Il fascismo e il nazismo

SpiegazioneScuola secondaria di I grado · 3ªstoria

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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Tra le due guerre mondiali, in Italia e in Germania nacquero due regimi che cancellarono la libertà e prepararono nuovi conflitti: il fascismo di Mussolini e il nazismo di Hitler.

Introduzione: un'Europa ferita e impaurita

Immagina di vivere in una città europea nel 1920: i reduci tornano dalla Grande Guerra con il volto segnato, le fabbriche faticano a riconvertirsi e il pane costa il doppio rispetto a pochi anni prima. Le famiglie hanno perso padri e fratelli, mentre i giornali raccontano scioperi, occupazioni di terre e scontri continui nelle piazze. In questo clima di paura e rabbia, milioni di persone smettono di credere nei vecchi partiti liberali e cercano una guida forte che prometta ordine, lavoro e orgoglio nazionale. Proprio da questa disillusione nascono il fascismo in Italia e, qualche anno dopo, il nazismo in Germania, due movimenti che si presentano come rivoluzionari ma finiranno per costruire dittature feroci. Studiare questi regimi non è solo ricordare date lontane: significa capire come una democrazia possa essere smontata pezzo per pezzo, con il consenso di tanti cittadini comuni. Ti accorgerai che la storia del Novecento ci insegna a riconoscere i segnali del pericolo prima che sia troppo tardi.

Le radici del fascismo: il dopoguerra italiano

Nel 1918 l'Italia esce vincitrice dalla Prima guerra mondiale, ma il prezzo pagato è altissimo: seicentomila morti, città del Nord-Est distrutte e un debito pubblico enorme con Stati Uniti e Gran Bretagna. Molti italiani parlano di vittoria mutilata, perché al tavolo della pace di Parigi non ottengono tutti i territori promessi dal Patto di Londra, in particolare la città di Fiume. Tra il 1919 e il 1920 si vive il cosiddetto biennio rosso: operai delle acciaierie di Torino occupano le fabbriche, contadini della pianura padana invadono le terre dei latifondisti e nelle scuole serali si discute apertamente di rivoluzione sovietica. Gli industriali e i grandi proprietari terrieri si spaventano e cercano qualcuno capace di fermare le proteste con la forza, mentre lo Stato liberale appare debole e diviso. Pensa a un negoziante di Bologna che vede ogni mattina cortei davanti alla saracinesca abbassata: è disposto a sostenere chiunque gli prometta di tornare a lavorare in pace. È in questo terreno che Benito Mussolini, ex socialista e direttore del giornale Il Popolo d'Italia, fonda nel marzo 1919 i Fasci italiani di combattimento a Milano, riunendo reduci, nazionalisti e arditi.

La conquista del potere di Mussolini

Il movimento fascista cresce in fretta grazie alle squadre d'azione, gruppi armati in camicia nera che assaltano sedi sindacali, cooperative socialiste e municipi guidati da sindaci di sinistra. Un esempio concreto è la spedizione punitiva contro la città di Bologna nel 1922, durante la quale gli squadristi costringono il sindaco eletto a dimettersi con la forza. Le autorità spesso chiudono un occhio, perché vedono nei fascisti un argine utile contro il pericolo rosso, e così la violenza diventa uno strumento politico tollerato. Nell'ottobre 1922 Mussolini organizza la Marcia su Roma: migliaia di camicie nere convergono sulla capitale e il re Vittorio Emanuele III, invece di firmare lo stato d'assedio preparato dal governo, incarica proprio Mussolini di formare un nuovo esecutivo. Negli anni successivi il capo del fascismo smonta pezzo per pezzo la democrazia: con la legge Acerbo del 1923 garantisce due terzi dei seggi al partito di maggioranza, poi nel 1924 fa rapire e uccidere il deputato socialista Giacomo Matteotti, che aveva denunciato i brogli elettorali. Con il discorso del 3 gennaio 1925 Mussolini si assume la responsabilità politica del delitto e tra il 1925 e il 1926 emana le leggi fascistissime, che mettono fuori legge tutti i partiti tranne il PNF e trasformano l'Italia in una dittatura.

