La caduta dell'Impero romano

SpiegazioneScuola primaria · 5ªstoria

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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L'Impero romano, dopo aver dominato per secoli un territorio enorme, si indebolì lentamente fino a crollare nel 476 d.C., quando l'ultimo imperatore d'Occidente fu deposto da un capo barbaro.

Un impero gigantesco che inizia a vacillare

Per molti secoli l'Impero romano fu lo Stato più potente del Mediterraneo: si estendeva dalla Britannia fino all'Egitto, dalla Spagna fino al fiume Eufrate. Governare un territorio così vasto era un'impresa enorme, perché bisognava difendere migliaia di chilometri di confini, riscuotere tasse e tenere ordine tra popoli diversissimi. Già a partire dal III secolo d.C., però, l'impero cominciò a mostrare segni di stanchezza, come una casa antica che inizia a perdere mattoni qua e là. Pensa a una scuola enorme con cento aule: se il dirigente deve controllare ogni stanza, prima o poi qualche corridoio resterà senza sorveglianza. Allo stesso modo gli imperatori non riuscivano più a sorvegliare tutto, e nelle zone più lontane si formavano problemi che a Roma nessuno notava in tempo. Un altro esempio quotidiano è quello di un genitore che cerca di seguire dieci bambini al parco: prima o poi qualcuno si allontana, e così accadeva alle regioni più periferiche dell'impero.

La divisione in due: Oriente e Occidente

Nel 395 d.C. l'imperatore Teodosio, prima di morire, decise di dividere l'impero tra i suoi due figli: Arcadio ebbe la parte orientale, con capitale Costantinopoli, mentre Onorio ebbe la parte occidentale, con capitale Milano e poi Ravenna. Questa divisione non fu un capriccio, ma un tentativo di rendere più semplice il governo di un territorio troppo grande. Da quel momento si parla di Impero romano d'Oriente e di Impero romano d'Occidente, come se una grande azienda fosse stata divisa in due sedi separate, ciascuna con il proprio capo. Immagina una pizzeria così affollata che il proprietario apre un secondo locale dall'altra parte della città: ogni locale ha il suo gestore e i suoi conti. L'Oriente, più ricco di città, commerci e tasse, resistette ancora per mille anni, fino al 1453. L'Occidente, invece, più povero e più esposto agli attacchi, si reggeva in piedi con grande fatica e durò solo poco più di ottant'anni dopo la divisione.

Le cause interne della crisi

La caduta dell'Impero romano d'Occidente non avvenne per un solo motivo, ma per tante cause che si sommarono come gocce in un secchio. Tra le cause interne ci furono la crisi economica, perché i commerci si erano ridotti e le monete valevano sempre meno, e una pesantissima pressione fiscale, che costringeva contadini e artigiani a pagare tasse altissime. Molti cittadini, stanchi e poveri, abbandonavano le città e si rifugiavano nelle campagne, cercando la protezione di grandi proprietari terrieri. Pensa a un negozio di quartiere che alza troppo i prezzi: i clienti vanno altrove e il negozio fallisce; così fallivano interi mercati cittadini. C'era poi una continua instabilità politica: in pochi decenni si succedettero decine di imperatori, spesso uccisi dai loro stessi soldati. Era come una squadra di calcio che cambia allenatore ogni tre partite: nessuno riesce a costruire un progetto, e i risultati peggiorano sempre di più.

Le cause esterne: le invasioni barbariche

Mentre l'impero si indeboliva all'interno, dall'esterno premevano numerosi popoli che i Romani chiamavano barbari, parola che significava semplicemente stranieri che non parlavano latino. Tra questi popoli c'erano i Visigoti, i Vandali, gli Ostrogoti, i Franchi, gli Alemanni e gli Unni, spinti spesso dalla fame, dal freddo o dalla paura di altri popoli ancora più forti alle loro spalle. I confini lungo i fiumi Reno e Danubio diventarono come una diga che perde acqua da mille buchi, e l'esercito romano non riusciva più a tappare tutte le falle. Un esempio impressionante fu il sacco di Roma del 410 d.C., quando i Visigoti guidati da Alarico entrarono nella città eterna e la saccheggiarono per tre giorni. Un altro episodio celebre fu il sacco compiuto dai Vandali di Genserico nel 455 d.C., così violento che ancora oggi chiamiamo vandalismo i danni fatti senza motivo. Queste invasioni non furono solo guerre, ma anche grandi spostamenti di interi popoli con donne, bambini e bestiame.

La data simbolo: il 476 d.C.

