I modi del verbo sono le forme che usiamo per dire come si presenta un'azione: certa, possibile, ordinata, desiderata o ancora indefinita. Conoscerli ci aiuta a scegliere il verbo giusto in ogni situazione, sia quando parliamo sia quando scriviamo.
Che cosa sono i modi del verbo
Il verbo non racconta soltanto un'azione, ma ci dice anche in che maniera quell'azione viene presentata da chi parla. Per esempio, una stessa azione come camminare può essere raccontata in tanti modi diversi a seconda di ciò che vogliamo comunicare al nostro interlocutore. Possiamo dire cammino, esprimendo qualcosa di sicuro, oppure camminerei, mostrando una possibilità legata a una condizione. Tutto questo avviene grazie ai modi, che sono le forme attraverso cui il verbo si presenta nella frase. In italiano i modi sono sette in totale: quattro si chiamano finiti e tre si chiamano indefiniti. La distinzione tra finiti e indefiniti è molto importante per capire come funziona la nostra lingua.
I modi finiti e i modi indefiniti
I modi finiti sono quelli che indicano con precisione la persona e il numero di chi compie l'azione, cioè ci dicono se a parlare è io, tu, egli, noi, voi o essi. Sono quattro: indicativo, congiuntivo, condizionale e imperativo, ognuno con un significato preciso. Quando diciamo mangiamo la pizza, capiamo subito che siamo noi a mangiare, perché il verbo è in un modo finito. I modi indefiniti, invece, non indicano la persona e per questo motivo si chiamano proprio così: rimangono generici e hanno bisogno del contesto per essere capiti fino in fondo. Sono tre: infinito, participio e gerundio, e li riconosci perché non dicono mai chiaramente chi sta agendo. Per esempio, dicendo correre fa bene, non sappiamo chi corre: l'azione è espressa in modo generale, senza un soggetto preciso.
Il modo indicativo
L'indicativo è il modo della realtà e della certezza, perché lo usiamo per raccontare fatti veri, sicuri o che consideriamo come tali. È il modo più usato nella nostra lingua e quello che impariamo per primo da piccoli, perché serve a descrivere il mondo che ci circonda. Quando dico il sole sorge ogni mattina, sto esprimendo una verità che tutti possono verificare. Quando racconto ieri ho mangiato un gelato alla fragola, sto presentando un fatto accaduto davvero, di cui sono sicura. L'indicativo ha molti tempi diversi, fra cui presente, imperfetto, passato prossimo, passato remoto, trapassato prossimo, futuro semplice e futuro anteriore. Questa ricchezza di tempi permette all'indicativo di collocare le azioni in qualsiasi momento, dal passato lontano al futuro.
Il modo congiuntivo
Il congiuntivo è il modo della possibilità, del dubbio, del desiderio e dell'opinione personale: lo usiamo quando un'azione non è certa, ma soltanto immaginata o ipotizzata. Spesso compare dopo verbi come credere, pensare, sperare, volere, temere e in frasi introdotte dalla parolina che. Per esempio, dicendo spero che tu venga alla festa, l'azione del venire non è sicura: è solo un desiderio di chi parla. Allo stesso modo, in credo che Marco sia simpatico, sto esprimendo un'opinione personale, non un fatto verificato. Il congiuntivo ha quattro tempi: presente, imperfetto, passato e trapassato, e a volte sembra difficile, ma con un po' di pratica diventa molto naturale. Conoscerlo bene è importante, perché rende il nostro modo di parlare e di scrivere preciso ed elegante.
Il modo condizionale
Il condizionale è il modo che esprime un'azione che potrebbe avvenire soltanto a una determinata condizione, oppure un desiderio, una richiesta gentile o un'opinione attenuata. Lo riconosci subito perché le sue forme finiscono spesso in -ei, -esti, -ebbe, -emmo, -este, -ebbero. Quando dico andrei al mare, se non piovesse, sto dicendo che la mia azione dipende dal fatto che non piova: ecco la condizione di cui parliamo. Anche frasi come vorrei un bicchiere d'acqua, per favore usano il condizionale per rendere la richiesta più cortese e gentile rispetto a un semplice voglio. Il condizionale ha due tempi: presente e passato, ed è molto utile per esprimere ciò che è possibile ma non certo. Spesso compare insieme al congiuntivo nel cosiddetto periodo ipotetico, cioè in quelle frasi che descrivono ipotesi e conseguenze.
