La Rivoluzione americana: la nascita di una nazione libera

SpiegazioneScuola secondaria di I grado · 2ªstoria

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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La Rivoluzione americana è la vicenda con cui tredici colonie inglesi sull'Atlantico si ribellarono alla madrepatria, conquistarono l'indipendenza e fondarono gli Stati Uniti d'America, una repubblica retta da una costituzione scritta. È una pagina decisiva nel cammino della libertà moderna, perché per la prima volta un popolo dichiarò di avere diritti naturali superiori a ogni autorità.

Le tredici colonie prima della rivoluzione

Nel Settecento la costa orientale del Nord America era abitata da circa due milioni e mezzo di coloni di origine europea, distribuiti in tredici colonie che dipendevano politicamente dal re d'Inghilterra. Le colonie del Nord, come il Massachusetts, vivevano di commerci marittimi, pesca, piccola manifattura e cantieri navali, mentre quelle del Sud, come la Virginia, si reggevano su grandi piantagioni di tabacco, riso e cotone coltivate da schiavi africani. Ogni colonia aveva una propria assemblea elettiva, che decideva sulle questioni locali e in particolare sulle tasse interne, secondo una tradizione di autogoverno molto sentita. Pensa a un quartiere in cui ogni condominio gestisce per conto suo le spese: per molto tempo Londra aveva lasciato le colonie abbastanza libere, in un sistema che gli storici chiamano "sana negligenza". Un altro esempio concreto è quello di un commerciante di Boston che caricava merluzzo nei porti del Nord e lo vendeva nei Caraibi: per quasi un secolo agì senza che il governo britannico controllasse davvero le sue rotte. Questa libertà di fatto creò nei coloni la convinzione di essere, sì, sudditi del re, ma con diritti politici molto simili a quelli degli inglesi della madrepatria.

Le cause del conflitto: tasse senza rappresentanza

Dopo la vittoria nella Guerra dei Sette Anni contro la Francia, nel 1763, la Gran Bretagna si trovò con un enorme debito e decise di farlo pagare in parte alle colonie attraverso nuove tasse. Furono imposte il Sugar Act sullo zucchero, lo Stamp Act sui documenti bollati e i Townshend Acts su tè, vetro e carta, decisi a Londra senza che i coloni avessero deputati nel Parlamento inglese. I coloni reagirono con lo slogan "No taxation without representation", cioè "nessuna tassa senza rappresentanza", perché ritenevano ingiusto pagare imposte stabilite da un'assemblea in cui non avevano voce. Immagina che la tua scuola debba pagare una nuova quota decisa dal consiglio di un'altra scuola, lontana e senza vostri rappresentanti: la reazione naturale sarebbe protestare. Un secondo esempio quotidiano è quello del Boston Tea Party del 1773, quando un gruppo di cittadini, travestiti da nativi, gettò in mare casse di tè della Compagnia delle Indie per protesta contro un'imposta giudicata privilegiata e ingiusta. La risposta dura del governo britannico, con le cosiddette "Leggi Intollerabili" che chiusero il porto di Boston, trasformò il malcontento economico in una vera crisi politica.

La Dichiarazione di indipendenza del 1776

Nel 1774 i delegati delle colonie si riunirono a Filadelfia nel Primo Congresso Continentale, e l'anno dopo, nel 1775, scoppiarono gli scontri armati a Lexington e Concord, in Massachusetts. Il 4 luglio 1776 il Secondo Congresso Continentale approvò la Dichiarazione di indipendenza, redatta principalmente da Thomas Jefferson, che proclamava la nascita degli Stati Uniti d'America. Il testo afferma che tutti gli uomini sono creati uguali e che hanno diritti inalienabili, cioè impossibili da togliere, come la vita, la libertà e la ricerca della felicità. Per capire la portata di queste parole, pensa a un regolamento di classe che dichiari che ogni alunno ha diritto a essere ascoltato e a non essere umiliato: nessuna decisione successiva potrebbe cancellare quel diritto di base. Un altro paragone concreto è quello di un cartello affisso all'ingresso di una biblioteca pubblica che dichiari aperto e gratuito l'accesso ai libri per tutti: la Dichiarazione fu, in modo simile, una proclamazione solenne di principi che dovevano valere sempre. Per la prima volta nella storia un popolo affermò che il potere politico nasce dal consenso dei governati e che, se un governo li tradisce, essi hanno il diritto di cambiarlo.

La guerra di indipendenza

La guerra durò dal 1775 al 1783 e oppose un esercito di volontari coloniali, guidato da George Washington, alle truppe regolari britanniche, considerate fra le più potenti del mondo. All'inizio gli americani persero molte battaglie, perché erano male armati e poco addestrati, ma seppero sfruttare la conoscenza del territorio e una tattica di logoramento, evitando lo scontro frontale quando erano in svantaggio. La svolta arrivò con la vittoria a Saratoga nel 1777, che convinse la Francia di Luigi XVI a entrare in guerra a fianco dei coloni, fornendo soldati, navi e denaro, seguita poi dalla Spagna e dai Paesi Bassi. Un esempio concreto è quello dell'inverno del 1777-78 a Valley Forge, quando i soldati di Washington patirono fame e freddo, eppure si riorganizzarono grazie all'addestramento dell'ufficiale prussiano von Steuben. Un secondo episodio significativo è la battaglia di Yorktown del 1781, in cui le forze americane e francesi, accerchiando per terra e per mare il generale britannico Cornwallis, lo costrinsero alla resa decisiva. Con la Pace di Parigi del 1783 la Gran Bretagna riconobbe ufficialmente l'indipendenza degli Stati Uniti, fissando il confine occidentale lungo il fiume Mississippi.

