Le fonti della preistoria

SpiegazioneScuola primaria · 3ªstoria

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Le fonti sono tracce del passato che ci permettono di ricostruire la storia: per la preistoria, quando la scrittura non esisteva ancora, abbiamo solo fonti non scritte.

La preistoria è il lunghissimo periodo che precede l'invenzione della scrittura, quindi non possiamo leggere libri o documenti per sapere come vivevano gli uomini di allora. Per conoscere quel mondo lontano, gli studiosi cercano e analizzano le fonti, cioè ogni traccia che il passato ha lasciato. Una fonte può essere un oggetto, un osso, una pittura o anche il segno di un antico focolare nascosto sotto terra. Senza queste tracce non sapremmo nulla di come i nostri antenati cacciavano, mangiavano, si vestivano o si riparavano dal freddo. Per questo le fonti sono preziosissime e devono essere studiate con grande attenzione, perché ogni piccolo dettaglio può raccontarci una parte di storia.

Quali fonti usiamo per la preistoria

Poiché la scrittura non era ancora stata inventata, gli studiosi della preistoria possono contare solo su fonti non scritte, che si dividono in diversi gruppi. Le fonti materiali sono gli oggetti costruiti dall'uomo, come schegge di pietra, punte di freccia, vasi di argilla, collane di conchiglie o resti di capanne. Le fonti ossee comprendono invece le ossa umane e animali, che ci dicono chi viveva in un luogo, quali animali venivano cacciati e quali malattie esistevano. Esistono poi fonti naturali, come pollini, semi e carboni, che raccontano com'era il clima e quali piante crescevano in quella zona. Infine ci sono le fonti iconografiche, cioè i disegni e le pitture rupestri lasciate sulle pareti delle grotte. Un esempio concreto è la grotta di Altamira, in Spagna, dove sono dipinti bisonti che ci mostrano quali animali gli uomini conoscevano e cacciavano.

Chi studia le fonti e come lavora

Lo studioso che cerca e analizza le fonti della preistoria si chiama archeologo e svolge un lavoro paziente, simile a quello di un detective. Il suo lavoro segue alcuni passi ben precisi:

  1. Sceglie un luogo dove pensa di poter trovare antiche tracce, come una grotta o una collina.
  2. Scava il terreno con piccoli attrezzi e pennelli, per non rovinare ciò che è nascosto.
  3. Prende nota di tutto: dove ha trovato l'oggetto, a quale profondità e accanto a cosa.
  4. Porta i reperti in laboratorio, dove altri studiosi li puliscono e li analizzano.
  5. Mette insieme le informazioni e prova a ricostruire come si viveva in quel luogo.

L'archeologo collabora spesso con altri esperti: il paleontologo studia i fossili, l'antropologo osserva le ossa umane, il geologo analizza le rocce e i terreni. Ogni reperto è come un pezzo di puzzle, e solo unendoli tutti possiamo intravedere un'immagine del passato.

Ricorda

Piccolo esercizio sul quaderno: disegna tre oggetti che potresti trovare in una grotta preistorica e, accanto a ciascuno, scrivi una frase che spieghi che cosa potrebbe raccontarci di quell'epoca.

Riferimento curricolare

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