I complementi: le tessere che completano la frase

SpiegazioneScuola secondaria di I grado · 2ªitaliano

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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I complementi sono le parole o i gruppi di parole che si aggiungono al soggetto e al predicato per arricchire il significato della frase e renderla precisa, completa e interessante.

Che cosa sono i complementi

Quando in una frase troviamo soltanto un soggetto e un predicato, otteniamo una struttura corretta ma spesso troppo povera per comunicare davvero qualcosa di utile. Pensa alla frase "Luca corre": è grammaticalmente perfetta, eppure non sappiamo dove, quando, con chi o per quale motivo Luca stia correndo. Per aggiungere tutte queste informazioni entrano in gioco i complementi, parole o gruppi di parole che completano e precisano il significato del verbo o di un altro elemento della frase. Possiamo immaginarli come tessere di un puzzle: ogni tessera porta un dettaglio nuovo e, mettendole insieme, otteniamo un quadro chiaro della situazione. Per riconoscerli si usano delle domande precise, come "chi?", "che cosa?", "dove?", "quando?", "perché?", che funzionano come piccoli strumenti per scoprire quale ruolo svolge ciascuna parola.

Il complemento oggetto

Il complemento oggetto è il più importante fra tutti i complementi e si trova soltanto accanto a un verbo transitivo, cioè a un verbo che può far passare la sua azione direttamente su qualcuno o qualcosa. Risponde alle domande chi? o che cosa? poste subito dopo il verbo, e non è mai introdotto da una preposizione semplice. Nella frase "Martina ha comprato un quaderno", il complemento oggetto è "un quaderno", perché risponde alla domanda "che cosa ha comprato Martina?". Allo stesso modo, in "Il nonno saluta i nipoti", il complemento oggetto è "i nipoti", perché risponde a "chi saluta il nonno?". Attenzione però: se davanti al nome compare una preposizione come "a", "di" o "con", quasi sicuramente non si tratta più di un complemento oggetto, ma di un complemento indiretto. Riconoscere il complemento oggetto è fondamentale, perché senza di esso molte frasi con verbi transitivi resterebbero a metà.

I complementi indiretti: una grande famiglia

I complementi indiretti formano una vera e propria famiglia numerosissima e sono quasi sempre introdotti da una preposizione, semplice o articolata. Si chiamano "indiretti" perché l'azione del verbo non li raggiunge in modo diretto, ma ha bisogno di una specie di ponte, appunto la preposizione, per collegarsi a loro. Nella frase "Andiamo al cinema con gli amici", troviamo due complementi indiretti: "al cinema" indica il luogo dove andiamo, mentre "con gli amici" indica le persone che ci accompagnano. Per riconoscere ciascun tipo bisogna porre la domanda giusta: "dove?", "quando?", "con chi?", "perché?", "come?". Nei prossimi paragrafi vedremo i principali, ma ricorda fin da ora che esistono decine di complementi indiretti diversi, ognuno con un suo nome preciso e una sua funzione specifica.

I complementi di luogo

I complementi di luogo servono a indicare dove avviene un'azione, da dove proviene qualcuno, verso quale meta si dirige o per quale percorso passa. Si dividono in quattro tipi principali: stato in luogo, moto a luogo, moto da luogo e moto per luogo. Lo stato in luogo indica il posto in cui qualcuno o qualcosa si trova fermo, e risponde a "dove?": nella frase "I libri sono in biblioteca", il complemento di stato in luogo è "in biblioteca". Il moto a luogo indica la meta verso cui ci si dirige, come in "Vado a Roma per il fine settimana", dove "a Roma" risponde alla domanda "verso dove?". Il moto da luogo segnala il punto di partenza, come in "Torno dalla palestra", mentre il moto per luogo indica il tragitto attraversato, come in "Il treno passa per Firenze". Bastano due frasi quotidiane per accorgersene: "Ho preso il libro dallo scaffale e l'ho portato in cameretta" contiene un moto da luogo ("dallo scaffale") e uno stato in luogo ("in cameretta").

