I modi del verbo

SpiegazioneScuola primaria · 5ªitaliano

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Il modo del verbo ci dice come chi parla presenta l'azione: come un fatto certo, come una possibilità, come un ordine o come un desiderio.

Quando usiamo un verbo non comunichiamo solo che cosa succede, ma anche con quale atteggiamento lo diciamo. Per esempio, possiamo raccontare un fatto reale, immaginare qualcosa che potrebbe accadere, dare un comando oppure esprimere un augurio. Tutte queste sfumature si esprimono cambiando il modo del verbo. I modi della lingua italiana sono sette e si dividono in due grandi gruppi. I primi quattro si chiamano modi finiti perché cambiano la forma in base alla persona (io, tu, egli) e al tempo. Gli ultimi tre si chiamano modi indefiniti perché non indicano la persona che compie l'azione.

I quattro modi finiti

Il primo modo finito è l'indicativo, che usiamo per raccontare fatti certi, sicuri e reali, come quando diciamo "Marco mangia la mela". È il modo più usato e ha ben otto tempi diversi, fra presente, passato e futuro. Il secondo è il congiuntivo, che esprime un dubbio, una possibilità, un'opinione o un desiderio incerto, e di solito compare dopo verbi come "penso che", "credo che", "spero che", come in "Penso che Luca arrivi presto". Il terzo è il condizionale, che indica un'azione possibile solo a una certa condizione oppure serve per chiedere qualcosa con gentilezza, come in "Mangerei volentieri una pizza". Il quarto è l'imperativo, che esprime un ordine, un invito, un consiglio o una preghiera, e si rivolge direttamente a una persona, come in "Studia con attenzione!".

I tre modi indefiniti

I modi indefiniti si chiamano così perché non ci dicono chi compie l'azione: la persona resta indeterminata e dobbiamo capirla dal resto della frase. L'infinito è la forma con cui troviamo il verbo sul dizionario e termina in -are, -ere o -ire: amare, leggere, dormire. Lo usiamo per nominare l'azione in generale, come in "Mi piace cantare". Il participio può essere presente (-ante, -ente) o passato (-ato, -uto, -ito) e spesso funziona anche come aggettivo o come nome, per esempio "il cantante" oppure "la lezione finita". Il gerundio termina in -ando o -endo e indica un'azione che accompagna quella del verbo principale, mostrando il modo o il tempo in cui avviene, come in "Cammino cantando".

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