L'assolutismo è quella forma di governo, diffusa in Europa tra il Cinquecento e il Settecento, in cui un sovrano concentra nelle proprie mani tutti i poteri dello Stato, sostenendo di averli ricevuti direttamente da Dio e di non doverne rispondere a nessuno sulla terra.
Che cosa significa "assoluto"
La parola assoluto deriva dal latino absolutus, che significa "sciolto da", cioè libero da qualsiasi vincolo o controllo esterno. Un re assoluto è dunque un sovrano i cui poteri non sono limitati né dalle leggi, né dal parlamento, né dalle assemblee dei nobili, né dalle antiche libertà delle città. Egli decide da solo le leggi, le imposte, la guerra e la pace, e i giudici amministrano la giustizia in suo nome. Nessun cittadino può appellarsi contro le sue decisioni a un'autorità superiore, perché al di sopra del re non esiste alcuna istituzione umana. Questo principio rappresenta una vera rivoluzione rispetto al Medioevo, quando il potere del sovrano era continuamente bilanciato da feudatari, vescovi e città libere. Pensa, per esempio, alla differenza tra una squadra sportiva in cui ogni decisione viene discussa con gli allenatori e i giocatori, e una in cui il capitano decide da solo formazione, tattica e sostituzioni: il re assoluto è proprio come quel capitano unico. Un altro esempio quotidiano è il regolamento scolastico: nelle scuole esiste un consiglio d'istituto che approva le regole insieme; un sovrano assoluto, invece, scriverebbe da solo tutte le norme senza chiedere il parere di nessuno.
Le radici storiche dell'assolutismo
L'assolutismo non nasce all'improvviso, ma si sviluppa lentamente come risposta alle gravi crisi che attraversano l'Europa nel Cinquecento e nel Seicento. Le guerre di religione tra cattolici e protestanti, scoppiate dopo la Riforma di Lutero, lasciano intere regioni devastate e bisognose di un'autorità forte capace di riportare l'ordine. Anche le rivolte contadine, le carestie e le epidemie convincono molti pensatori che soltanto un potere centrale e indiscusso possa garantire la pace interna. Allo stesso tempo, i grandi sovrani europei cercano di liberarsi dall'influenza dei nobili feudali, che durante il Medioevo avevano spesso sfidato la corona. Il re assoluto si presenta dunque come il padre severo ma giusto che protegge i sudditi dal caos. Possiamo paragonare questa situazione a un cortile della ricreazione in cui i ragazzi litigano continuamente: alla fine arriva un professore che impone regole rigide a tutti, e perfino chi prima si lamentava preferisce l'ordine al disordine. Un altro esempio è quello di un condominio dove gli inquilini non si mettono mai d'accordo: stanchi delle liti, accettano che l'amministratore decida da solo, purché finiscano i conflitti.
Il diritto divino dei re
Il fondamento teorico dell'assolutismo è la teoria del diritto divino, secondo la quale il potere del sovrano proviene direttamente da Dio. Il vescovo francese Jacques-Bénigne Bossuet, precettore del figlio di Luigi XIV, spiegava che il re è il rappresentante di Dio sulla terra e che disobbedirgli equivale a un peccato religioso. Per questo motivo nelle cerimonie di incoronazione il sovrano veniva unto con l'olio sacro, proprio come i re biblici, e indossava il manto regale come un simbolo della sua sacralità. Chi si ribellava al re non commetteva soltanto un crimine politico, ma anche un grave atto contro la volontà divina. Questa idea serviva a togliere ai sudditi qualsiasi giustificazione per la rivolta: nemmeno un sovrano ingiusto poteva essere deposto, perché soltanto Dio aveva il diritto di giudicarlo. Per capire meglio, immagina un arbitro di calcio le cui decisioni non possono mai essere contestate, neppure davanti alla prova del video: tutti devono accettare il suo verdetto senza discutere. Un esempio simile è quello del giudizio finale di un concorso scolastico: la giuria decide e non esistono ricorsi possibili, perché la sua autorità è considerata l'ultima parola.
