Le figure retoriche sono trucchi speciali che gli scrittori, i poeti e anche noi nelle conversazioni di tutti i giorni usiamo per rendere le parole più belle, più vive e più capaci di emozionare chi ascolta o chi legge.
Che cosa sono le figure retoriche
Quando parliamo o scriviamo, non sempre usiamo le parole nel loro significato più semplice e diretto, perché spesso vogliamo dare maggiore forza, colore o musicalità al nostro discorso. Le figure retoriche sono proprio queste piccole invenzioni linguistiche che cambiano l'uso normale delle parole per ottenere un effetto particolare su chi ci legge o ci ascolta. Pensa, ad esempio, a quando dici «ho una fame da lupo»: nessuno crede davvero che tu sia un lupo, ma quella frase fa capire benissimo quanto tu abbia voglia di mangiare. Allo stesso modo, quando un cantante scrive «il mio cuore è in tempesta», non significa che nel suo petto stia piovendo, ma che dentro di lui c'è una grande confusione di sentimenti. Le figure retoriche, dunque, sono presenti dappertutto: nei libri, nelle poesie, nelle canzoni, nei film e persino nelle pubblicità che vediamo in televisione. Studiarle ci aiuta sia a capire meglio quello che leggiamo sia a esprimerci in modo più ricco e personale.
La similitudine
La similitudine è una figura retorica che mette a confronto due elementi diversi tra loro per mostrare una somiglianza che li unisce, e si riconosce facilmente perché contiene sempre paroline come «come», «simile a», «sembra», «pare» oppure «assomiglia a». Quando dici «sei veloce come un fulmine», stai facendo un paragone fra la velocità di una persona e quella di un fulmine, perché entrambi condividono la caratteristica della rapidità. Un altro esempio molto comune che si sente spesso in famiglia è «dormi come un ghiro»: in questo caso si paragona il sonno profondo di una persona a quello del piccolo animale che riposa per moltissime ore. La similitudine serve a rendere più chiare e immediate le immagini, perché collega qualcosa che vogliamo descrivere a qualcosa di già conosciuto da tutti. Nelle poesie i poeti la usano moltissimo per trasmettere sensazioni precise senza scrivere lunghe spiegazioni. Anche tu, senza accorgertene, fai similitudini ogni giorno quando paragoni un compagno a un personaggio dei cartoni animati o un piatto al sapore di un altro.
La metafora
La metafora è una figura retorica molto simile alla similitudine, ma più audace, perché non usa le paroline di paragone e fa un confronto diretto, come se una cosa fosse davvero un'altra. Se dico «Marco è una roccia», non sto dicendo che è fatto di pietra, ma voglio comunicare che è una persona forte, solida e su cui si può contare nei momenti difficili. Allo stesso modo, l'espressione «la tua stanza è una giungla» non significa che ci siano alberi e scimmie, ma fa capire che il disordine è davvero grande, come se ci fosse vegetazione selvaggia. La metafora è molto potente perché costringe chi ascolta a immaginare e a costruire un'immagine nella propria mente. I poeti e i pubblicitari la usano spesso perché in poche parole riescono a comunicare moltissimi significati nascosti. Quando incontri una metafora in un testo, fermati un attimo e prova a chiederti che cosa l'autore volesse davvero dire con quel paragone così deciso.
La personificazione
La personificazione è una figura retorica che attribuisce caratteristiche umane, come sentimenti, parole o azioni, ad animali, oggetti o elementi della natura che, in realtà, non possono comportarsi come noi. Quando leggi «il sole sorride dietro le montagne», capisci subito che il sole non ha una bocca, ma l'autore vuole farti sentire l'atmosfera allegra e luminosa di una bella giornata. Un altro esempio facile da ricordare è «il vento sussurra tra le foglie»: il vento non parla davvero, ma il rumore lieve che produce viene paragonato a una voce sottile e segreta. Questa figura retorica è amatissima nelle favole, dove gli animali parlano e gli oggetti pensano, ma compare anche in tantissime poesie e canzoni. Serve soprattutto a creare atmosfere magiche o a far provare al lettore le emozioni di chi scrive. Provando a usarla tu stesso nei tuoi temi, scoprirai che descrivere il mondo come se fosse vivo lo rende molto più affascinante.
