L'età dell'imperialismo

SpiegazioneScuola secondaria di I grado · 3ªstoria

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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Tra il 1870 e il 1914 le grandi potenze europee conquistarono enormi territori in Africa e in Asia, dando vita a un fenomeno che gli storici chiamano imperialismo.

Cause e protagonisti dell'espansione coloniale

Dopo la seconda rivoluzione industriale, paesi come Gran Bretagna, Francia, Germania, Belgio, Italia e Portogallo cercavano nuove materie prime come gomma, cotone, rame e diamanti per alimentare le loro fabbriche sempre più affamate di risorse. Le industrie europee, inoltre, producevano più merci di quante il mercato interno potesse assorbire, quindi le colonie diventavano sbocchi commerciali dove vendere tessuti, attrezzi e prodotti finiti senza concorrenza. A queste ragioni economiche si univano motivazioni politiche, perché possedere un grande impero coloniale dava prestigio internazionale e rafforzava il sentimento nazionalista dei cittadini. Gli Stati europei volevano anche basi militari lungo le rotte navali, come il Canale di Suez, per controllare i mari e proteggere i propri commerci. Si diffuse poi una pericolosa ideologia razzista che presentava gli europei come una razza superiore, con il dovere di portare la civiltà ai popoli considerati arretrati. Questa giustificazione, chiamata dagli inglesi “il fardello dell'uomo bianco”, mascherava in realtà lo sfruttamento brutale di milioni di persone e culture millenarie.

La spartizione del mondo e le sue conseguenze

Il momento decisivo della corsa coloniale fu la Conferenza di Berlino, convocata nel 1884-1885 dal cancelliere tedesco Bismarck, durante la quale le potenze europee si divisero l'Africa tracciando confini artificiali su una carta geografica, senza alcun rispetto per i popoli e le tribù che vi abitavano. Ad esempio, il re belga Leopoldo II ottenne come proprietà personale l'enorme Stato Libero del Congo, dove impose lavori forzati nelle piantagioni di caucciù provocando milioni di morti tra la popolazione locale. L'Asia subì un destino simile: la Gran Bretagna trasformò l'India nel “gioiello della corona” imponendo monocolture e distruggendo l'artigianato tradizionale, mentre la Cina fu costretta ad aprire i suoi porti dopo le guerre dell'oppio. Le conseguenze per i popoli colonizzati furono drammatiche, con la perdita dell'autonomia politica, lo sfruttamento delle risorse, l'imposizione forzata della lingua e della religione dei dominatori. In Europa, invece, la competizione coloniale alimentò rivalità sempre più aspre tra le potenze, soprattutto tra Germania, Francia e Gran Bretagna, gettando i semi di tensioni che esploderanno nella Prima guerra mondiale. Anche l'Italia, da poco unificata, partecipò a questa corsa conquistando Eritrea, Somalia e, dopo la sconfitta di Adua del 1896, in seguito la Libia nel 1911, ottenendo però sempre territori marginali rispetto a quelli delle altre potenze.

Ricorda

Esercizio di verifica sul quaderno: scrivi un breve testo di circa dieci righe in cui spieghi, con parole tue, perché l'imperialismo non può essere considerato una vera “missione civilizzatrice” come sostenevano gli europei dell'Ottocento. Aiutati con almeno tre esempi concreti tratti dalla spiegazione e prova a immaginare il punto di vista di un ragazzo della tua età che viveva in una colonia africana o asiatica.

Riferimento curricolare

Scheda didattica rigenerata (prompt v2, §35 C-F4); allineata al curricolo del segmento.

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