Gli strumenti del potere assoluto
Per governare davvero in modo assoluto, il re aveva bisogno di strumenti concreti che gli permettessero di controllare un territorio vasto e popoloso. Il primo strumento era una burocrazia efficiente, cioè un insieme di funzionari pagati dal sovrano, fedeli soltanto a lui e non a famiglie nobili locali: questi uomini riscuotevano le tasse, applicavano le leggi e tenevano registri precisi della popolazione. Il secondo strumento era un esercito permanente, formato da soldati professionisti stipendiati dallo Stato e non più dalle milizie feudali raccolte dai nobili in caso di guerra. Il terzo era una fitta rete di spie e di polizia segreta, che sorvegliava sudditi sospetti, oppositori politici e perfino cortigiani troppo ambiziosi. A questi si aggiungeva il controllo della giustizia, perché i tribunali emettevano sentenze in nome del re e potevano essere usati per colpire i nemici della corona. Pensa a una scuola in cui il preside, oltre a dirigere, controlla anche i registri, paga i bidelli, decide le punizioni e ha persino una squadra di studenti incaricata di riferirgli ciò che accade nei corridoi. Un altro esempio è quello di un'azienda in cui il direttore non si fida dei capireparto e nomina ispettori personali che girano negli uffici e gli raccontano tutto quello che accade.
Luigi XIV, il Re Sole
L'esempio più celebre di sovrano assoluto è Luigi XIV di Francia, salito al trono nel 1643 e morto nel 1715, conosciuto come il Re Sole perché si paragonava al sole che illumina e dà vita a tutto il regno. A lui viene attribuita la celebre frase "Lo Stato sono io", che riassume perfettamente la concezione assolutistica del potere: non esiste differenza tra la persona del re e l'istituzione statale. Luigi XIV trasferì la corte nello splendido palazzo di Versailles, costringendo i nobili a vivere accanto a lui in un mondo di rigide cerimonie, balli e cacce, dove ogni gesto era regolato dall'etichetta. In questo modo li teneva lontani dalle loro terre e li trasformava in cortigiani dipendenti dai suoi favori, incapaci di organizzare ribellioni. Il sovrano sostenne le manifatture reali, costruì una flotta potente, condusse molte guerre per allargare i confini e revocò l'editto di Nantes, perseguitando i protestanti francesi chiamati ugonotti. La sua corte divenne il modello imitato in tutta Europa, dove ogni principe tedesco o italiano sognava la propria piccola Versailles. Per capire questa strategia, immagina un capoclasse che invita ogni giorno i compagni più ribelli al suo banco per chiacchierare: li tiene occupati e non li lascia organizzare scherzi alle sue spalle. Un altro esempio è un allenatore che porta i giocatori più indisciplinati in ritiro con sé, lontani dai vecchi amici, per controllarli meglio e farsi obbedire.
L'assolutismo fuori dalla Francia
Anche se la Francia di Luigi XIV è il modello più studiato, l'assolutismo si sviluppò con caratteri diversi in molti altri Stati europei. In Spagna, Filippo II governava un impero immenso, che andava dalle Americhe alle Fiandre, lavorando per ore al giorno tra le carte del palazzo dell'Escorial, dove decideva tutto personalmente. In Russia lo zar Pietro il Grande modernizzò il paese imponendo dall'alto riforme che riguardavano l'esercito, l'amministrazione e perfino l'abbigliamento dei nobili, obbligati a tagliarsi la lunga barba tradizionale. In Prussia i re della famiglia Hohenzollern costruirono uno Stato fondato sulla disciplina militare, in cui ogni cittadino sembrava un soldato e la parola d'ordine era obbedienza. In Austria gli imperatori d'Asburgo dovettero invece tenere conto dei tanti popoli diversi sottomessi al loro scettro. Un caso speciale fu l'Inghilterra, dove invece l'assolutismo fallì: i re Stuart tentarono di imporlo, ma il Parlamento reagì con due rivoluzioni e nel 1689 impose la Dichiarazione dei diritti, dando vita a una monarchia costituzionale. Per visualizzare queste differenze, pensa a tante squadre che giocano lo stesso sport con regole leggermente diverse a seconda del campionato. Un altro esempio: in alcune scuole il preside decide quasi tutto, mentre in altre divide il potere con i docenti e i rappresentanti degli studenti, eppure si tratta sempre di scuole.
