L'Impero romano: quando Roma governava il mondo conosciuto

SpiegazioneScuola primaria · 5ªstoria

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L'Impero romano fu uno dei più grandi e duraturi imperi della storia: per secoli un solo governo riuscì a tenere unite terre, popoli e lingue diverse intorno al Mar Mediterraneo, lasciando un'eredità che ancora oggi vive nelle nostre città, nelle nostre parole e nelle nostre abitudini.

Immagina di poter viaggiare nel tempo e ritrovarti, duemila anni fa, in una grande città affacciata sul mare: cammini su una strada lastricata, vedi soldati con l'elmo lucido, mercanti che parlano lingue diverse, fontane che gettano acqua fresca portata da lontano. Ovunque tu sia, dalla Britannia alla Siria, dal Reno al Sahara, troverai le stesse monete, le stesse leggi, gli stessi templi e lo stesso alfabeto. Questo era l'Impero romano: un mondo enorme tenuto insieme da Roma, una città nata su sette colli e diventata padrona del Mediterraneo. Per capirlo davvero, dobbiamo scoprire come nacque, come funzionava, come viveva la sua gente e perché, dopo tanti secoli di splendore, finì per dissolversi.

Dalla Repubblica all'Impero: come è nato

Prima di diventare un impero, Roma fu per quasi cinquecento anni una Repubblica, cioè uno stato governato da magistrati eletti e dal Senato, non da un re solo. Con il tempo, però, Roma conquistò tantissime terre e diventò troppo grande per essere governata come prima: scoppiarono guerre civili tra generali ambiziosi che volevano comandare da soli. Giulio Cesare fu uno di questi: dopo aver conquistato la Gallia, attraversò il fiume Rubicone con il suo esercito e prese il potere, finendo però ucciso in Senato nel 44 a.C. dai suoi avversari. Suo figlio adottivo Ottaviano, dopo altre lotte, riuscì a vincere tutti i rivali e nel 27 a.C. ricevette dal Senato il titolo di Augusto, cioè "venerabile": è considerato il primo imperatore. Da quel momento il potere fu concentrato nelle mani di un solo uomo, anche se le antiche cariche repubblicane continuarono a esistere per facciata.

Per capire meglio, pensa alla differenza tra una squadra di calcio decisa dai giocatori in assemblea e una squadra in cui un solo allenatore decide tutto: la Repubblica somigliava alla prima, l'Impero alla seconda. Oppure immagina la tua scuola: se ogni decisione importante la prendesse soltanto la dirigente, senza più i consigli, somiglierebbe al passaggio dalla Repubblica all'Impero, quando un solo uomo cominciò a comandare su tutti.

Le terre dell'Impero e i suoi confini

Al tempo della sua massima espansione, sotto l'imperatore Traiano nel II secolo d.C., l'Impero romano si estendeva su tre continenti: Europa, Asia e Africa. Comprendeva l'attuale Italia, la Spagna, la Francia, parte della Germania, l'Inghilterra meridionale, i Balcani, la Grecia, la Turchia, il Vicino Oriente, l'Egitto e tutta la costa nord-africana. I Romani chiamavano il Mar Mediterraneo Mare Nostrum, che vuol dire "il nostro mare", perché tutte le sue coste erano sotto il loro controllo. Ai confini, lungo il Reno, il Danubio e nei deserti, costruirono mura, fortezze e accampamenti militari per difendersi dai popoli vicini, chiamati barbari, parola che indicava semplicemente chi non parlava latino o greco. La provincia era l'unità amministrativa di base: ogni territorio conquistato diventava una provincia governata da un funzionario inviato da Roma.

Pensa a una carta geografica dell'Europa di oggi e prova a immaginare un solo stato che vada dal Portogallo alla Turchia: era più o meno questa la grandezza dell'Impero. Un altro esempio: se da Milano un cittadino voleva andare ad Alessandria d'Egitto, attraversava decine di province ma usava sempre la stessa moneta, parlava latino con i funzionari e mostrava lo stesso documento, proprio come oggi facciamo viaggiando dentro l'Unione Europea.

