Il fascismo e il nazismo

SpiegazioneScuola secondaria di I grado · 3ªstoria

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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Dopo la Prima guerra mondiale, in Italia e in Germania si affermarono due dittature che cancellarono la democrazia, perseguitarono gli oppositori e trascinarono l'Europa verso una nuova guerra mondiale.

Il fascismo italiano e il nazismo tedesco furono due regimi totalitari nati nel primo dopoguerra, in un clima di crisi economica, disoccupazione e profondo malcontento sociale. Entrambi sfruttarono la paura della rivoluzione comunista, l'orgoglio nazionale ferito e la debolezza dei governi democratici per conquistare il potere. Pur avendo origini diverse, condivisero metodi violenti, il culto del capo e la negazione delle libertà individuali. Studiarli aiuta a capire come una democrazia possa crollare e quali siano i segnali del pericolo autoritario.

Il fascismo in Italia

Il movimento fascista fu fondato da Benito Mussolini a Milano nel 1919 con i Fasci di combattimento, gruppi armati formati soprattutto da ex combattenti della Grande Guerra. In un'Italia segnata dal cosiddetto biennio rosso, con scioperi e occupazioni delle fabbriche, gli industriali e i grandi proprietari terrieri videro nel fascismo uno strumento per fermare le agitazioni operaie. Le squadre d'azione, chiamate squadracce, attaccavano sedi sindacali, giornali socialisti e amministrazioni di sinistra, picchiando o uccidendo gli avversari politici.

Nell'ottobre del 1922 Mussolini organizzò la Marcia su Roma e il re Vittorio Emanuele III, invece di proclamare lo stato d'assedio, gli affidò l'incarico di formare il governo. Tra il 1925 e il 1926, dopo l'assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti, Mussolini varò le leggi fascistissime: furono sciolti i partiti, soppressa la libertà di stampa, istituito il Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Lo Stato controllava la scuola, il tempo libero attraverso l'Opera nazionale dopolavoro e l'educazione dei bambini con l'Opera nazionale balilla. Nel 1938, sull'esempio della Germania, furono approvate le leggi razziali contro gli ebrei italiani, che persero il lavoro, la scuola e i diritti civili.

Il nazismo in Germania

In Germania la Repubblica di Weimar nacque debole, schiacciata dalle dure condizioni del trattato di Versailles, dall'inflazione del 1923 e poi dalla crisi mondiale del 1929, che portò milioni di disoccupati. Adolf Hitler, capo del Partito nazionalsocialista, promise di restituire grandezza alla nazione, di cancellare il trattato e di liberare il Paese dai nemici interni, individuati soprattutto negli ebrei e nei comunisti. Il fondamento del nazismo era il razzismo: la convinzione, falsa e priva di basi scientifiche, che esistesse una razza ariana superiore destinata a dominare le altre.

Nel gennaio 1933 Hitler fu nominato cancelliere e nel giro di pochi mesi trasformò la Germania in una dittatura totalitaria, vietando i partiti, controllando la stampa e creando i campi di concentramento per gli oppositori. Le leggi di Norimberga del 1935 tolsero la cittadinanza agli ebrei tedeschi, vietarono i matrimoni misti e prepararono il terreno alla persecuzione sistematica. Nella notte dei cristalli del novembre 1938 furono incendiate sinagoghe e devastati negozi ebraici in tutto il Paese. Durante la Seconda guerra mondiale il regime nazista mise in atto la Shoah, lo sterminio pianificato di circa sei milioni di ebrei nei campi come Auschwitz, insieme a rom, disabili, oppositori politici e prigionieri di guerra.

Ricorda

Verifica attiva sul quaderno: costruisci una tabella a due colonne intitolate Fascismo e Nazismo. Per ciascuno scrivi: anno di presa del potere, nome del capo, una legge che eliminò le libertà, un esempio di persecuzione razziale. Sotto la tabella, in tre righe, spiega con parole tue perché entrambi i regimi sono definiti totalitari.

Riferimento curricolare

Scheda didattica rigenerata (prompt v2, §35 C-F4); allineata al curricolo del segmento.

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