L'onomatopea
L'onomatopea è una figura retorica davvero divertente, perché riproduce con le parole i suoni della realtà, come i versi degli animali, i rumori della natura o quelli prodotti dagli oggetti. Esempi che conosciamo fin da piccoli sono «bau bau» per indicare il cane, «miao» per il gatto, oppure «splash» per il tuffo nell'acqua e «tic tac» per il ticchettio dell'orologio. Questa figura retorica si trova soprattutto nei fumetti, dove le esplosioni diventano «boom», le porte sbattute diventano «slam» e le risate diventano «ah ah». Nelle poesie l'onomatopea viene usata per riempire i versi di suoni precisi, così che il lettore non solo immagini la scena ma la senta proprio nelle orecchie. Anche nelle filastrocche per bambini compaiono spesso parole onomatopeiche, perché aiutano a ricordare il ritmo e divertono. L'onomatopea ci ricorda che le parole non servono solo a dire qualcosa, ma possono anche imitare il mondo che ci circonda.
L'iperbole
L'iperbole è una figura retorica che usa l'esagerazione per dare maggiore forza a ciò che si vuole comunicare, spingendo la realtà fino a un punto impossibile o irreale. Quando esclami «ti ho aspettato un secolo!», non stai dicendo che sono passati cento anni davvero, ma vuoi far capire che l'attesa ti è sembrata lunghissima e fastidiosa. Anche frasi come «ho mangiato così tanto che scoppio» o «questa borsa pesa una tonnellata» sono iperboli, perché nessuno scoppia per davvero e nessuna borsa scolastica pesa mille chili. Questa figura retorica viene usata moltissimo nel linguaggio di tutti i giorni, soprattutto quando vogliamo trasmettere emozioni forti come la sorpresa, la stanchezza o la felicità. Anche nelle pubblicità si trovano spesso iperboli, come quando un'azienda dice che il suo prodotto è «il migliore del mondo». Stare attenti a riconoscerle è importante per non prendere alla lettera ciò che è soltanto un modo coloratissimo di parlare.
L'allitterazione e la rima
L'allitterazione è una figura retorica che consiste nel ripetere uno stesso suono, soprattutto una consonante, all'inizio o all'interno di parole vicine, creando un effetto musicale particolare. Un esempio famoso è «fresche le mie parole nella sera», dove il suono «f» e «r» tornano più volte e accarezzano l'orecchio. Anche lo scioglilingua «sopra la panca la capra campa» è ricchissimo di allitterazioni, e infatti è proprio per questo che risulta tanto difficile da pronunciare in fretta. La rima, invece, è la ripetizione dei suoni finali di due o più versi, come «cuore» e «amore», oppure «luna» e «fortuna», e rende la poesia più armoniosa e facile da ricordare. Entrambe queste figure retoriche servono a dare musica al testo, perché la poesia non si rivolge solo alla mente ma anche all'udito. Quando reciti una filastrocca, accorgersi delle rime e delle allitterazioni ti aiuterà a leggerla con il ritmo giusto.
Ricorda
Le figure retoriche sono strumenti preziosi che rendono il linguaggio più vivo, espressivo e capace di colpire chi ascolta o legge. I punti più importanti da tenere a mente sono: la similitudine confronta usando «come», la metafora confronta senza parole di paragone, la personificazione dà vita umana a cose o animali, l'onomatopea imita i suoni, l'iperbole esagera la realtà, l'allitterazione ripete suoni e la rima fa coincidere le terminazioni dei versi. Tutte queste figure servono a creare immagini, emozioni e musica nelle parole, e si trovano dappertutto, dai libri alle canzoni che ascolti ogni giorno. Per imparare a riconoscerle, devi leggere tante poesie e racconti facendo attenzione alle espressioni più strane e originali. Un piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: scrivi cinque frasi che descrivano una giornata di pioggia, usando in ciascuna una figura retorica diversa (similitudine, metafora, personificazione, onomatopea, iperbole), e poi sottolinea con colori differenti la figura retorica presente in ogni frase.