Nella seconda metà dell'Ottocento le grandi potenze europee si lanciarono in una gigantesca corsa per conquistare territori in Africa e in Asia: nacque così l'imperialismo, un fenomeno che ridisegnò la mappa del mondo e gettò le basi di molti conflitti futuri.
Che cosa significa imperialismo
Il termine imperialismo indica la politica con cui uno Stato estende il proprio dominio politico, economico e militare su territori lontani, trasformandoli in colonie o in aree di influenza. Non si tratta soltanto di occupare militarmente una regione, ma di controllarne le risorse, gli scambi commerciali e spesso anche la cultura, imponendo lingua, leggi e abitudini europee. Storicamente parliamo di imperialismo soprattutto per il periodo che va dal 1870 circa fino allo scoppio della Prima guerra mondiale nel 1914, anche se alcune potenze possedevano colonie già da secoli. La differenza rispetto al passato è la dimensione del fenomeno, perché in pochi decenni quasi l'intera Africa e gran parte dell'Asia finirono sotto il controllo di una manciata di Stati europei. Per fare un paragone concreto, è come se in una scuola pochi ragazzi più forti decidessero di occupare tutti i cortili, le palestre e le aule comuni, lasciando agli altri solo gli angoli più piccoli. Un secondo esempio quotidiano è quello di un grande supermercato che apre filiali in tanti paesini, soffocando i negozi locali e dettando i prezzi: anche le potenze imperialiste imposero i loro prodotti e i loro tempi ai popoli colonizzati.
Le cause economiche
La prima grande spinta verso l'imperialismo fu di natura economica e nacque dalla seconda rivoluzione industriale, che tra il 1870 e il 1900 trasformò profondamente l'Europa. Le nuove fabbriche di acciaio, prodotti chimici, automobili e tessuti avevano bisogno di enormi quantità di materie prime, come gomma, cotone, rame, petrolio, oro e diamanti, che in Europa scarseggiavano. Inoltre i mercati interni erano ormai saturi, perché la produzione cresceva più velocemente di quanto i consumatori europei riuscissero ad acquistare, e servivano nuovi clienti a cui vendere le merci in eccesso. Le colonie offrivano anche luoghi sicuri in cui investire i capitali delle banche, costruendo ferrovie, porti, miniere e piantagioni che garantivano profitti elevati. Pensiamo per esempio al caucciù raccolto in Congo, indispensabile per produrre i pneumatici delle biciclette e poi delle prime automobili che cominciavano a circolare nelle città europee. Un altro esempio è il tè coltivato nelle piantagioni inglesi in India e a Ceylon, venduto ogni giorno nei negozi di Londra: una bevanda quotidiana che nascondeva dietro di sé un intero sistema di sfruttamento coloniale.
Le cause politiche e ideologiche
Accanto alle ragioni economiche agirono potenti motivazioni politiche, perché possedere un impero coloniale era diventato un prestigio indispensabile per essere considerati una grande potenza mondiale. Gli Stati europei competevano fra loro come squadre rivali, e ogni nuova bandiera piantata in Africa o in Asia veniva celebrata come una vittoria nazionale dai giornali e dalle scuole. A questa rivalità si aggiunsero idee oggi inaccettabili, come il razzismo scientifico e il darwinismo sociale, secondo cui esisterebbero razze superiori destinate a guidare quelle ritenute inferiori. Molti europei si convinsero perciò di avere una missione civilizzatrice, il dovere cioè di portare progresso, religione cristiana e cultura occidentale ai popoli considerati arretrati. Un esempio concreto è la celebre poesia di Rudyard Kipling intitolata Il fardello dell'uomo bianco, che presentava la colonizzazione come un peso morale a vantaggio dei colonizzati. Un altro esempio è la presenza di missionari cattolici e protestanti che aprivano scuole e ospedali, ma allo stesso tempo cancellavano le tradizioni locali e imponevano la lingua europea ai bambini africani.
