Il discorso diretto e indiretto

SpiegazioneScuola primaria · 3ªitaliano

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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Quando le parole entrano in scena

Il discorso diretto riporta le parole esatte di chi parla, racchiuse tra virgolette; il discorso indiretto le racconta con parole nostre, introdotte da "che" o "di".

Immagina di essere a scuola e di voler raccontare alla mamma quello che ti ha detto la maestra. Puoi farlo in due modi diversi: ripetere parola per parola la frase, oppure spiegare il contenuto con parole tue. La grammatica italiana ci offre proprio questi due strumenti per riferire ciò che qualcuno ha detto o pensato. Si chiamano discorso diretto e discorso indiretto, e ognuno ha le sue regole precise. Imparare a riconoscerli e a usarli ti aiuterà a scrivere racconti più vivaci e dialoghi che sembrano veri.

Che cos'è il discorso diretto

Il discorso diretto è il modo di riferire le parole di una persona ripetendole esattamente come sono state pronunciate, senza cambiarle nemmeno un po'. Funziona come una piccola registrazione scritta: chi legge ha l'impressione di sentire la voce vera di chi parla. Per questo motivo lo troviamo molto spesso nei racconti, nelle fiabe e nei fumetti, perché rende la storia viva e movimentata. Le parole pronunciate vengono racchiuse tra segni di punteggiatura speciali, come le virgolette alte ("...") o le virgolette basse, chiamate caporali (« »). Prima delle parole pronunciate troviamo quasi sempre un verbo che indica il parlare, come dire, rispondere, chiedere, gridare o sussurrare.

Ecco due esempi che mostrano bene come funziona. La nonna disse: «Ho preparato la torta di mele». In questa frase sentiamo davvero le parole della nonna, come se fosse lì con noi. Un altro esempio: Marco esclamò: "Ho vinto la gara di corsa!" — anche qui le parole tra virgolette sono proprio quelle dette da Marco.

Che cos'è il discorso indiretto

Il discorso indiretto è invece il modo di riferire le parole di qualcuno senza ripeterle esattamente, ma raccontandole con parole nostre. In questo caso non usiamo le virgolette e non c'è bisogno dei due punti, perché stiamo facendo un racconto e non una citazione. Le parole vengono collegate al verbo del parlare con piccole paroline chiamate congiunzioni, soprattutto "che" e "di". Questo modo di esprimersi è più tranquillo e calmo, ed è quello che usiamo di solito quando spieghiamo a qualcuno cosa ci ha detto un altro. È molto comune nelle conversazioni di tutti i giorni e nei riassunti.

Vediamo come trasformare gli esempi di prima. La nonna disse che aveva preparato la torta di mele: ora le sue parole sono raccontate, non ripetute. Marco esclamò che aveva vinto la gara di corsa: anche qui sentiamo il contenuto, ma non la voce diretta di Marco. Notiamo che è scomparso il punto esclamativo e sono comparse le congiunzioni.

La punteggiatura del discorso diretto

Quando scriviamo un discorso diretto dobbiamo fare molta attenzione ai segni di punteggiatura, perché sono come dei piccoli cartelli che indicano dove iniziano e dove finiscono le parole pronunciate. Prima di aprire le virgolette mettiamo sempre i due punti (:), che servono ad annunciare che qualcuno sta per parlare. Subito dopo i due punti apriamo le virgolette e iniziamo con la lettera maiuscola, perché la frase pronunciata è considerata come una frase nuova. Alla fine della battuta, prima di chiudere le virgolette, possiamo mettere un punto fermo, un punto esclamativo o un punto interrogativo, a seconda di come è stata pronunciata. Esistono anche le lineette lunghe (—) che alcuni libri usano al posto delle virgolette per indicare i dialoghi.

Ecco due esempi che mostrano la punteggiatura corretta. Il maestro chiese: «Avete fatto i compiti per casa?» — qui c'è il punto interrogativo perché è una domanda. Luigi rispose: "Sì, li ho finiti ieri sera." — qui troviamo invece il punto fermo, perché è una semplice affermazione.

I verbi che annunciano il discorso

Sia nel discorso diretto sia nel discorso indiretto troviamo sempre un verbo speciale che ci dice che qualcuno sta per parlare o ha parlato. Questi verbi si chiamano verbi del dire e sono tantissimi nella lingua italiana. I più comuni sono dire, parlare, chiedere, domandare, rispondere e raccontare, ma ce ne sono molti altri che ci aiutano a capire anche il tono di voce. Per esempio possiamo usare gridare se qualcuno alza la voce, sussurrare se parla piano piano, esclamare se dice qualcosa con grande emozione, oppure piangere se le parole escono insieme alle lacrime. Scegliere il verbo giusto rende il racconto molto più ricco e divertente da leggere.