Lo Stato totalitario fascista

Una volta conquistato il potere, il regime cerca di controllare ogni aspetto della vita quotidiana, secondo l'idea che lo Stato debba assorbire l'individuo come un fiume assorbe i suoi affluenti. La scuola diventa uno strumento di propaganda: i bambini delle elementari leggono libri di testo unici che esaltano Mussolini come il Duce infallibile e imparano slogan come Credere, obbedire, combattere. Pensa a un alunno di nove anni che entra in classe in divisa da Balilla, fa il saluto romano davanti al ritratto del re e canta Giovinezza prima della lezione: la sua mente viene plasmata fin dall'infanzia. Il regime crea anche organizzazioni del tempo libero come l'Opera Nazionale Dopolavoro, che offre gite, partite di calcio e proiezioni cinematografiche per legare gli operai allo Stato. La stampa è sottoposta a censura preventiva, la radio EIAR trasmette i discorsi del Duce nelle piazze e una polizia politica chiamata OVRA controlla i sospetti, mentre il Tribunale speciale condanna gli oppositori al carcere o al confino in piccole isole come Ventotene. Nel 1929 Mussolini firma con la Santa Sede i Patti Lateranensi, che riconoscono lo Stato della Città del Vaticano e gli garantiscono l'appoggio di gran parte del mondo cattolico.

Le radici del nazismo: la Repubblica di Weimar

La Germania esce sconfitta dalla Prima guerra mondiale e nel giugno 1919 è costretta a firmare il Trattato di Versailles, che impone perdite territoriali enormi, la riduzione dell'esercito a centomila uomini e riparazioni economiche da 132 miliardi di marchi-oro. Per i tedeschi è una umiliazione quotidiana: la zona industriale della Ruhr viene occupata dai francesi nel 1923 perché i pagamenti sono in ritardo, e l'inflazione raggiunge livelli da incubo, tanto che una pagnotta arriva a costare miliardi di marchi. Immagina una pensionata di Berlino che porta i risparmi di una vita in una carriola per comprare un litro di latte: dietro la rabbia di milioni di tedeschi c'è proprio questa esperienza concreta di rovina. La Repubblica di Weimar, nata nel 1919, è una democrazia avanzata sulla carta, con suffragio universale anche femminile, ma è fragile perché aggredita sia dai comunisti che dall'estrema destra. Adolf Hitler, austriaco trasferitosi a Monaco, entra in un piccolo partito nazionalista nel 1919, lo trasforma nel Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi (NSDAP) e tenta nel 1923 un colpo di Stato fallito, il putsch di Monaco. Durante la prigionia scrive Mein Kampf, libro in cui espone la sua ideologia razzista, antisemita e di conquista dello spazio vitale a Est.

L'ascesa di Hitler e il Terzo Reich

La grande crisi economica del 1929, partita da Wall Street, colpisce duramente la Germania, dove sei milioni di disoccupati affollano gli uffici di collocamento e fanno la fila per un piatto di minestra. In questo clima il partito nazista cresce a vista d'occhio: nelle elezioni del 1932 diventa il primo partito del Reichstag e nel gennaio 1933 il presidente Hindenburg nomina Hitler cancelliere, convinto di poterlo controllare. Pochi mesi dopo l'incendio del Reichstag, attribuito ai comunisti, offre il pretesto per sospendere le libertà costituzionali e arrestare migliaia di oppositori politici. Con la legge dei pieni poteri del marzo 1933 il Parlamento si autodissolve e Hitler governa per decreto, mentre nella Notte dei lunghi coltelli del 1934 elimina anche i rivali interni delle SA. Alla morte di Hindenburg, Hitler unisce nelle sue mani le cariche di cancelliere e presidente, assumendo il titolo di Führer, e i soldati giurano fedeltà non più alla Costituzione ma alla sua persona. Pensa a un giovane operaio di Amburgo che nel 1936 trova finalmente lavoro nelle nuove fabbriche d'armi e riceve una radio popolare a basso prezzo: è felice, ma non sa che quel benessere è costruito sul riarmo e sulla preparazione della guerra.

