Nel Cinquecento un solo sovrano, Carlo V d'Asburgo, riunì sotto di sé un dominio immenso che si estendeva dall'Europa centrale alle Americhe, affrontando guerre, riforme religiose e nuove sfide politiche.
Un'eredità straordinaria
Carlo V nacque a Gand, nelle Fiandre, il 24 febbraio 1500, e fin dalla nascita era destinato a un destino unico nella storia europea. Era figlio di Filippo il Bello d'Asburgo e di Giovanna di Castiglia, detta la Pazza, e questa combinazione di nozze fortunate gli portò in eredità quattro grandi patrimoni dinastici. Dai nonni paterni, Massimiliano I e Maria di Borgogna, ricevette l'Austria, i territori asburgici e i ricchi Paesi Bassi; dai nonni materni, Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia, ottenne la Spagna, il Regno di Napoli, la Sicilia, la Sardegna e le colonie americane appena scoperte. Possiamo immaginarlo come un ragazzo che, ogni volta che moriva un parente importante, vedeva la cartina dei suoi possedimenti allargarsi enormemente. Per esempio, a soli sedici anni divenne re di Spagna, e tre anni dopo, alla morte del nonno, ereditò anche tutti i territori asburgici e la corona imperiale. Era come se un solo studente ereditasse contemporaneamente quattro case diverse in quattro città lontane, ognuna con leggi e abitudini differenti. Questa concentrazione di poteri non si era mai vista prima in Europa cristiana.
L'elezione imperiale del 1519
Quando nel 1519 morì l'imperatore Massimiliano I, si aprì la corsa al trono del Sacro Romano Impero, una carica elettiva che spettava a sette principi tedeschi chiamati grandi elettori. I candidati principali furono tre: Carlo d'Asburgo, il re di Francia Francesco I e il re d'Inghilterra Enrico VIII, anche se quest'ultimo si ritirò presto. La competizione fu durissima e si giocò soprattutto con il denaro, perché i grandi elettori pretendevano enormi somme per dare il proprio voto. Carlo riuscì a vincere grazie al sostegno finanziario dei banchieri tedeschi Fugger, che gli prestarono cifre enormi, paragonabili oggi a centinaia di milioni di euro. È un po' come quando, in una competizione scolastica, vince chi ha la squadra più organizzata e i mezzi migliori per prepararsi. Da quel momento Carlo divenne Carlo V imperatore del Sacro Romano Impero e si disse che sul suo dominio non tramontasse mai il sole, perché quando in Spagna era notte, in America era ancora giorno. Questa vittoria segnò l'inizio di un'epoca di grandi tensioni in Europa.
Il sogno della monarchia universale
Carlo V coltivò per tutta la vita un grande progetto politico: creare una monarchia universale cristiana, cioè un unico grande regno che riunisse tutti i popoli cristiani d'Europa sotto la guida dell'imperatore e del papa. Egli si sentiva il difensore della fede cattolica e credeva che la pace fra i cristiani fosse necessaria per combattere insieme i Turchi ottomani, che minacciavano l'Europa da est. Per realizzare questo sogno doveva però affrontare ostacoli enormi, perché ogni regno aveva i propri interessi e nessun sovrano voleva sottomettersi a un altro. Era una visione simile a quella di chi, in classe, propone un unico grande progetto comune ma poi scopre che ogni gruppo ha idee e tempi diversi. Inoltre, proprio negli stessi anni esplose in Germania la Riforma protestante di Martin Lutero, che spaccò la cristianità in due e rese impossibile l'unità religiosa. Il progetto universale si rivelò così un'illusione difficile da realizzare.
Lo scontro con la Francia di Francesco I
Il nemico più ostinato di Carlo V fu il re di Francia Francesco I, perché la Francia si trovava letteralmente accerchiata dai possedimenti asburgici: Spagna a sud-ovest, Paesi Bassi a nord, Impero a est, Italia a sud-est. Le due potenze si scontrarono in una lunga serie di guerre, combattute soprattutto in Italia, che divenne il principale campo di battaglia europeo. La più famosa di queste battaglie fu quella di Pavia, nel 1525, dove le truppe imperiali sconfissero pesantemente i francesi e catturarono lo stesso Francesco I, costretto a firmare la pace di Madrid. Possiamo immaginare la sorpresa di un re prigioniero del suo rivale, come un capitano di una squadra di calcio catturato dagli avversari sul campo. Tuttavia la pace durò pochissimo: appena liberato, Francesco I riprese la guerra, stringendo alleanze persino con il sultano turco Solimano il Magnifico, scandalo per l'epoca perché significava allearsi con un sovrano musulmano contro un sovrano cristiano. Questa rivalità tra Francia e Asburgo segnò tutto il Cinquecento europeo.
Il sacco di Roma e i rapporti con il papa
Un episodio drammatico dell'età di Carlo V fu il sacco di Roma del 1527, quando le sue truppe, formate in gran parte da soldati tedeschi chiamati lanzichenecchi e da mercenari spagnoli, entrarono nella città eterna e la saccheggiarono per settimane. Roma fu devastata, chiese e palazzi distrutti, opere d'arte rubate, abitanti uccisi o ridotti in schiavitù, mentre papa Clemente VII si rifugiava terrorizzato in Castel Sant'Angelo. Carlo V non aveva ordinato direttamente il sacco, perché i soldati, rimasti a lungo senza paga, si erano ribellati e avevano agito da soli, ma la responsabilità politica ricadde comunque su di lui. È simile a quando un dirigente non controlla i propri collaboratori e poi deve risponderne pubblicamente. Dopo l'evento, Clemente VII fu costretto a riconciliarsi con l'imperatore, e nel 1530 a Bologna lo incoronò solennemente: fu l'ultima incoronazione imperiale fatta da un papa nella storia. Questo sacco mostrò quanto fosse fragile l'equilibrio tra impero e papato.