Prova a confrontare queste due frasi. La bambina disse: «Voglio il gelato»: qui non sappiamo come ha parlato la bambina. La bambina piagnucolò: «Voglio il gelato!»: ora capiamo che era triste o capricciosa.

Trasformare il diretto in indiretto

Passare dal discorso diretto a quello indiretto è come fare una piccola traduzione all'interno della stessa lingua. Bisogna seguire alcune regole semplici ma importanti. Vediamo i passaggi principali:

  1. Togli i due punti, le virgolette e ogni segno di esclamazione o di domanda dentro la citazione.
  2. Aggiungi la congiunzione "che" se è una frase normale, oppure "se" se è una domanda.
  3. Cambia i pronomi personali quando necessario, perché chi parla non è più il personaggio ma il narratore.
  4. Trasforma il verbo, che spesso passa dal presente al passato.
  5. Cambia anche le parole che indicano il tempo e il luogo: "oggi" diventa "quel giorno", "qui" diventa "lì".

Facciamo un esempio pratico. Anna disse: «Io vado al parco con il mio cane» diventa Anna disse che andava al parco con il suo cane. Un altro esempio: il papà chiese: «Hai finito i compiti?» diventa il papà chiese se aveva finito i compiti.

A cosa servono i due tipi di discorso

Forse ti starai chiedendo perché esistono due modi diversi di riferire le parole di qualcuno. La risposta è semplice: ogni tipo di discorso ha uno scopo particolare e ci aiuta a comunicare meglio in situazioni diverse. Il discorso diretto è perfetto quando vogliamo dare vivacità al racconto, far sentire la voce dei personaggi, mostrare le loro emozioni e creare scene movimentate. Lo troviamo soprattutto nei romanzi, nelle fiabe, nei fumetti e nelle commedie teatrali. Il discorso indiretto invece è utile quando vogliamo riassumere velocemente quello che è stato detto, senza fermarci sui dettagli, oppure quando raccontiamo qualcosa in modo più formale e ordinato. È molto usato nei giornali, nelle relazioni e nei riassunti scolastici.

Immagina di voler raccontare una partita di calcio. Se scrivi: l'allenatore gridò: «Forza ragazzi, possiamo vincere!», fai vivere al lettore l'emozione del momento. Se invece scrivi: l'allenatore incoraggiò i ragazzi dicendo che potevano vincere, dai la notizia in modo più tranquillo e veloce.

Curiosità sui dialoghi nei libri

Lo sapevi che nei libri di tanti scrittori italiani famosi i dialoghi sono scritti in modi diversi? Alcuni autori, come quelli classici dell'Ottocento, preferiscono usare le virgolette basse, chiamate caporali, che hanno la forma di piccole frecce («»). Altri scrittori moderni amano invece la lineetta lunga (—), che mette in evidenza chi sta parlando senza chiudere mai la battuta. Nei fumetti, infine, le parole dei personaggi vengono messe dentro nuvolette di forme diverse: tonde per la voce normale, a punta per le grida, a forma di nuvola per i pensieri. Tutto questo dimostra che il discorso diretto può essere mostrato in tanti modi creativi, ma il suo scopo resta sempre lo stesso: far parlare i personaggi.

Prova a osservare un fumetto: quando il personaggio pensa qualcosa senza dirla ad alta voce, la nuvoletta diventa tonda e morbida. Quando invece urla per la rabbia o per la paura, la nuvoletta ha i bordi appuntiti come una stella.

Ricorda

Ecco i punti più importanti da tenere a mente sull'argomento che abbiamo studiato insieme. Il discorso diretto riporta le parole esatte di chi parla, racchiuse tra virgolette e introdotte dai due punti dopo un verbo del dire. Il discorso indiretto racconta invece quelle stesse parole con parole nostre, usando le congiunzioni "che" o "se", senza virgolette e senza due punti. I verbi del dire (dire, chiedere, rispondere, gridare, sussurrare) introducono sempre il discorso e ci aiutano a capire il tono di chi parla. Quando trasformiamo il diretto in indiretto dobbiamo togliere la punteggiatura speciale, aggiungere la congiunzione giusta e cambiare i pronomi e i tempi dei verbi.

Ora prova tu sul tuo quaderno: trasforma le tre frasi seguenti dal discorso diretto al discorso indiretto. (a) La maestra disse: «Domani faremo una gita al museo». (b) Il bambino chiese: «Posso andare in bagno?». (c) Lucia esclamò: «Ho trovato una conchiglia bellissima!». Poi inventa due tue frasi al discorso diretto, una con una domanda e una con un'esclamazione, e trasformale a tua volta in discorso indiretto. Sottolinea con il righello tutti i verbi del dire che hai usato.

Riferimento curricolare

Scheda didattica rigenerata (prompt v2, §35 C-F4); allineata al curricolo del segmento.

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