I Greci e le polis

SpiegazioneScuola primaria · 5ªstoria

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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Gli antichi Greci non formarono mai un unico grande regno, ma vissero in tante piccole città indipendenti chiamate polis: ognuna aveva leggi, eserciti e divinità protettrici, eppure tutti si sentivano profondamente greci grazie alla lingua, alla religione e ai grandi giochi sportivi.

Dove e quando vissero i Greci

La civiltà greca nacque intorno al 2000 a.C. in una terra montuosa affacciata sul Mar Egeo, formata dalla penisola che oggi chiamiamo Grecia, da molte isole e dalle coste dell'Asia Minore. Le montagne dividevano il territorio in tante piccole pianure isolate, e questo spinse gli abitanti a fondare comunità separate invece di un solo grande stato. Il mare, al contrario, univa i Greci e li trasformò in abili navigatori capaci di raggiungere la Sicilia, l'Africa del Nord e le coste del Mar Nero. Pensa, ad esempio, a un ragazzo di Atene che saliva su una nave per vendere anfore di olio fino in Egitto: in poche settimane attraversava mari pericolosi e tornava con grano e profumi. Oppure immagina una famiglia di Corinto che lasciava la patria per fondare una nuova città in Sicilia, portando con sé i semi degli ulivi e la statua della propria divinità. Il periodo più importante della loro storia, quello classico, si colloca tra il 500 e il 300 a.C. circa.

Che cos'è una polis

La parola polis, in greco antico, significa semplicemente città, ma indica qualcosa di molto più ricco di un semplice insieme di case e strade. Una polis era una città-stato, cioè una comunità di cittadini con un proprio governo, leggi precise, un esercito e un territorio agricolo intorno alle mura. Ogni polis era totalmente indipendente dalle altre: Atene non obbediva a Sparta, e Tebe non riceveva ordini da Corinto, anche se tutte parlavano la stessa lingua. Per capire meglio, immagina che oggi Roma, Milano e Napoli fossero tre piccoli stati separati, ciascuno con un proprio re e una propria moneta. Un altro esempio: se un cittadino di Sparta si fosse trasferito ad Atene, sarebbe stato considerato uno straniero e non avrebbe potuto votare nelle assemblee. La polis era allo stesso tempo casa, patria e famiglia allargata per chi ci nasceva.

Come era fatta una polis

Ogni polis era organizzata in modo simile, con alcuni luoghi che si ritrovavano dappertutto e che avevano funzioni precise nella vita quotidiana. Al centro sorgeva l'acropoli, una collina fortificata dove si trovavano i templi degli dèi e dove la popolazione si rifugiava in caso di attacco nemico. Ai piedi dell'acropoli si apriva l'agorà, una grande piazza dove si svolgeva il mercato e dove i cittadini si incontravano per discutere di politica, di affari e di novità. Tutto intorno si estendevano le case dei cittadini, costruite con mattoni di fango e tetti di tegole, spesso disposte lungo strade strette e tortuose. Fuori dalle mura si trovavano i campi coltivati a grano, viti e ulivi, gli oliveti e i pascoli per le pecore e le capre. Pensa, ad esempio, a una mamma che al mattino scendeva all'agorà per comprare pesce fresco e formaggio, mentre il marito saliva all'acropoli a portare un'offerta al tempio.

Atene e Sparta, due polis molto diverse

Fra le centinaia di polis greche, due divennero famosissime per ragioni opposte e ancora oggi vengono studiate come due modelli di vita differenti. Atene era una polis aperta, vivace, dove fiorivano il commercio, il teatro, la filosofia e la democrazia, cioè il governo del popolo riunito in assemblea. A Sparta, invece, contava soprattutto la forza militare: i bambini maschi venivano allontanati dalla famiglia a sette anni per essere addestrati duramente in caserme severissime. Un ragazzo ateniese passava le giornate a scuola imparando a leggere, a suonare la cetra e a discutere con i maestri di filosofia. Un ragazzo spartano, invece, imparava a sopportare la fame, il freddo e la fatica, dormendo sul nudo terreno e mangiando una zuppa nera fatta di sangue e cereali. Le due polis si scontrarono in una lunga guerra, detta del Peloponneso, che indebolì entrambe e tutta la Grecia.