Il modo imperativo
L'imperativo è il modo del comando, dell'ordine, dell'invito, della preghiera e del consiglio diretto rivolto a qualcuno. Lo usiamo quando vogliamo che un'altra persona faccia, o non faccia, qualcosa, e per questo è molto presente nella vita di tutti i giorni. Per esempio, quando la mamma dice chiudi la porta, oppure quando il maestro afferma aprite il quaderno a pagina venti, stiamo proprio davanti a un imperativo. È un modo speciale, perché ha soltanto il tempo presente e si rivolge sempre direttamente all'interlocutore, mai a se stessi. Inoltre non ha la prima persona singolare, perché non avrebbe senso dare un ordine a sé soli: nessuno dice vado! come ordine a se stesso. Le forme più tipiche sono la seconda persona singolare (parla!), la prima e la seconda persona plurale (parliamo!, parlate!) e la forma di cortesia.
I modi indefiniti: infinito, participio e gerundio
I tre modi indefiniti hanno una caratteristica comune: non indicano la persona, ma forniscono informazioni molto utili nella costruzione di frasi più ricche e articolate. L'infinito è la forma base del verbo, quella che troviamo scritta sul vocabolario, e si riconosce dalle terminazioni -are, -ere, -ire, come in cantare, leggere, dormire. Lo usiamo, per esempio, in frasi come amo leggere i romanzi d'avventura, dove non c'è nessun soggetto legato direttamente al verbo leggere. Il participio ha due tempi, presente e passato, e si comporta a volte come un verbo, a volte come un aggettivo: in la torta mangiata era buonissima, la parola mangiata è proprio un participio passato. Il gerundio, invece, ha forme che terminano in -ando o -endo e indica un'azione che si svolge contemporaneamente a un'altra, come in camminando, ho incontrato Luca. Questi tre modi sono fondamentali, perché ci permettono di unire azioni e descrizioni in modo elegante e veloce.
Curiosità e approfondimenti
Un aspetto curioso dei modi è che alcuni sembrano simili ma comunicano cose molto diverse, e bisogna fare attenzione a non confonderli quando scriviamo o parliamo. Per esempio, se avessi tempo, leggerei un libro usa due modi diversi nella stessa frase: il congiuntivo avessi e il condizionale leggerei, che insieme formano un periodo ipotetico della possibilità. In italiano abbiamo verbi che cambiano forma in modo molto particolare, come essere e avere, oppure andare, fare e dire: questi sono chiamati irregolari. Conoscere bene i modi serve anche quando leggi romanzi, fiabe e poesie, perché gli autori scelgono con cura il modo verbale per trasmettere emozioni, dubbi, certezze o sogni. Ti accorgerai che cambiare modo può trasformare completamente il significato di una frase, anche se le parole restanti rimangono uguali. Allenarsi a riconoscerli ti aiuterà tantissimo anche nella scuola secondaria, dove studierai questi argomenti più a fondo.
Ricorda
Ecco i punti chiave che devi sempre tenere a mente quando ragioni sui modi del verbo:
- I modi del verbo in italiano sono sette: quattro finiti (indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo) e tre indefiniti (infinito, participio, gerundio).
- L'indicativo esprime la realtà; il congiuntivo la possibilità o il dubbio; il condizionale ciò che avviene a una condizione; l'imperativo il comando o l'invito.
- I modi indefiniti non indicano la persona e si usano spesso insieme ad altri verbi nella stessa frase.
- La scelta del modo cambia il significato della frase, quindi va fatta con attenzione.
Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: scrivi sei frasi originali, ciascuna con un modo verbale diverso fra indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo, infinito e gerundio. Sottolinea il verbo principale e, accanto alla frase, scrivi tra parentesi quale modo hai usato. Infine, leggi le tue frasi a voce alta e prova a spiegare a un compagno o a un genitore perché hai scelto quel modo invece di un altro.