La Riforma protestante e la pace di Augusta
Mentre Carlo V combatteva su tanti fronti, nei territori tedeschi si diffondeva la Riforma protestante avviata nel 1517 da Martin Lutero, che divideva i principi e le città dell'Impero in cattolici e luterani. L'imperatore tentò più volte di ricomporre l'unità religiosa, convocando dieta dopo dieta, cioè assemblee dei principi, ma le posizioni si irrigidivano sempre di più. I principi luterani si organizzarono nella Lega di Smalcalda e Carlo li sconfisse nella battaglia di Mühlberg del 1547, immortalata in un celebre ritratto del pittore Tiziano. La vittoria militare però non bastò a riportare i protestanti al cattolicesimo, perché ormai la nuova fede era radicata in vaste regioni della Germania. Nel 1555 si arrivò così alla pace di Augusta, che stabilì il principio cuius regio, eius religio, cioè ogni principe poteva scegliere la religione del proprio territorio e i sudditi dovevano adeguarsi. È un po' come quando, in una scuola, ogni classe sceglie una regola interna diversa che tutti gli studenti di quella classe devono rispettare. Questa pace segnò la fine definitiva del sogno di un'Europa cristiana unita.
L'impero coloniale e i tesori dalle Americhe
Durante il regno di Carlo V, la Spagna completò la conquista di gran parte del continente americano, grazie a spedizioni guidate dai conquistadores come Hernán Cortés, che nel 1521 abbatté l'impero azteco in Messico, e Francisco Pizarro, che nel 1533 conquistò l'impero inca in Perù. Dalle nuove colonie arrivavano in Europa quantità enormi di oro e soprattutto argento, estratti dalle miniere americane con il duro lavoro dei popoli indigeni e degli schiavi africani. Questi metalli preziosi finanziavano le tante guerre dell'imperatore, ma provocarono anche una forte inflazione, cioè un aumento generale dei prezzi, perché in Europa circolava molta più moneta di prima. Possiamo paragonare la situazione a una classe in cui improvvisamente tutti ricevono molte caramelle: il valore di una caramella diminuisce perché ce ne sono troppe. Inoltre, dalle Americhe arrivarono in Europa nuovi prodotti come il mais, la patata, il pomodoro e il cacao, che avrebbero cambiato per sempre l'alimentazione quotidiana delle famiglie. Questo scambio tra i due mondi è chiamato dagli storici scambio colombiano.
L'abdicazione e la divisione dell'impero
Dopo decenni di guerre, viaggi continui e fatiche enormi, Carlo V era ormai un uomo stanco, malato di gotta e profondamente deluso dal fallimento del suo sogno universale. Nel 1556 decise di compiere un gesto rarissimo nella storia: abdicare, cioè rinunciare volontariamente al potere, dividendo il suo immenso impero in due parti. Al figlio Filippo II lasciò la Spagna con le sue colonie americane, i Paesi Bassi, il Regno di Napoli, la Sicilia e il Ducato di Milano; al fratello Ferdinando I assegnò invece l'Austria, i territori asburgici e il titolo imperiale del Sacro Romano Impero. Carlo si ritirò poi nel monastero di Yuste, in Spagna, dove visse i suoi ultimi anni in preghiera e meditazione, circondato solo da pochi servitori e dai suoi orologi, di cui era appassionato collezionista. È come quando un dirigente, dopo una lunga carriera, decide di lasciare tutto e dedicarsi a una vita più semplice e tranquilla. Morì nel 1558, lasciando un'Europa divisa religiosamente e politicamente, ma anche aperta a nuovi orizzonti. Questa divisione dell'impero asburgico durò per secoli.
Ricorda
- Carlo V (1500-1558) ereditò un impero immensissimo grazie alle politiche matrimoniali degli Asburgo.
- Nel 1519 fu eletto imperatore del Sacro Romano Impero battendo Francesco I di Francia.
- Sognò una monarchia universale cristiana, ma fallì a causa delle guerre con la Francia e della Riforma protestante.
- Le guerre d'Italia, il sacco di Roma del 1527 e la battaglia di Mühlberg furono eventi decisivi del suo regno.
- La pace di Augusta del 1555 sancì la divisione religiosa della Germania (cuius regio, eius religio).
- Le colonie americane portarono ricchezze e nuovi prodotti, ma anche inflazione e sfruttamento dei popoli indigeni.
- Nel 1556 Carlo V abdicò e divise l'impero tra il figlio Filippo II (Spagna) e il fratello Ferdinando I (Impero).
Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: scrivi un breve testo di otto-dieci righe in cui spieghi, con parole tue, perché il sogno di una monarchia universale cristiana di Carlo V non poté realizzarsi. Indica almeno tre cause diverse (politiche, religiose, economiche) e collega ciascuna causa a un evento o personaggio concreto studiato nella spiegazione.