La rivoluzione russa

SpiegazioneLiceo · 5ªstoria

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La rivoluzione russa è il grande spartiacque del Novecento: in pochi mesi del 1917 un impero millenario crolla e nasce il primo Stato socialista della storia.

Immagina di vivere a Pietrogrado nel febbraio del 1917: fa freddissimo, davanti ai forni le file durano ore e il pane spesso finisce prima del tuo turno. Operai esausti, soldati feriti tornati dal fronte e donne stanche di mantenere da sole la famiglia si incontrano per strada e si scoprono uniti dalla stessa rabbia. È in questo clima quotidiano di fame, freddo e umiliazione che matura una delle rivoluzioni più studiate della storia contemporanea, capace di trasformare la geografia politica del pianeta.

L'impero zarista e le sue contraddizioni

Alla vigilia del 1917 la Russia di Nicola II è un colosso fragile, esteso su due continenti ma profondamente arretrato rispetto alle potenze europee. La grande maggioranza della popolazione è composta da contadini che lavorano la terra con metodi quasi medievali, mentre una nuova classe operaia si concentra in poche città industriali come Pietrogrado, Mosca e Baku. Le riforme tentate dopo la rivoluzione del 1905, in particolare quelle del ministro Stolypin, avevano provato a creare una classe di piccoli proprietari, ma erano rimaste a metà strada. La Duma, il parlamento concesso a malincuore dallo zar, possedeva poteri reali molto limitati e veniva sciolta ogni volta che osava criticare il governo. Pensa alla differenza con un'aula scolastica in cui gli studenti possono parlare solo quando il professore lo permette e vengono mandati fuori al primo dissenso: la frustrazione cresce inevitabilmente. Questa arretratezza politica e sociale, sommata alle tensioni nazionali fra i tanti popoli dell'impero, prepara il terreno alla crisi del 1917.

La Grande guerra come detonatore

L'ingresso della Russia nella Prima guerra mondiale, nell'agosto del 1914, accelera in modo drammatico tutte le contraddizioni dell'impero. L'esercito zarista, mal equipaggiato e guidato da ufficiali spesso incompetenti, subisce sconfitte pesantissime come quella di Tannenberg e perde milioni di uomini in due anni di combattimenti. Alle spalle del fronte, le città si svuotano di grano e carbone perché le ferrovie sono impegnate a trasportare truppe e munizioni verso ovest. Lo zar Nicola II, decidendo nel 1915 di assumere personalmente il comando supremo, lega indissolubilmente la propria immagine alle sconfitte militari e perde la fiducia di gran parte della popolazione. A corte la regina Alessandra subisce l'influenza del monaco Rasputin, alimentando voci scandalose che minano il prestigio della dinastia Romanov. La guerra diventa così l'innesco che fa esplodere problemi sociali accumulati per decenni.

Dalla rivoluzione di febbraio al dualismo dei poteri

Fra il 23 e il 27 febbraio 1917, secondo il calendario giuliano allora in vigore, una serie di scioperi e manifestazioni di donne a Pietrogrado si trasformano rapidamente in insurrezione generale. Quando il presidio militare della capitale rifiuta di sparare sui manifestanti e si unisce a loro, lo zar resta improvvisamente senza strumenti di coercizione e il 2 marzo è costretto ad abdicare. Si forma allora una situazione politica anomala, che gli storici chiamano dualismo di potere: da un lato il Governo provvisorio guidato da liberali come Lvov e poi dal socialista moderato Kerenskij, dall'altro il Soviet di Pietrogrado, assemblea di operai e soldati che controlla di fatto le fabbriche e le caserme. Il Governo provvisorio commette però l'errore decisivo di proseguire la guerra al fianco di Francia e Gran Bretagna, ignorando la richiesta più sentita dal popolo, cioè la pace immediata. Pensa a una nuova dirigenza scolastica che, appena insediata, conferma esattamente le regole più contestate dagli studenti: perderebbe credibilità in poche settimane. È proprio questo errore a permettere ai bolscevichi, fino ad allora minoritari, di guadagnare consenso con la parola d'ordine "pace, terra, pane".

Lenin, le Tesi di aprile e la rivoluzione d'ottobre

Nell'aprile del 1917 Lenin rientra in Russia dall'esilio svizzero, attraversando la Germania su un treno blindato concesso dal governo tedesco per indebolire il fronte orientale. Nelle celebri Tesi di aprile egli rompe con la linea moderata del suo stesso partito, chiedendo la fine del sostegno al Governo provvisorio e tutto il potere ai soviet. Durante l'estate, dopo il fallimento dell'offensiva militare voluta da Kerenskij e il tentativo di colpo di stato del generale Kornilov, i bolscevichi diventano maggioritari nei soviet delle grandi città. Nella notte fra il 24 e il 25 ottobre, secondo il calendario giuliano, le Guardie rosse organizzate da Trotskij occupano i punti strategici di Pietrogrado e assaltano il Palazzo d'Inverno, sede del governo. Il giorno dopo il II Congresso dei soviet approva i primi decreti, quello sulla pace e quello sulla terra, che distribuiscono ai contadini i latifondi senza indennizzo. La presa del potere avviene quindi con relativamente poco spargimento di sangue, ma apre una stagione di scontri drammatici.

Guerra civile, comunismo di guerra e nascita dell'URSS

Fra il 1918 e il 1921 la Russia sprofonda in una guerra civile devastante che oppone l'Armata Rossa, guidata da Trotskij, alle Armate Bianche di generali zaristi sostenute dagli interventi militari di paesi come Gran Bretagna, Francia, Giappone e Stati Uniti. Per resistere, i bolscevichi adottano la politica del cosiddetto comunismo di guerra, che prevede requisizioni forzate di grano ai contadini, nazionalizzazione totale delle industrie e militarizzazione del lavoro. La pace separata di Brest-Litovsk, firmata nel marzo 1918 con gli Imperi centrali, comporta la perdita di vasti territori ma permette di concentrare le forze sul fronte interno. Le carestie, soprattutto quella del 1921 nella regione del Volga, costano milioni di vite e spingono Lenin a virare verso la più pragmatica Nuova politica economica, che reintroduce limitate forme di mercato. Nel 1922 nasce ufficialmente l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, una federazione che almeno sulla carta riconosce l'autonomia delle diverse nazionalità. Con la morte di Lenin nel 1924 si apre la lotta per la successione, che si concluderà con la vittoria di Stalin e l'avvio di una nuova fase storica.

Ricorda

Piccola verifica attiva: sul tuo quaderno costruisci una linea del tempo dal gennaio 1917 al dicembre 1922, inserendo almeno otto eventi nell'ordine corretto. Accanto a ciascun evento aggiungi una sola frase che ne spieghi la conseguenza storica, poi confronta la tua linea con quella di un compagno e discuti le eventuali differenze.

Riferimento curricolare

Scheda didattica rigenerata (prompt v2, §35 C-F4); allineata al curricolo del segmento.

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