L'Impero romano è la lunga stagione in cui Roma, da semplice città, divenne il governo di terre vastissime affacciate sul Mar Mediterraneo, guidate da un solo capo chiamato imperatore.
Prima del 27 a.C. Roma era una repubblica, cioè uno Stato in cui il governo veniva affidato a magistrati eletti ogni anno dai cittadini riuniti in assemblea. Dopo decenni di guerre civili tra generali rivali, Ottaviano sconfisse i suoi avversari e ricevette dal Senato il titolo onorifico di Augusto, diventando il primo imperatore della storia di Roma. Da quel momento il potere militare, religioso e politico restò concentrato nelle mani di una sola persona, anche se il Senato continuò ufficialmente a esistere e a dare consigli. L'Impero nacque dunque nel 27 a.C. e durò in Occidente fino al 476 d.C., per circa cinquecento anni di storia continua. In questo lunghissimo periodo si alternarono imperatori capaci e altri molto deboli, dinastie famose come quella Giulio-Claudia e momenti di grandissima ricchezza. Capire questa trasformazione aiuta a leggere molti segni che troviamo ancora oggi nelle nostre città, nelle lingue e nelle leggi.
Come era organizzato l'Impero
L'imperatore era il capo supremo: comandava l'esercito, nominava i governatori, controllava le tasse e veniva persino venerato come una figura sacra dopo la morte. Il territorio enorme venne diviso in province, cioè grandi regioni amministrate da funzionari romani che facevano rispettare le leggi e raccoglievano i tributi per lo Stato. Per tenere unite terre così lontane fu costruita una straordinaria rete di strade lastricate, lungo le quali viaggiavano soldati, mercanti, lettere ufficiali e persino notizie portate da staffette a cavallo. Le legioni, formate da soldati professionisti ben addestrati, presidiavano i confini fortificati lungo fiumi come il Reno e il Danubio per difendere l'Impero dalle popolazioni esterne. Tutti gli abitanti liberi potevano, col tempo, ottenere la cittadinanza romana, un privilegio importante che dava diritti, protezione legale e la possibilità di partecipare alla vita pubblica. Ad esempio, un mercante nato in Spagna poteva trasferirsi a Roma, aprire una bottega, sposarsi e fare causa in tribunale esattamente come chi era nato sul Palatino.
Vita quotidiana, cultura e fine dell'Impero
Nelle città dell'Impero la vita scorreva tra fori affollati, terme pubbliche, anfiteatri per i giochi e templi dedicati a moltissimi dèi diversi. La lingua ufficiale era il latino, che si diffuse ovunque e diede origine, molti secoli dopo, alle lingue chiamate romanze, come l'italiano, il francese, lo spagnolo e il portoghese. I Romani furono grandi ingegneri: costruirono acquedotti che portavano acqua corrente nelle città, ponti robusti, fognature e edifici imponenti come il Colosseno e il Pantheon. A partire dal I secolo d.C. si diffuse anche il cristianesimo, dapprima perseguitato e poi, con l'imperatore Costantino nel 313 d.C., riconosciuto libero di essere professato in tutto l'Impero. Dal III secolo cominciarono però le crisi: tasse troppo pesanti, eserciti meno disciplinati e ripetute invasioni di popolazioni provenienti dal nord e dall'est misero in difficoltà il governo centrale. Nel 395 d.C. l'Impero fu diviso in due parti, Occidente e Oriente, e nel 476 d.C. il capo barbaro Odoacre depose l'ultimo imperatore d'Occidente, segnando convenzionalmente la fine del mondo antico.
Ricorda
- L'Impero romano nacque nel 27 a.C. con Augusto e finì in Occidente nel 476 d.C., dopo aver unito popoli diversissimi attorno al Mar Mediterraneo.
- Strade, province, legioni e cittadinanza furono gli strumenti che permisero di governare un territorio così vasto per cinque secoli.
- Eredità ancora vive sono le lingue romanze, il diritto, le opere di ingegneria e la diffusione del cristianesimo.
Piccolo esercizio sul quaderno: disegna una linea del tempo orizzontale e segna in ordine queste tre date scrivendo accanto a ciascuna che cosa è successo: 27 a.C., 313 d.C., 476 d.C..