La spartizione dell'Africa
Fino al 1870 gli europei conoscevano soltanto le coste dell'Africa, mentre l'interno restava in gran parte inesplorato e indipendente. La situazione cambiò rapidamente, e nel giro di trent'anni quasi tutto il continente fu spartito tra le potenze europee, con l'unica eccezione dell'Etiopia, che respinse gli italiani nella battaglia di Adua del 1896, e della Liberia. Per evitare guerre tra europei, nel 1884-85 il cancelliere tedesco Bismarck organizzò la Conferenza di Berlino, dove i diplomatici tracciarono sulla carta confini rettilinei, ignorando i popoli, le lingue e le religioni che vivevano in quei territori. La Gran Bretagna mirava a un grande asse verticale dal Cairo a Città del Capo, mentre la Francia preferiva un asse orizzontale che attraversasse il continente da ovest a est, e i due progetti si scontrarono nel celebre incidente di Fashoda nel 1898. Un esempio della violenza coloniale è il Congo del re belga Leopoldo II, dove milioni di africani furono uccisi o mutilati per costringerli a raccogliere caucciù. Un secondo esempio è la guerra anglo-boera in Sudafrica, durante la quale gli inglesi inventarono i primi campi di concentramento moderni per rinchiudere donne e bambini delle famiglie nemiche.
L'imperialismo in Asia
Anche l'Asia divenne terreno di conquista, ma con modalità in parte diverse rispetto all'Africa, perché qui esistevano già civiltà antichissime, Stati organizzati ed eserciti numerosi. La Gran Bretagna trasformò l'India nel gioiello del proprio impero, sciogliendo nel 1858 la Compagnia delle Indie Orientali dopo la grande rivolta dei sepoy del 1857 e affidando il governo direttamente alla regina Vittoria, proclamata Imperatrice nel 1877. La Cina, pur restando formalmente indipendente, fu indebolita dalle Guerre dell'oppio, perse Hong Kong a favore degli inglesi e fu divisa in zone di influenza fra varie potenze, contro cui esplose nel 1900 la rivolta dei Boxer. Anche gli Stati Uniti e una nuova potenza asiatica, il Giappone, entrarono nella competizione: il Giappone, dopo la rivoluzione Meiji del 1868, si modernizzò rapidamente e sconfisse la Russia nel 1905, dimostrando che gli europei non erano invincibili. Un esempio quotidiano dell'influenza inglese in India è la diffusione del cricket, sport oggi nazionale, ereditato dai colonizzatori. Un secondo esempio è la cucina anglo-indiana, con il curry e il chutney, che dall'India arrivò sulle tavole londinesi e da lì in tutta Europa.
L'imperialismo italiano
Anche l'Italia, da poco unificata e meno ricca delle altre grandi potenze, volle partecipare alla corsa coloniale per non sembrare un Paese di seconda fascia. Le mire italiane si concentrarono sul Corno d'Africa, con l'occupazione della baia di Assab nel 1882, di Massaua nel 1885 e poi dell'Eritrea, proclamata colonia nel 1890, e della Somalia. Il tentativo di conquistare anche l'Etiopia finì in disastro: nel 1896, a Adua, l'esercito del negus Menelik II sconfisse gli italiani di Francesco Crispi, infliggendo una delle più gravi disfatte coloniali europee dell'Ottocento. Pochi anni dopo, nel 1911-12, l'Italia di Giolitti mosse guerra all'Impero ottomano e conquistò la Libia, presentata all'opinione pubblica come una terra fertile e ricca di risorse, ma in realtà povera e ostile. Un esempio concreto delle conseguenze di queste imprese è la presenza, ancora oggi, di comunità italiane in Eritrea, dove sopravvivono caffè in stile italiano e parole della nostra lingua. Un altro esempio è la celebre canzone Tripoli bel suol d'amore, intonata dai soldati partiti per la Libia, che mostra come la propaganda trasformasse una guerra dura in un'avventura romantica.