La Costituzione del 1787 e i principi politici

Vinta la guerra, i nuovi Stati Uniti dovettero darsi un governo stabile, perché i primi Articoli di Confederazione del 1781 lasciavano troppo potere ai singoli stati e troppo poco al governo centrale. Nel 1787 i delegati riuniti a Filadelfia scrissero la Costituzione, ancora oggi in vigore, che istituì una repubblica federale fondata sulla separazione dei poteri teorizzata da Montesquieu. Il potere legislativo fu affidato al Congresso, diviso in Camera dei Rappresentanti e Senato, quello esecutivo al Presidente eletto, e quello giudiziario alla Corte Suprema, con un sistema di pesi e contrappesi reciproci. Per capire come funziona il sistema federale, pensa a una squadra di calcio in cui ogni giocatore ha un ruolo: il portiere non gioca da attaccante, ma tutti collaborano per lo stesso risultato. Un altro esempio quotidiano è quello dei "checks and balances": come in una verifica di matematica controllata da un altro studente, ogni potere viene sorvegliato dagli altri perché nessuno diventi tirannico. Nel 1791 furono aggiunti i primi dieci emendamenti, chiamati Bill of Rights, che garantirono la libertà di parola, di stampa, di religione, di riunione e altri diritti fondamentali del cittadino.

Le contraddizioni: schiavitù e nativi

La Rivoluzione americana proclamò l'uguaglianza di tutti gli uomini, ma nella pratica escluse gruppi importanti: gli schiavi africani, le donne, i poveri senza proprietà e i popoli nativi americani. Nelle piantagioni del Sud la schiavitù non solo continuò, ma si rafforzò, perché il lavoro forzato era considerato indispensabile per l'economia del tabacco e poi del cotone. I nativi americani, che da secoli abitavano quelle terre, furono progressivamente spinti verso ovest, in un processo che nei decenni successivi avrebbe portato a deportazioni e guerre durissime. Pensa a una classe in cui si proclama che tutti hanno diritto di parola, ma poi solo alcuni alunni vengono davvero ascoltati: questa contraddizione spiega molte ferite della storia americana. Un altro esempio concreto è quello delle donne, come Abigail Adams, che scrissero ai mariti politici chiedendo "di non dimenticarsi delle signore" nelle nuove leggi, senza però ottenere il diritto di voto. Riconoscere queste contraddizioni non sminuisce il valore della Rivoluzione, ma mostra che la conquista della libertà è un cammino lungo, fatto di passi avanti e di battaglie ancora da combattere.

L'eredità nel mondo e in Europa

La Rivoluzione americana ebbe un'eco enorme in tutto il mondo, perché dimostrò che era possibile fondare uno Stato sulla base di principi scritti e non sulla tradizione dinastica. Pochi anni dopo, nel 1789, scoppiò la Rivoluzione francese, i cui protagonisti lessero la Dichiarazione di Filadelfia e ne ripresero molte idee, come quella dei diritti naturali dell'uomo e del cittadino. Marchese de La Fayette, che aveva combattuto con Washington in America, portò in Francia non solo esperienza militare ma anche convinzioni politiche, contribuendo alla stesura della celebre Dichiarazione del 1789. Un esempio concreto è la diffusione di costituzioni scritte: dall'Ottocento in poi quasi tutti gli Stati europei adottarono testi simili, perché si capì che una legge fondamentale scritta tutela meglio i cittadini di una promessa orale. Un altro esempio quotidiano è quello del nostro stesso Statuto repubblicano: la Costituzione italiana del 1948, all'articolo 3, afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, riprendendo un'idea che ha le sue radici anche nel 1776. Per questo gli storici considerano la Rivoluzione americana uno degli eventi che aprono l'età contemporanea, segnando un passaggio decisivo nella lunga strada della libertà.

Ricorda

Piccolo esercizio di verifica. Sul tuo quaderno disegna una linea del tempo orizzontale che vada dal 1763 al 1791. Colloca sopra di essa, nell'ordine corretto, almeno sei eventi: la fine della Guerra dei Sette Anni, lo Stamp Act, il Boston Tea Party, la Dichiarazione di indipendenza, la battaglia di Yorktown, la Pace di Parigi, la Costituzione e il Bill of Rights. Sotto la linea, scrivi accanto a ogni evento una frase breve (massimo due righe) che spieghi perché lo consideri un passo avanti, o un limite, nel cammino verso la libertà.

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