Le parole che danzano
Le figure retoriche sono trucchi speciali che gli scrittori usano per rendere le frasi più belle, più vive e più sorprendenti, come piccoli effetti speciali della lingua.
Quando leggiamo una poesia o ascoltiamo una canzone, capita spesso di incontrare frasi che ci colpiscono perché suonano in modo particolare o creano immagini vivide nella nostra mente. Dire che il sole sorride oppure che il mare ruggisce non è un errore, ma una scelta voluta dello scrittore per emozionare chi legge. Queste scelte speciali si chiamano figure retoriche e sono come gli ingredienti segreti che trasformano una frase comune in un piccolo capolavoro. Le usano i poeti, ma anche i cantanti, i pubblicitari e persino noi stessi quando parliamo con gli amici. Imparare a riconoscerle ci aiuta a capire meglio quello che leggiamo e a scrivere testi più ricchi e originali. In questa scheda esploreremo insieme le più importanti, con tanti esempi tratti dalla vita di tutti i giorni.
La similitudine: quando una cosa assomiglia a un'altra
La similitudine è la figura retorica più facile da riconoscere perché contiene quasi sempre una piccola parola che fa da spia, cioè come. Con la similitudine confrontiamo due cose diverse per mostrare che hanno qualcosa in comune, rendendo la descrizione più viva e immediata. Se diciamo che Marta corre come una gazzella, stiamo paragonando la sua velocità a quella di un animale notoriamente rapido. Pensiamo a quante volte usiamo frasi così anche senza accorgercene, ad esempio quando affermiamo che il nonno è forte come un leone oppure che la nostra cameretta è disordinata come un campo di battaglia. Altre parole che introducono una similitudine sono sembra, pare, somiglia a, quasi. Provate a inventarne una voi: descrivete un compagno o un oggetto della classe usando un paragone divertente.
La metafora: il paragone nascosto
La metafora è la sorella più misteriosa della similitudine, perché fa lo stesso lavoro ma senza usare la parola come. Invece di dire che Luigi è coraggioso come un leone, diciamo direttamente che Luigi è un leone, e tutti capiscono che parliamo del suo coraggio. È un piccolo salto della fantasia che chiede al lettore di immaginare il collegamento tra le due cose. Nella vita quotidiana usiamo moltissime metafore senza rendercene conto, ad esempio quando chiamiamo una persona dolce miele oppure diciamo che il tempo vola. Anche le canzoni e le poesie ne sono piene, perché permettono di dire molto con poche parole. Provate a trasformare una similitudine in metafora: da il cielo è azzurro come il mare a il cielo è un mare azzurro.
La personificazione: dare vita alle cose
La personificazione è una figura retorica magica che regala caratteristiche umane a oggetti, animali o elementi della natura. Quando scriviamo che il vento sussurra tra le foglie oppure che la luna veglia sui bambini, stiamo facendo proprio questo, cioè trasformando qualcosa di inanimato in un personaggio quasi vivo. Questa figura è bellissima perché aiuta a creare atmosfere suggestive e a far provare emozioni al lettore, come se assistesse a una piccola scena teatrale. Nelle favole troviamo sempre la personificazione, perché animali e oggetti parlano, pensano e si arrabbiano proprio come noi. Anche nei cartoni animati le automobili sorridono e le case strizzano l'occhio. Provate a far parlare il vostro zaino: cosa direbbe della giornata appena trascorsa a scuola?
L'onomatopea e l'iperbole: suoni ed esagerazioni
L'onomatopea è la figura retorica che riproduce con le parole i suoni della realtà, come il bum di un'esplosione, il miao del gatto o il tic-tac dell'orologio sulla parete. La troviamo spesso nei fumetti, dove le scritte splash, crash e bang accompagnano le scene più movimentate e rendono tutto più divertente. L'iperbole, invece, è la regina dell'esagerazione, perché serve a ingrandire o rimpicciolire qualcosa oltre misura per stupire chi ascolta. Quando dichiariamo di avere una fame da lupi oppure di aver aspettato un'eternità davanti alla cassa del supermercato, stiamo usando proprio questa figura. Le iperboli sono utilissime per comunicare emozioni forti, ma vanno usate con misura altrimenti perdono il loro effetto sorpresa. Pensate a una vostra esagerazione preferita: probabilmente l'avete inventata senza nemmeno saperlo.
Ricorda
Ecco i punti fondamentali che devi tenere a mente prima di affrontare la verifica o leggere una poesia con occhi nuovi:
- La similitudine paragona due cose usando come, sembra, pare, somiglia a.
- La metafora è un paragone diretto, senza la parola come.
- La personificazione attribuisce qualità umane a cose, animali o elementi naturali.
- L'onomatopea imita con le parole i suoni della realtà.
- L'iperbole esagera volutamente per stupire o emozionare il lettore.
Piccolo esercizio: riconosci la figura retorica in queste frasi e scrivi accanto il nome giusto. Le stelle ammiccavano nel cielo notturno. / Sei veloce come il vento. / Ho una sete da morire. / Il tuono rimbombò con un fragoroso boom. / Maria è un fiore di ragazza.