La data che gli storici scelgono per indicare la fine dell'Impero romano d'Occidente è il 476 d.C. In quell'anno il giovanissimo imperatore Romolo Augustolo, che aveva forse sedici anni, fu deposto dal capo degli Eruli, un guerriero di nome Odoacre. Odoacre non volle nemmeno proclamarsi imperatore: mandò le insegne imperiali a Costantinopoli e si fece chiamare semplicemente re d'Italia. È un po' come quando, dopo una lunga partita persa, la squadra non si presenta più in campo: non c'è bisogno di un altro gol, basta l'assenza per dichiarare finita la gara. Ricorda però che il 476 è una data convenzionale: in realtà la crisi era cominciata molto prima e gli effetti si sarebbero visti per molti secoli ancora. Immagina una candela che si spegne dopo ore di vento: il vento ha lavorato a lungo, ma noi diciamo che la candela si è spenta nell'istante esatto in cui la fiammella sparisce.

Che cosa cambiò dopo il 476

Dopo il 476 il territorio dell'antico impero d'Occidente si frammentò in tanti regni guidati dai popoli germanici, chiamati regni romano-barbarici. In Italia governarono prima gli Eruli di Odoacre e poi gli Ostrogoti di Teodorico, mentre in Gallia si insediarono i Franchi, in Spagna i Visigoti e in Africa del Nord i Vandali. Le grandi città romane, un tempo piene di mercati, terme e teatri, si spopolarono: molti edifici furono abbandonati o usati come cave di pietra per costruire case più piccole. È come quando un grande centro commerciale chiude e diventa un magazzino polveroso: i materiali servono, ma il luogo non vive più come prima. Le strade lastricate, gli acquedotti e le leggi romane, però, non scomparvero del tutto: molti popoli continuarono a usarli, perché erano davvero ben fatti. Questo passaggio segna nei libri di storia la fine dell'età antica e l'inizio del Medioevo, un'epoca nuova con regole, mestieri e paesaggi molto diversi.

L'Impero d'Oriente continua

Mentre l'Occidente si dissolveva, l'Impero romano d'Oriente, che gli storici chiamano anche Impero bizantino, continuò a esistere con grande splendore. La sua capitale, Costantinopoli, era una città ricchissima, protetta da mura possenti e affacciata su due mari: era un grande crocevia di commerci tra Europa e Asia. Per quasi mille anni gli imperatori d'Oriente custodirono la eredità di Roma: la lingua greca prese il posto del latino, ma le leggi, l'amministrazione e l'arte ricordavano sempre l'antico impero. Pensa a una famiglia che, dopo un trasloco, conserva con cura le foto e gli oggetti dei nonni: cambia la casa, ma la memoria resta viva. L'imperatore Giustiniano, nel VI secolo, fece scrivere il Corpus Iuris Civilis, una raccolta di leggi romane che venne studiata ancora secoli dopo nelle università europee. Costantinopoli cadrà solo nel 1453, conquistata dai Turchi ottomani: per questo la caduta del 476 riguarda soltanto la parte occidentale dell'impero.

Perché studiamo questa caduta

Studiare la caduta dell'Impero romano d'Occidente è importante perché ci aiuta a capire come nasce il mondo in cui viviamo oggi. Molte lingue europee, come l'italiano, il francese, lo spagnolo, il portoghese e il rumeno, sono figlie del latino e si sono formate proprio dopo la fine dell'impero. Anche tanti nomi di città italiane, come Bologna, Verona o Aquileia, vengono dal periodo romano e ricordano antiche strade o accampamenti militari. Pensa a quando trovi in soffitta una vecchia scatola dei nonni: dentro ci sono oggetti che ti spiegano abitudini che oggi non esistono più, ma che hanno influenzato la tua famiglia. Allo stesso modo l'eredità romana è dentro la nostra vita quotidiana, nei numeri romani sugli orologi, nelle parole della scuola, nelle leggi e perfino nel calendario. Capire come un impero potente sia potuto crollare ci insegna che nessuna civiltà è eterna e che ogni società deve prendersi cura delle proprie istituzioni.

Ricorda

Ecco i punti chiave di questa lezione, da fissare bene nella memoria.

  1. L'Impero romano nel 395 d.C. fu diviso in due parti: Oriente e Occidente.
  2. L'Occidente cadde a causa di crisi economica, instabilità politica e invasioni barbariche.
  3. La data simbolo della caduta è il 476 d.C., quando Odoacre depose Romolo Augustolo.
  4. Dopo il 476 nacquero i regni romano-barbarici e iniziò il Medioevo.
  5. L'Impero d'Oriente, o bizantino, continuò invece fino al 1453.

Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: disegna una linea del tempo orizzontale che va dall'anno 300 d.C. al 500 d.C., segna con un pallino le date 395, 410, 455 e 476 e accanto a ciascun pallino scrivi in una frase che cosa accadde. Poi, sotto la linea, rispondi con frasi complete a queste due domande: perché si parla di cause interne ed esterne della caduta? Perché diciamo che il 476 è una data convenzionale e non l'unico momento della crisi?

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