L'ideologia razzista e l'antisemitismo

Il nazismo non è solo una dittatura politica ma un sistema fondato sul razzismo scientifico, cioè sulla falsa idea che esistano razze umane biologicamente superiori e inferiori. Secondo Hitler, la razza ariana, identificata con i tedeschi biondi e dagli occhi azzurri, sarebbe destinata a dominare il mondo, mentre ebrei, slavi, rom e neri sarebbero razze da sottomettere o eliminare. Già nel 1935 le leggi di Norimberga tolgono agli ebrei tedeschi la cittadinanza, vietano i matrimoni misti e li escludono da scuole, professioni e cariche pubbliche. Pensa a un dottore ebreo di Berlino che da un giorno all'altro non può più curare i suoi pazienti cristiani e vede la targa dello studio coperta da scritte ingiuriose: è la persecuzione legale che precede lo sterminio. Nella Notte dei cristalli del novembre 1938 squadre naziste incendiano sinagoghe, distruggono negozi ebraici e arrestano trentamila persone, mentre la popolazione tedesca, intimorita o complice, lascia fare. Anche l'Italia fascista, nel 1938, approva le proprie leggi razziali, escludendo gli ebrei italiani dalle scuole pubbliche, dai pubblici uffici e dai matrimoni con altri italiani: un fatto che ricorda come l'imitazione del modello nazista abbia colpito anche nostro Paese.

Confronti, alleanze e verso la guerra

Fascismo e nazismo condividono molti tratti, come il partito unico, il culto del capo, la militarizzazione della società e l'odio per la democrazia liberale e per il socialismo. Esistono però differenze importanti: il nazismo pone al centro l'ideologia razziale in modo radicale, mentre il fascismo italiano, almeno fino al 1938, mantiene un atteggiamento più nazionalista che biologico. Sul piano economico entrambi i regimi praticano un forte intervento dello Stato, lanciano grandi opere pubbliche come le autostrade tedesche e la bonifica delle paludi pontine in Italia, e perseguono l'autarchia per ridurre la dipendenza dall'estero. Sul piano internazionale Mussolini aggredisce l'Etiopia nel 1935, usando anche armi chimiche contro la popolazione civile, mentre Hitler rioccupa la Renania nel 1936, annette l'Austria nel 1938 e impone alla Conferenza di Monaco la cessione dei Sudeti cecoslovacchi. Nel 1936 nasce l'Asse Roma-Berlino, rafforzato nel 1939 dal Patto d'Acciaio, e nell'agosto 1939 Hitler firma un patto di non aggressione con Stalin che gli lascia mano libera in Polonia. Il primo settembre 1939, con l'invasione della Polonia, scoppia la Seconda guerra mondiale, conseguenza diretta delle politiche aggressive dei due regimi totalitari.

Ricorda

Ecco i punti chiave da tenere a mente quando ripassi questo argomento.

  1. Il fascismo nasce in Italia nel 1919 grazie a Mussolini, sfruttando la crisi del dopoguerra e la paura del comunismo.
  2. Con la Marcia su Roma del 1922 e le leggi fascistissime del 1925-26, l'Italia diventa una dittatura a partito unico.
  3. Il nazismo nasce in Germania come reazione al Trattato di Versailles, all'iperinflazione e poi alla crisi del 1929.
  4. Hitler diventa cancelliere nel gennaio 1933 e in pochi mesi smonta la Repubblica di Weimar, creando il Terzo Reich.
  5. Entrambi i regimi sono totalitari: controllano scuola, stampa, tempo libero e perseguitano gli oppositori.
  6. Il nazismo si fonda sul razzismo biologico e sull'antisemitismo, codificati nelle leggi di Norimberga del 1935.
  7. Anche l'Italia fascista emana leggi razziali nel 1938, allineandosi al modello tedesco.
  8. Le politiche aggressive di Mussolini e Hitler portano alla Seconda guerra mondiale, scoppiata nel settembre 1939.

Ora fai questo esercizio sul quaderno: disegna una linea del tempo orizzontale dal 1919 al 1939 e colloca, in ordine cronologico, almeno dieci eventi tra quelli citati nella spiegazione, scrivendo accanto a ciascuno una frase di sintesi di massimo quindici parole. Poi, sotto la linea del tempo, scrivi un breve testo di otto righe in cui spieghi con parole tue perché tante persone comuni, in Italia e in Germania, finirono per sostenere regimi che toglievano loro la libertà.

Riferimento curricolare

Scheda didattica rigenerata (prompt v2, §35 C-F4); allineata al curricolo del segmento.

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