L'imperatore, il Senato e il governo

Al vertice di tutto c'era l'imperatore, che riuniva nelle sue mani il comando dell'esercito, il potere di fare le leggi, di amministrare la giustizia e perfino una sorta di autorità religiosa. Alcuni imperatori furono saggi e amati dal popolo, come Augusto, Traiano o Marco Aurelio, mentre altri passarono alla storia per la loro crudeltà, come Nerone o Caligola. Il Senato continuò a esistere e a essere formato dalle famiglie più ricche, ma il suo potere reale era ormai limitato: spesso si occupava di consigliare l'imperatore e di amministrare alcune province più tranquille. Le città dell'Impero erano governate da consigli locali e da magistrati eletti tra i cittadini più importanti, un po' come oggi accade nei comuni. Per far funzionare un territorio così vasto serviva una rete enorme di funzionari, esattori delle tasse, scribi e soldati, che venivano pagati grazie ai tributi versati dalle province.

Un esempio quotidiano: pensa a come funziona un grande supermercato con tanti reparti, magazzinieri, cassieri e un direttore generale: ognuno ha un ruolo preciso ma tutti rispondono a chi sta in alto. Allo stesso modo, un panettiere di Pompei pagava le tasse al magistrato della sua città, che a sua volta rispondeva al governatore della provincia, il quale doveva rendere conto direttamente all'imperatore a Roma.

La società romana: cittadini, donne, schiavi

La società dell'Impero era divisa in gruppi molto diversi tra loro per ricchezza e diritti. Al vertice c'erano i senatori e i cavalieri, famiglie ricchissime che possedevano enormi terre e vivevano in ville di lusso; sotto di loro c'era una grande massa di cittadini comuni, contadini, artigiani e commercianti, che lavoravano duramente per vivere. Esisteva poi una folla immensa di schiavi, persone catturate in guerra o nate in schiavitù, considerate proprietà del padrone: lavoravano nei campi, nelle miniere, nelle case e talvolta come maestri o medici. Le donne romane non potevano votare né ricoprire cariche politiche, ma nelle famiglie più ricche potevano gestire affari, possedere beni e influenzare la vita pubblica attraverso i mariti. Con un editto famoso dell'imperatore Caracalla, nel 212 d.C., la cittadinanza romana fu estesa a quasi tutti gli abitanti liberi dell'Impero: un fatto enorme, che fece sentire molti popoli diversi parte di un unico mondo.

Immagina una grande villa di campagna: nei campi gli schiavi raccolgono il grano, in cucina altri schiavi preparano il pranzo, il padrone discute affari con un amico cavaliere e la moglie controlla i conti della casa. Un altro esempio: pensa a un bambino nato in Egitto da una famiglia povera ma libera; dopo il 212 d.C. egli aveva gli stessi diritti civili di un bambino nato a Roma, anche se le differenze di ricchezza restavano enormi.

Vita quotidiana, città e tempo libero

Le città romane erano luoghi vivaci, piene di rumori, odori e voci: c'era il foro, grande piazza centrale dove si discuteva di affari e di politica, c'erano le terme, dove ci si lavava e si chiacchierava con gli amici, e c'erano i mercati pieni di pesce, frutta, spezie venute da paesi lontani. Le case dei ricchi, chiamate domus, avevano un cortile interno con una vasca per raccogliere l'acqua piovana, mentre i poveri vivevano in palazzi a più piani chiamati insulae, spesso fragili e affollati. Per il tempo libero i Romani amavano lo spettacolo: nell'anfiteatro si svolgevano i combattimenti dei gladiatori, nel circo le gare di carri tirati da cavalli, nei teatri le commedie e le tragedie. I bambini delle famiglie benestanti andavano a scuola, imparavano a leggere, scrivere e fare di conto, mentre i figli dei poveri spesso aiutavano i genitori nel lavoro fin da piccoli. Il cibo era semplice e variava molto secondo la ricchezza: pane, olive, legumi e verdure per tutti, carne e pesce solo per chi poteva permetterseli.