Economia e società sotto l'assolutismo
L'assolutismo non riguardava soltanto la politica, ma trasformava profondamente anche l'economia e la società. La politica economica dominante fu il mercantilismo, teorizzato in Francia dal ministro Jean-Baptiste Colbert: lo Stato doveva favorire le esportazioni, scoraggiare le importazioni e accumulare metalli preziosi, considerati la vera ricchezza di una nazione. Vennero quindi fondate manifatture reali per produrre tessuti pregiati, specchi e porcellane, mentre lo Stato proteggeva le proprie industrie con alti dazi doganali. La società restava divisa in tre ordini, chiamati anche stati: il clero, la nobiltà e il terzo stato, formato da contadini, artigiani e borghesi. I primi due godevano di privilegi enormi, come l'esenzione dalle tasse, mentre il terzo stato sopportava quasi tutto il peso fiscale necessario a mantenere la corte e l'esercito. Questa disuguaglianza preparava lentamente le tensioni che sarebbero esplose nella Rivoluzione francese del 1789. Per capire il mercantilismo, immagina una famiglia che cerca di vendere il più possibile i propri prodotti al mercato e di comprare meno possibile dagli altri, conservando ogni moneta nel salvadanaio. Un esempio della disuguaglianza fiscale è una classe in cui solo alcuni alunni pagano i contributi per la gita, mentre altri partecipano gratuitamente: chi paga, prima o poi, comincia a protestare.
Limiti e crisi dell'assolutismo
Nonostante la sua apparente forza, l'assolutismo conteneva contraddizioni che lo avrebbero portato alla crisi. Le guerre continue e la magnificenza delle corti svuotavano le casse dello Stato, costringendo i sovrani ad aumentare sempre più le imposte sui ceti popolari. La rigidità della società ostacolava lo sviluppo economico della borghesia, che pretendeva diritti politici proporzionati alla sua crescente ricchezza. Nel Settecento i filosofi dell'Illuminismo, come Montesquieu, Voltaire e Rousseau, criticarono il diritto divino e proposero la separazione dei poteri, la tolleranza religiosa e la sovranità del popolo. Alcuni sovrani, detti illuminati, cercarono di riformare i loro Stati dall'alto, come Federico II di Prussia, Caterina II di Russia e Maria Teresa d'Austria, ma senza rinunciare al loro potere personale. La grande crisi finale arrivò con la Rivoluzione francese del 1789, che abbatté la monarchia assoluta di Luigi XVI e proclamò i diritti dell'uomo e del cittadino, segnando la fine di un'epoca. Per capire la fragilità di un sistema apparentemente forte, pensa a un castello di carte: sembra alto e maestoso, ma basta un piccolo soffio per farlo crollare. Un altro esempio è una diga troppo piena d'acqua: regge per anni, finché una crepa improvvisa la fa cedere di colpo.
Ricorda
I punti chiave dell'assolutismo da fissare nella mente sono i seguenti.
- L'assolutismo è la concentrazione di tutti i poteri nelle mani di un solo sovrano, che non risponde a nessuna istituzione terrena.
- Il suo fondamento teorico è il diritto divino, sostenuto da pensatori come Bossuet e simboleggiato dall'unzione del re.
- Gli strumenti del potere assoluto sono la burocrazia, l'esercito permanente, la polizia segreta e il controllo della giustizia.
- Luigi XIV è il modello più famoso, con la sua corte a Versailles e la frase "Lo Stato sono io".
- L'assolutismo si afferma in modo diverso in Spagna, Russia, Prussia e Austria, mentre fallisce in Inghilterra.
- La politica economica caratteristica è il mercantilismo, mentre la società resta divisa in tre ordini con forti disuguaglianze.
- La crisi dell'assolutismo è preparata dall'Illuminismo e si conclude con la Rivoluzione francese del 1789.
Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: scegli tre tra gli strumenti del potere assoluto descritti nella spiegazione e, per ciascuno, scrivi due o tre frasi nelle quali spieghi a che cosa serviva e perché era utile al sovrano. Poi confronta il tuo lavoro con un compagno e discuti se, secondo te, oggi sarebbe ancora possibile applicare uno di questi strumenti in uno Stato democratico, motivando la risposta con almeno un argomento storico tratto dalle pagine appena studiate.