Introduzione
Quando raccontiamo le parole di qualcuno, possiamo riportarle in due modi diversi: con il discorso diretto oppure con il discorso indiretto.
Nelle storie che leggiamo e nelle conversazioni di ogni giorno capita spesso di riferire ciò che un'altra persona ha detto. Per farlo, la lingua italiana ci mette a disposizione due modalità che si distinguono per la forma, per la punteggiatura e per i piccoli cambiamenti che dobbiamo fare alle parole. Imparare a riconoscerle ci aiuta a leggere meglio i racconti, a capire chi sta parlando in un dialogo e a scrivere testi più chiari e vivaci. Inoltre, sapere passare dall'una all'altra è un esercizio molto utile per arricchire il nostro modo di scrivere.
Il discorso diretto
Il discorso diretto serve a riportare le parole di una persona esattamente come sono state pronunciate, senza cambiare nulla. Si riconosce subito perché è introdotto da un verbo che indica il parlare (dire, chiedere, rispondere, esclamare, sussurrare) seguito dai due punti, e perché le parole vere e proprie sono racchiuse tra virgolette « » oppure " ", o ancora annunciate da un trattino lungo nei dialoghi. Dopo i due punti, la frase tra virgolette comincia con la lettera maiuscola, proprio come se fosse una frase nuova. All'interno delle virgolette possiamo trovare ogni tipo di segno: punti esclamativi, interrogativi, puntini di sospensione, perché le parole vengono riportate con tutta la loro emozione. Ecco un esempio chiaro: Marta esclamò: «Che bella sorpresa avete preparato per il mio compleanno!». In questo modo il lettore sente quasi la voce di Marta e capisce subito che le parole sono proprio le sue.
Il discorso indiretto
Nel discorso indiretto, invece, chi racconta riferisce ciò che è stato detto con parole proprie, senza usare le virgolette e senza i due punti. La frase viene unita al verbo del dire attraverso una piccola parola chiamata congiunzione, di solito "che" per le affermazioni e "se" o "di" per le domande e i comandi. Quando trasformiamo una frase dal discorso diretto a quello indiretto, dobbiamo cambiare alcune cose con attenzione: la persona dei verbi e dei pronomi (io diventa spesso lui o lei), e a volte anche il tempo del verbo. Ad esempio, se Luca dice: «Io ho finito i compiti», nel discorso indiretto diventa: Luca disse che lui aveva finito i compiti. Notiamo che sono sparite le virgolette, i due punti e la maiuscola dopo "che", mentre "io" è diventato "lui" e "ho finito" si è trasformato in "aveva finito". Anche le domande cambiano forma: «Vieni con me?» diventa Chiese se venissi con lui.
Ricorda
- Il discorso diretto riporta le parole esatte tra virgolette, dopo i due punti, con la maiuscola.
- Il discorso indiretto racconta le parole con "che", "se" o "di", senza virgolette, e cambia pronomi e verbi.
- Piccolo esercizio sul quaderno: scrivi sul quaderno una frase che ti ha detto oggi un familiare, prima usando il discorso diretto e poi trasformandola in discorso indiretto, sottolineando con il rosso i segni di punteggiatura e con il blu le parole che sono cambiate.