Pensa a quando vai in piscina con i tuoi amici e poi mangiate un gelato insieme: per i Romani le terme erano una cosa simile, un luogo dove si stava in compagnia per ore. Oppure pensa allo stadio durante una partita importante: l'emozione del pubblico al Colosseo o al Circo Massimo doveva essere proprio come quella che senti tu quando la tua squadra del cuore segna un gol.

Strade, acquedotti, monumenti: l'eredità dei costruttori

I Romani furono ingegneri straordinari e costruirono opere che ancora oggi possiamo ammirare. La rete di strade collegava ogni angolo dell'Impero a Roma, da cui nasce il famoso detto "tutte le strade portano a Roma": erano lastricate, dritte e dotate di pietre miliari che indicavano le distanze. Gli acquedotti portavano l'acqua pulita dalle montagne fino alle città, percorrendo decine di chilometri grazie ad archi e canali calcolati con grande precisione. I Romani inventarono anche un materiale rivoluzionario, una specie di cemento fatto di calce, sabbia e cenere vulcanica, che permetteva di costruire archi, volte e cupole enormi come quella del Pantheon a Roma. Costruirono ponti, terme, anfiteatri, basiliche e fognature che hanno funzionato per secoli e in molti casi sono ancora visibili nelle nostre città. Anche la lingua latina, il diritto romano e l'alfabeto che oggi usiamo sono frutto di questa straordinaria eredità.

Un esempio concreto: l'acquedotto del Pont du Gard in Francia è alto quasi cinquanta metri e fu costruito senza gru né camion, soltanto con la forza degli uomini e degli animali. Un altro esempio quotidiano: quando apri il rubinetto e bevi un bicchiere d'acqua, stai usando un'idea inventata dai Romani, cioè portare acqua corrente dalle sorgenti fin dentro casa, anche se oggi lo facciamo con tubature moderne.

La crisi e la caduta dell'Impero d'Occidente

Dopo i secoli più splendidi, a partire dal III secolo d.C. l'Impero entrò in una lunga crisi: gli imperatori si succedevano troppo in fretta, spesso uccisi dai loro stessi soldati, le tasse aumentavano, i commerci diminuivano e ai confini premevano popolazioni che cercavano nuove terre. L'imperatore Diocleziano divise l'Impero in quattro parti per governarlo meglio, e più tardi Costantino spostò la capitale a Costantinopoli, fondando una nuova grande città in Oriente. Costantino fece anche una scelta storica: nel 313 d.C., con l'editto di Milano, concesse ai cristiani la libertà di praticare la loro religione, che fino ad allora era stata spesso perseguitata. Nel 395 d.C. l'Impero fu definitivamente diviso in due: Impero romano d'Occidente, con capitale Roma, e Impero romano d'Oriente, con capitale Costantinopoli. La parte occidentale, indebolita, non riuscì a resistere alle continue invasioni e nel 476 d.C. l'ultimo imperatore, Romolo Augustolo, fu deposto dal capo barbaro Odoacre: è la data che gli storici usano per indicare la fine dell'Impero romano d'Occidente.

Per capire la crisi, pensa a una grande azienda che ha troppi negozi sparsi nel mondo, troppe spese e capi che cambiano in continuazione: prima o poi fa fatica a stare in piedi. Un esempio scolastico: se in una classe ogni settimana cambia il rappresentante e nessuno riesce a portare avanti i progetti, alla fine tutto si blocca; qualcosa di simile capitò all'Impero negli ultimi secoli.

Ricorda

Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: disegna una linea del tempo orizzontale che parta dal 27 a.C. e arrivi al 476 d.C.; segna con un puntino e una breve didascalia almeno cinque date importanti scelte tra quelle che hai studiato (per esempio 27 a.C., 212 d.C., 313 d.C., 395 d.C., 476 d.C.). Sotto la linea del tempo, scrivi in tre o quattro frasi che cosa, secondo te, è stata l'eredità più importante che i Romani ci hanno lasciato e perché la riconosci ancora oggi nella vita di tutti i giorni.

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.primaria.storia.cl3.strumenti-concettuali.02 — Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione. Da revisionare.

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