Il complemento oggetto

SpiegazioneScuola primaria · 4ªitaliano

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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Il complemento oggetto è la parte della frase che risponde alla domanda "Chi?" o "Che cosa?" e completa il significato del verbo, indicando la persona, l'animale o la cosa su cui ricade direttamente l'azione compiuta dal soggetto.

Una frase senza complemento oggetto è come una valigia vuota

Immagina di dire soltanto: "Marta mangia". La frase è corretta, ma sembra una valigia chiusa di cui non conosci il contenuto: cosa mangia, esattamente? Se aggiungiamo "una mela", la frase si riempie di significato e diventa subito più chiara e viva. Quella parolina importante, "una mela", è il complemento oggetto, perché è proprio l'oggetto sul quale ricade l'azione del mangiare. Allo stesso modo, se dico "Luca disegna un drago", capisco non solo che Luca disegna, ma anche che cosa sta disegnando. Il complemento oggetto, quindi, serve a precisare, arricchire e completare il messaggio che il verbo da solo non riuscirebbe a trasmettere fino in fondo.

Che cos'è davvero il complemento oggetto

Il complemento oggetto è quell'elemento della frase che riceve direttamente l'azione espressa dal verbo, senza il bisogno di alcuna preposizione che lo introduca. Quando dico "La nonna prepara la torta", la torta non compie l'azione, ma la subisce: è la cosa che viene preparata, dunque è l'oggetto dell'azione. Per riconoscerlo basta porre al verbo la domanda "Chi?" oppure "Che cosa?" e la risposta che otteniamo sarà quasi sempre il complemento oggetto. In "Il gatto insegue il topo", chiediamo: insegue chi? Insegue il topo, ed ecco trovato il complemento oggetto. In "Paolo legge un libro" la domanda è: legge che cosa? Legge un libro, e anche qui abbiamo individuato l'elemento che cerchiamo.

Il legame stretto con il verbo transitivo

Non tutti i verbi possono reggere un complemento oggetto: soltanto i verbi cosiddetti transitivi sono capaci di accoglierlo, perché la loro azione "transita", cioè passa, dal soggetto direttamente verso un oggetto. Verbi come mangiare, scrivere, comprare, vedere, ascoltare sono transitivi, perché ci viene spontaneo chiederci sempre "che cosa?" dopo averli pronunciati. I verbi intransitivi, invece, come dormire, correre, partire, arrivare, non hanno bisogno di un oggetto, perché l'azione resta sul soggetto stesso. Se dico "Il bambino dorme", non posso aggiungere un complemento oggetto, perché nessuno dorme "qualcosa": la frase è già completa così. Al contrario, in "Il bambino mangia la merenda", il verbo transitivo "mangia" reclama proprio quella precisazione per essere pienamente comprensibile.

Come si riconosce: le domande magiche

Per non sbagliare mai, esistono due domande che funzionano come piccole chiavi capaci di aprire ogni frase e svelare il complemento oggetto nascosto al suo interno. Le domande sono: "Chi?" se l'oggetto è una persona o un animale, "Che cosa?" se invece è una cosa, un oggetto o un concetto. Prendiamo la frase "La maestra saluta gli alunni": chiediamo al verbo "saluta chi?" e la risposta "gli alunni" ci rivela subito il complemento oggetto. Nella frase "Il pasticcere decora i biscotti", proviamo con "decora che cosa?" e otteniamo "i biscotti", che è ancora una volta il nostro complemento oggetto. Attenzione, però: la domanda va sempre rivolta direttamente al verbo, senza aggiungere preposizioni, perché il complemento oggetto non è mai introdotto da "a", "di", "da", "in", "con", "su", "per".

Da quali parole può essere formato

Il complemento oggetto non è quasi mai una sola parola isolata: di solito è formato da un nome accompagnato da un articolo, un aggettivo o entrambi insieme, che ne arricchiscono il significato. In "Carlo ha comprato una bicicletta rossa", il complemento oggetto è tutta l'espressione "una bicicletta rossa", non solo il nome "bicicletta". Talvolta il complemento oggetto può anche essere un pronome, come in "La mamma lo abbraccia", dove la piccola parola "lo" sostituisce un nome già nominato in precedenza, magari "il bambino". Più raramente, soprattutto in poesia o in espressioni particolari, può essere persino un verbo all'infinito, come in "Amo leggere", dove ciò che si ama è proprio l'azione di leggere. Riconoscerlo significa quindi guardare non solo a una parola, ma all'intero gruppo di parole che insieme rispondono alle nostre domande magiche.

Attenzione a non confonderlo con altri elementi

Un errore comune è scambiare il complemento oggetto con il soggetto, soprattutto quando nella frase l'ordine delle parole è diverso da quello che ci aspettiamo abitualmente. Nella frase "La torta la prepara la nonna", il soggetto è la nonna, perché è lei che compie l'azione, mentre "la torta" è il complemento oggetto, perché subisce l'azione del preparare. Un altro errore è confonderlo con i complementi indiretti, che invece sono sempre introdotti da una preposizione: in "Scrivo a Luca", "a Luca" non è complemento oggetto, perché c'è la preposizione "a"; in "Scrivo una lettera", invece, "una lettera" lo è perché segue direttamente il verbo. Ricorda sempre la regola d'oro: niente preposizione davanti, ed è quasi certamente complemento oggetto.

Una curiosità: il complemento oggetto partitivo

C'è un caso speciale che merita di essere conosciuto, perché può trarre in inganno chi non lo aspetta: quello in cui il complemento oggetto è introdotto da un articolo partitivo, cioè "del", "dello", "della", "dei", "degli", "delle". Quando dico "Ho mangiato del pane", la parolina "del" sembra una preposizione, ma in realtà è un articolo partitivo che significa "un po' di", e quindi l'espressione "del pane" è davvero un complemento oggetto. Lo stesso avviene in "La mamma ha comprato delle mele": quelle "delle mele" rispondono perfettamente alla domanda "che cosa ha comprato?" e dunque sono il complemento oggetto della frase. Questo piccolo trucco della nostra lingua dimostra che la grammatica, oltre a essere ordinata, sa anche essere curiosa e sorprendente.

Ricorda

  1. Il complemento oggetto risponde alle domande "Chi?" o "Che cosa?" rivolte direttamente al verbo.
  2. Non è mai introdotto da una preposizione semplice come a, di, da, in, con, su, per.
  3. Lo reggono soltanto i verbi transitivi, cioè quelli che fanno passare l'azione dal soggetto a un oggetto.
  4. Può essere formato da un nome, da un nome con articolo e aggettivo, da un pronome o anche da un verbo all'infinito.
  5. Anche le espressioni con l'articolo partitivo (del, della, dei, delle...) possono essere complemento oggetto.

Piccolo esercizio di verifica: prendi il quaderno e copia queste cinque frasi, poi sottolinea in ciascuna il complemento oggetto e accanto scrivi la domanda che hai usato per trovarlo (Chi? oppure Che cosa?). Le frasi sono: "Sara accarezza il coniglio"; "Il pittore dipinge un paesaggio"; "Abbiamo invitato i nonni"; "Bevo del succo d'arancia"; "Voglio imparare il francese". Quando hai finito, prova a inventarne tu altre tre con un complemento oggetto a tua scelta, scegliendo verbi transitivi diversi tra loro.

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.primaria.italiano.cl5.grammatica.03 — Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione. Da revisionare.

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