I complementi di tempo

I complementi di tempo precisano quando si svolge un'azione oppure per quanto tempo essa dura, e si distinguono in due tipi: il complemento di tempo determinato e quello di tempo continuato. Il complemento di tempo determinato risponde alla domanda "quando?" e indica un momento preciso, come in "Lunedì abbiamo la verifica di geografia", dove "lunedì" colloca l'azione in un giorno specifico. Il complemento di tempo continuato risponde invece a "per quanto tempo?" e indica una durata, come in "Ho studiato per tre ore". Entrambi i tipi possono essere introdotti da preposizioni come "in", "a", "per", "durante", oppure possono apparire senza preposizione, come nel caso di nomi che indicano un giorno o un periodo. Quando incontri un'espressione che parla di tempo, prova a chiederti se risponde a "quando esattamente?" oppure a "per quanto?": questo semplice trucco ti aiuta a non confonderti.

I complementi di mezzo, modo e compagnia

Questi tre complementi appartengono al gruppo dei complementi indiretti più frequenti nella lingua parlata e scritta. Il complemento di mezzo o strumento risponde alle domande "per mezzo di chi?" o "con che cosa?" e indica lo strumento con cui si compie un'azione, come in "Scrivo il tema con la penna blu", dove "con la penna blu" è proprio lo strumento usato. Il complemento di modo, o di maniera, indica in che modo si svolge l'azione e risponde a "come?" o "in che modo?": nella frase "Sara risponde con gentilezza", "con gentilezza" spiega il modo in cui Sara risponde. Il complemento di compagnia indica la persona insieme a cui si compie un'azione e risponde a "con chi?", come in "Esco con mia sorella"; quando invece si è insieme a un animale o a una cosa, si parla di complemento di unione, come in "Cammino con il cane". Anche se le preposizioni che li introducono possono sembrare simili, la domanda giusta permette sempre di distinguerli con sicurezza.

I complementi di causa, fine e specificazione

Il complemento di causa indica il motivo per cui avviene un'azione e risponde alle domande "perché?" o "per quale motivo?", come in "Tremo dal freddo", dove "dal freddo" spiega la causa del tremore. Il complemento di fine o scopo, invece, indica l'obiettivo verso cui un'azione è orientata e risponde a "per quale scopo?" o "a quale fine?": nella frase "Studio per la verifica", il gruppo "per la verifica" indica proprio lo scopo dello studio. Il complemento di specificazione, infine, è uno dei più usati in assoluto, perché serve a precisare meglio un nome ed è quasi sempre introdotto dalla preposizione "di": nell'esempio "Il quaderno di Giulia è sul banco", il gruppo "di Giulia" specifica a chi appartiene il quaderno. Risponde alle domande "di chi?" o "di che cosa?" e si aggancia quasi sempre a un nome, non direttamente al verbo. Distinguere causa, fine e specificazione è fondamentale, perché spesso usano preposizioni simili ma raccontano cose molto diverse.

Strategie per riconoscere i complementi

Per analizzare correttamente una frase e individuare i complementi conviene seguire alcuni passaggi ordinati, sempre gli stessi, fino a quando il procedimento diventa automatico. 1. Individua il verbo, perché è il cuore della frase e regola tutti i rapporti con gli altri elementi. 2. Trova il soggetto, ponendo la domanda "chi compie l'azione?" oppure "di chi/che cosa si parla?". 3. Controlla se il verbo è transitivo e, in caso affermativo, cerca il complemento oggetto chiedendo "chi?" o "che cosa?". 4. Esamina uno a uno gli altri gruppi di parole, chiedendoti che tipo di informazione forniscono: luogo, tempo, modo, causa, fine, mezzo, compagnia, specificazione. 5. Verifica sempre con la domanda corrispondente, per essere sicuro di non confondere complementi simili. Ad esempio, davanti a "Marco è uscito con l'ombrello a causa della pioggia", il metodo ti aiuta a riconoscere "con l'ombrello" come mezzo e "a causa della pioggia" come causa.

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