Chi comandava nelle polis

Nel corso dei secoli, le polis furono governate in modi molto diversi, e i Greci stessi inventarono parole che ancora oggi usiamo per descrivere i governi. All'inizio c'era la monarchia, cioè il governo di un solo re; poi spesso il potere passò a poche famiglie ricche, e in questo caso si parlava di oligarchia, che significa governo di pochi. Ad Atene, intorno al 500 a.C., nacque qualcosa di nuovo e rivoluzionario: la democrazia, dove tutti i cittadini liberi potevano riunirsi in assemblea e votare alzando la mano. Immagina migliaia di uomini seduti su una collina, ad ascoltare un oratore che propone una nuova legge, e poi a votare per accettarla o respingerla. Attenzione però: nella democrazia ateniese non votavano né le donne, né gli schiavi, né gli stranieri, ma solo una minoranza di cittadini maschi adulti. Era comunque un'idea straordinaria, perché per la prima volta nella storia il popolo decideva direttamente del proprio futuro.

Religione, giochi e cultura comune

Nonostante le polis fossero divise politicamente, i Greci si sentivano un unico popolo perché condividevano lingua, religione, racconti e tradizioni antichissime. Credevano in molti dèi, come Zeus, Atena, Poseidone e Apollo, che secondo i loro miti vivevano sul monte Olimpo e somigliavano agli uomini per pregi e difetti. Ogni quattro anni, a Olimpia, si svolgevano i giochi olimpici: atleti provenienti da tutte le polis gareggiavano nella corsa, nella lotta e nel lancio del disco. Durante quei giorni si fermavano persino le guerre, perché vincere alle Olimpiadi era considerato un onore concesso direttamente dagli dèi. I Greci amavano anche il teatro, e ad Atene migliaia di spettatori si sedevano sulle gradinate di pietra per assistere a tragedie e commedie. Un'altra passione era la filosofia: pensatori come Socrate o Platone passeggiavano per le strade discutendo di giustizia, verità e felicità con chiunque volesse ascoltarli.

L'eredità dei Greci

Anche se la civiltà greca finì per essere conquistata dai Romani, le sue idee continuano a vivere intorno a noi ogni giorno, spesso senza che ce ne accorgiamo. Dalla loro lingua derivano moltissime parole che usiamo a scuola, come matematica, geografia, musica, telefono e alfabeto, che prende il nome dalle prime due lettere greche, alfa e beta. Dal loro modo di pensare arrivano la democrazia, il teatro, le Olimpiadi moderne e perfino l'idea che la conoscenza si conquista facendo domande. Un esempio quotidiano: quando in classe alzi la mano per votare il nome della mascotte, stai usando un metodo inventato dagli antichi ateniesi più di duemilacinquecento anni fa. Un altro esempio: il logo dei Giochi Olimpici con la fiamma che brucia ricorda il fuoco sacro che ardeva nei templi greci durante le gare. Studiare i Greci, quindi, significa scoprire le radici di una parte importantissima del mondo in cui viviamo.

Ricorda

I punti chiave da fissare bene nella memoria sono questi:

  1. I Greci vivevano in una terra montuosa affacciata sul mare e fondarono molte città indipendenti.
  2. La polis era una città-stato, con leggi, esercito e governo propri.
  3. Ogni polis aveva un'acropoli con i templi e un'agorà con il mercato.
  4. Atene e Sparta furono due polis famose ma molto diverse: una democratica e culturale, l'altra militare e severa.
  5. Ad Atene nacque la democrazia, governo del popolo, anche se non tutti potevano votare.
  6. I Greci erano uniti dalla religione, dai miti, dalla lingua e dai giochi olimpici.
  7. Dalla civiltà greca derivano molte parole, idee e istituzioni che usiamo ancora oggi.

Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: disegna la pianta immaginaria di una polis greca, indicando con i numeri 1-2-3-4 l'acropoli, l'agorà, le mura e i campi coltivati. Sotto al disegno, scrivi tre frasi che spieghino perché, secondo te, ogni polis era così gelosa della propria indipendenza.

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.primaria.storia.cl3.strumenti-concettuali.03 — Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione. Da revisionare.

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