Introduzione
L'apostrofo è un segno piccolissimo, ma molto importante: serve a unire due parole facendo cadere una vocale, per rendere il discorso più scorrevole e naturale.
Hai mai notato quel piccolo segno che assomiglia a una virgola sospesa in aria, posta in alto tra due lettere? Quel simbolo curioso si chiama apostrofo e compare spesso quando scriviamo o leggiamo una storia. Senza di lui, certe frasi suonerebbero strane e scomode da pronunciare, un po' come quando si inciampa camminando di fretta. Per esempio, diremmo lo amico invece di l'amico, oppure la ape invece di l'ape. L'apostrofo è quindi un piccolo aiutante della lingua italiana, che rende il nostro modo di parlare e scrivere più armonioso e gentile all'orecchio.
Che cos'è l'apostrofo
L'apostrofo è un segno grafico piccolo, che si scrive in alto, tra due lettere, e somiglia a una virgola sollevata verso il cielo. Lo usiamo quando due parole si incontrano e la vocale finale della prima sparisce, per non scontrarsi con la vocale iniziale della seconda. Questo fenomeno si chiama elisione, ma a noi basta ricordare che l'apostrofo prende il posto della vocale che è andata via. Pensa per esempio alle parole lo orso: dette così sono difficili, mentre l'orso scivola via dalla bocca con facilità. Allo stesso modo, una amica diventa un'amica, una forma molto più morbida e veloce da pronunciare. L'apostrofo è dunque come un piccolo ponte invisibile, che unisce due parole vicine senza far rumore.
Quando si usa con gli articoli
Gli articoli sono le parole lo, la, una, le e altre simili, che si trovano davanti ai nomi per accompagnarli nella frase. Quando l'articolo lo o la si trova davanti a una parola che comincia per vocale, perde la sua vocale finale e prende l'apostrofo, diventando l'. Per esempio, scriviamo l'albero invece di lo albero, oppure l'isola invece di la isola, perché la lingua italiana preferisce parole che si uniscono dolcemente. Anche l'articolo una si comporta nello stesso modo davanti a una vocale femminile: diciamo un'arancia e non una arancia. Attenzione però: davanti a un nome maschile l'articolo un non vuole mai l'apostrofo, perché non ha perso nessuna vocale, e quindi scriviamo un amico senza segno.
L'apostrofo con le preposizioni
Le preposizioni articolate sono parole come dello, della, sullo, sulla, nello, nella, che servono a indicare il luogo o il possesso di qualcosa. Anche queste piccole parole, quando incontrano un nome che comincia per vocale, lasciano cadere la loro vocale finale e si uniscono al nome con l'apostrofo. Per esempio, diciamo dell'acqua invece di della acqua, oppure sull'erba invece di sulla erba, perché così la frase scorre meglio. Pensa alla frase Il gatto dorme sull'amaca del giardino: senza apostrofo dovremmo dire sulla amaca, e suonerebbe pesante. Allo stesso modo, scriviamo nell'orto cresce l'insalata, dove ben due apostrofi aiutano le parole a darsi la mano lungo tutta la frase.
Apostrofo con le parolette piccole
Ci sono alcune parole molto brevi e usate spessissimo che amano l'apostrofo, come c'è, c'era, dov'è, com'è, anch'io, quest'anno. In questi casi, una vocale viene tolta per velocizzare la pronuncia, e l'apostrofo ricorda che lì c'era una lettera. Per esempio, invece di dire ci è un fiore nel vaso, scriviamo c'è un fiore nel vaso, una forma molto più naturale e usata da tutti. Allo stesso modo, quando vogliamo chiedere dove è la maestra?, diciamo dov'è la maestra?, perché la e di dove sparisce davanti alla vocale del verbo. Queste forme si imparano un po' alla volta, ascoltando le persone parlare e leggendo tante storie con attenzione.
Attenzione agli errori comuni
Un errore molto frequente è mettere l'apostrofo dove non serve, oppure dimenticarlo quando invece sarebbe necessario, e per evitarlo bisogna fare un piccolo ragionamento. Ricorda che l'apostrofo si scrive solo quando una vocale è davvero caduta: se nessuna lettera è andata via, allora non si mette. Per esempio, è giusto scrivere un amico senza apostrofo, perché un è già la forma completa dell'articolo maschile e non ha perso nulla. Invece, è giusto scrivere un'amica con l'apostrofo, perché in origine c'era una e la a finale è caduta davanti alla vocale del nome femminile. Un trucco utile è chiedersi sempre: davanti a questa parola, prima c'era una vocale che è sparita? Se la risposta è sì, l'apostrofo ci vuole.
Curiosità sull'apostrofo
L'apostrofo è un segno antichissimo, inventato moltissimi anni fa dai grammatici dell'antica Grecia, che volevano indicare quando una lettera veniva tagliata via dalla parola. Anche in altre lingue del mondo, come l'inglese o il francese, esiste un segno simile al nostro apostrofo, e svolge un compito molto vicino a quello che ha in italiano. Nei libri di fiabe, nelle poesie e nelle canzoni, l'apostrofo aiuta a creare frasi musicali, che si possono cantare o recitare senza fatica. Per esempio, in molte filastrocche troviamo versi come c'era una volta un re, dove l'apostrofo dà subito il ritmo giusto al racconto. Possiamo dire che questo piccolo segno è davvero un compagno fedele delle parole italiane.
Ricorda
Ecco i punti più importanti da tenere a mente sull'apostrofo, raccolti in modo chiaro per essere ricordati con facilità:
- L'apostrofo è un segno piccolo, posto in alto tra due lettere, che indica una vocale caduta.
- Si usa quando una parola che finisce per vocale incontra una parola che comincia per vocale.
- Gli articoli lo e la diventano l' davanti a vocale: l'orso, l'amica.
- L'articolo una diventa un' davanti a vocale femminile: un'aquila, un'oca.
- L'articolo un maschile non vuole mai l'apostrofo: un amico, un orso.
- Le preposizioni articolate prendono l'apostrofo davanti a vocale: dell'acqua, sull'albero.
Piccolo esercizio di verifica
Leggi le frasi qui sotto e prova a scegliere la forma giusta, scrivendola sul quaderno:
- Nel prato vola (un'ape / un ape) molto laboriosa.
- Sul ramo canta (l'usignolo / lo usignolo) con voce dolce.
- Marco è (un amico / un'amico) molto sincero e gentile.
- (Dov'è / Dove è) finito il mio quaderno azzurro?
- (C'era / Cera) una volta una principessa coraggiosa.
Prova a spiegare a voce alta perché hai scelto quella forma: ragionare sugli esempi è il modo migliore per imparare davvero a usare l'apostrofo con sicurezza.