Le conseguenze sui popoli colonizzati
L'imperialismo cambiò per sempre la vita dei popoli dominati, lasciando ferite profonde che si vedono ancora oggi nella geografia, nell'economia e nella politica di tanti Stati. Le economie locali furono trasformate in monocolture, costrette cioè a produrre una sola merce per il mercato europeo, come caffè, cacao, zucchero o cotone, perdendo la varietà tradizionale delle coltivazioni. I confini tracciati a tavolino dagli europei divisero popoli che vivevano insieme e unirono gruppi nemici, generando dopo l'indipendenza numerose guerre civili e tensioni etniche, come quelle drammatiche del Ruanda o del Sudan. Furono però introdotti anche elementi che oggi consideriamo positivi, come scuole, ospedali, ferrovie e strade, anche se costruiti soprattutto per servire gli interessi dei colonizzatori. Un esempio concreto è la diffusione della lingua francese in tanti paesi africani, dal Senegal al Camerun, dove ancora oggi si studia a scuola e si usa nei documenti ufficiali. Un secondo esempio è la rete ferroviaria indiana, costruita dagli inglesi per trasportare il cotone verso i porti, che dopo l'indipendenza è diventata uno degli scheletri portanti della modernizzazione del Paese.
Verso la Prima guerra mondiale
La corsa coloniale aumentò enormemente le tensioni tra le potenze europee, perché ogni territorio conquistato da uno Stato veniva visto come una sconfitta dagli altri. Le rivalità tra Gran Bretagna, Francia, Germania e Russia per il controllo dell'Africa, dei Balcani e del Medio Oriente furono una delle micce che portarono allo scoppio della Prima guerra mondiale nel 1914. La Germania, unificata tardi nel 1871, si sentiva penalizzata perché aveva ottenuto poche colonie e pretendeva un posto al sole, cioè la sua parte di impero coloniale e di influenza mondiale. La costruzione di flotte sempre più potenti, in particolare la sfida navale tra Inghilterra e Germania, fu una diretta conseguenza della necessità di proteggere rotte commerciali e territori d'oltremare. Un esempio concreto è la crisi marocchina del 1905, quando il kaiser Guglielmo II sbarcò a Tangeri per sfidare l'influenza francese nel Marocco, rischiando una guerra europea. Un secondo esempio è la corsa agli armamenti, paragonabile alla competizione tra due ragazzi che continuano a comprare videogiochi sempre più potenti pur di superare l'altro, fino al momento in cui non si può più tornare indietro.
Ricorda
- L'imperialismo è la politica con cui uno Stato estende il proprio dominio su territori lontani, in particolare tra il 1870 e il 1914.
- Le cause sono economiche (materie prime, mercati, investimenti), politiche (prestigio, rivalità) e ideologiche (razzismo, missione civilizzatrice).
- La Conferenza di Berlino del 1884-85 spartì l'Africa con confini artificiali, senza tener conto dei popoli che vi vivevano.
- In Asia la Gran Bretagna dominò l'India, mentre la Cina fu indebolita; il Giappone, invece, divenne a sua volta una potenza imperialista.
- L'Italia conquistò Eritrea, Somalia e Libia, ma fu sconfitta in Etiopia nella battaglia di Adua nel 1896.
- Le conseguenze furono pesanti: monocolture, confini ingiusti, perdita di tradizioni locali, ma anche infrastrutture che restano ancora oggi.
- Le rivalità coloniali contribuirono allo scoppio della Prima guerra mondiale nel 1914.
Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: scegli tre cause dell'imperialismo (una economica, una politica e una ideologica) e per ciascuna scrivi un breve paragrafo di cinque righe, spiegandola con parole tue e citando un esempio storico concreto preso da una potenza europea diversa. Poi, sotto, disegna una piccola mappa dell'Africa intorno al 1900 colorando con quattro colori diversi i territori della Gran Bretagna, della Francia, dell'Italia e degli Stati ancora indipendenti.