavavano gallerie e trincee nei ghiacciai del Trentino a oltre 3.000 metri di quota, dove molti morivano congelati o sotto le valanghe. Un altro esempio toccante sono le lettere dei soldati contadini, spesso semianalfabeti, che scrivevano a casa con grafia incerta chiedendo notizie del raccolto e dei figli.
La svolta del 1917 e la fine della guerra
L'anno 1917 fu un anno decisivo, perché cambiò gli equilibri del conflitto. In Russia scoppiò la Rivoluzione: il regime zarista crollò, i bolscevichi guidati da Lenin presero il potere e firmarono con la Germania la pace di Brest-Litovsk, uscendo dalla guerra. Nello stesso anno, però, gli Stati Uniti entrarono nel conflitto a fianco dell'Intesa, attirati dalla guerra sottomarina tedesca e dall'affondamento di navi americane. L'arrivo di uomini, armi e rifornimenti americani spostò l'ago della bilancia. Nel 1918 gli imperi centrali, esausti e affamati, chiesero l'armistizio: l'Austria-Ungheria firmò la resa il 3 novembre a Villa Giusti, la Germania l'11 novembre a Compiègne. Per esempio, nelle città tedesche la gente faceva la fila per ore davanti alle panetterie quasi vuote, segno di un'economia ormai al collasso. Un altro esempio è la diffusione, nel 1918, dell'epidemia di influenza spagnola, che approfittò della denutrizione dei soldati e causò milioni di vittime in più rispetto alle armi.
I trattati di pace e il nuovo volto dell'Europa
La Conferenza di pace di Parigi del 1919 ridisegnò profondamente la carta geopolitica del continente, con conseguenze durature per tutto il Novecento. Il Trattato di Versailles puniva duramente la Germania, ritenuta unica responsabile del conflitto, imponendole forti riparazioni economiche e la riduzione dell'esercito. Gli imperi austro-ungarico, ottomano e russo si dissolsero, e nacquero nuovi Stati come Cecoslovacchia, Jugoslavia, Polonia e gli Stati baltici. L'Italia, pur vincitrice, ottenne meno di quanto sperasse e nacque il mito della vittoria mutilata. Venne fondata la Società delle Nazioni, prima organizzazione internazionale per il mantenimento della pace, ma senza la partecipazione degli Stati Uniti. Per esempio, città come Trieste e Trento divennero finalmente italiane, mentre Fiume rimase contesa e fu occupata dall'impresa di D'Annunzio nel 1919. Un altro esempio sono i milioni di profughi, soprattutto armeni e greci, costretti a lasciare le terre dove i loro antenati vivevano da secoli a causa dei nuovi confini.
Le conseguenze umane e culturali
La guerra lasciò ferite profonde nella società e nella mente degli europei. I morti furono circa nove milioni tra i militari e oltre sei milioni tra i civili, oltre a milioni di invalidi, vedove e orfani. Nacque la figura del milite ignoto, sepolto nei principali monumenti d'Europa per ricordare tutti i caduti senza nome. La guerra accelerò profondi cambiamenti sociali, come l'ingresso massiccio delle donne nel mondo del lavoro, mentre gli uomini combattevano al fronte. Sul piano culturale, scrittori e poeti come Ungaretti, Remarque o Hemingway raccontarono lo smarrimento di una generazione che aveva perso ogni illusione. Per esempio, in molte famiglie italiane ancora oggi si conservano medaglie, fotografie sbiadite e lettere dei bisnonni partiti per il fronte. Un altro esempio sono i monumenti ai caduti che troviamo nella piazza centrale di quasi ogni paese italiano, con i lunghi elenchi di nomi che testimoniano quanto la guerra colpì anche i piccoli centri.
Ricorda
Punti chiave da fissare nella memoria:
- La Prima guerra mondiale si svolse tra il 1914 e il 1918 e oppose Triplice Intesa e Imperi centrali.
- Le cause furono nazionalismo, imperialismo, militarismo e alleanze contrapposte; la scintilla fu l'attentato di Sarajevo.
- Fu una guerra industriale, di trincea, con armi nuove come gas, carri armati e aerei.
- L'Italia entrò nel 1915 con il Patto di Londra; combatté sul fronte alpino e dell'Isonzo, subì Caporetto e vinse sul Piave.
- Il 1917 portò la Rivoluzione russa e l'intervento degli Stati Uniti; la guerra finì nel novembre 1918.
- I trattati di pace ridisegnarono l'Europa, punirono la Germania e prepararono nuove tensioni.
Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: disegna una linea del tempo dal 1914 al 1919 e colloca con cura, in ordine cronologico, almeno otto eventi tra quelli studiati (per esempio attentato di Sarajevo, ingresso dell'Italia, Verdun, Caporetto, Rivoluzione russa, intervento USA, Piave, armistizi, Conferenza di Parigi). Per ciascun evento scrivi una breve frase di due righe che spieghi perché è stato importante.