La Rivoluzione americana è la lotta con cui le tredici colonie inglesi del Nord America conquistano l'indipendenza e fondano gli Stati Uniti, una repubblica basata sui diritti dei cittadini.
Nella seconda metà del Settecento, lungo la costa atlantica del Nord America vivevano tredici colonie sotto il dominio del re d'Inghilterra. I coloni si sentivano orgogliosi del proprio lavoro nei campi, nei porti e nelle botteghe artigiane delle città. Pretendevano però gli stessi diritti politici dei sudditi che vivevano a Londra, in particolare il diritto di non pagare tasse senza essere rappresentati in Parlamento. Quando la madrepatria volle imporre nuovi tributi per ripianare le spese di guerra, scoppiò un conflitto destinato a cambiare il mondo. La Rivoluzione americana, infatti, è il primo grande episodio in cui un popolo si dà da solo una costituzione scritta. Per questo gli storici la considerano una tappa decisiva del cammino della libertà.
Le cause e lo scoppio della guerra
Dopo la lunga guerra contro la Francia, conclusa nel 1763, il governo inglese si trovò con un debito enorme e decise di farlo pagare alle colonie. Furono introdotte tasse sui giornali, sullo zucchero e soprattutto sul tè, prodotto consumato ogni giorno nelle case americane. I coloni protestarono con lo slogan «no taxation without representation», cioè nessuna tassa senza rappresentanti propri nel Parlamento di Londra. La tensione esplose nel 1773 con il famoso «Boston Tea Party», quando alcuni cittadini travestiti da indiani gettarono in mare il carico di tè di tre navi inglesi nel porto di Boston. La risposta del re Giorgio III fu durissima e portò i delegati delle colonie a riunirsi in un Congresso a Filadelfia. Il 4 luglio 1776 venne approvata la Dichiarazione d'indipendenza, scritta soprattutto da Thomas Jefferson, che proclamava il diritto di ogni uomo alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità.
La vittoria e la nuova repubblica
La guerra fu lunga e difficile, perché l'esercito coloniale era male armato e poco addestrato rispetto a quello britannico. Il comando fu affidato a George Washington, un proprietario terriero della Virginia capace di tenere unite truppe molto diverse fra loro. Decisivo fu l'aiuto della Francia, che mandò soldati, navi e denaro per indebolire la rivale Inghilterra; combatté in America anche il giovane marchese di La Fayette. Nel 1781 gli inglesi furono sconfitti a Yorktown e due anni dopo, con la pace di Versailles, riconobbero l'indipendenza degli Stati Uniti. Nel 1787 i rappresentanti dei nuovi stati scrissero a Filadelfia una Costituzione fondata sulla divisione dei poteri teorizzata da Montesquieu. Nasceva così una repubblica federale guidata da un presidente eletto, con un Congresso che faceva le leggi e una Corte suprema che le interpretava.
Ricorda
- Le tredici colonie si ribellarono perché Londra imponeva tasse senza concedere rappresentanza politica.
- La Dichiarazione d'indipendenza del 4 luglio 1776 affermò per la prima volta i diritti naturali dei cittadini in un documento ufficiale.
- La Costituzione del 1787 introdusse la repubblica federale e la divisione dei poteri, ispirando le rivoluzioni successive.
- Piccolo esercizio sul quaderno: disegna una linea del tempo dal 1763 al 1787 e colloca su di essa quattro eventi (fine della guerra contro la Francia, Boston Tea Party, Dichiarazione d'indipendenza, Costituzione), scrivendo accanto a ciascuno una frase che ne spieghi l'importanza.