Tra il 1945 e il 1991 il mondo visse una lunga stagione di tensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica, due superpotenze portatrici di sistemi politici, economici e ideologici opposti, divise da una frontiera invisibile che attraversava l'Europa e condizionava la vita quotidiana, la cultura, l'economia e la politica di interi continenti.
La fine della Seconda guerra mondiale lasciò un'Europa devastata, con città distrutte, milioni di profughi e un equilibrio di potere completamente rovesciato rispetto al 1939. Le vecchie potenze coloniali europee, Gran Bretagna e Francia in testa, uscirono dal conflitto economicamente esauste e incapaci di mantenere il proprio ruolo egemonico. Al loro posto si affermarono due attori globali, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, che già durante la guerra avevano dimostrato una capacità produttiva e militare senza precedenti. Le conferenze di Yalta e Potsdam, nel 1945, sancirono di fatto la divisione dell'Europa in due sfere d'influenza, anche se i protagonisti negarono a lungo questa realtà. Nacque così un ordine bipolare destinato a durare quasi mezzo secolo, fondato non sul dialogo ma sul reciproco timore di un conflitto diretto.
Dalla rottura dell'alleanza ai blocchi contrapposti
L'alleanza antifascista che aveva sconfitto la Germania nazista si dissolse rapidamente, perché le finalità politiche di Mosca e Washington erano incompatibili sin dall'inizio. Stalin intendeva costruire una cintura di Stati satelliti lungo il confine occidentale dell'URSS, per garantirsi una protezione strategica contro future aggressioni provenienti dall'Europa centrale. Gli Stati Uniti, al contrario, volevano un'Europa aperta ai commerci, alle democrazie liberali e al modello capitalista, considerati garanzia di pace e prosperità duratura. Nel marzo 1947 il presidente Truman enunciò la dottrina del contenimento, impegnandosi ad aiutare ogni popolo che resistesse a pressioni comuniste, mentre il piano Marshall riversò sull'Europa occidentale ingenti aiuti economici per la ricostruzione. La risposta sovietica fu la creazione del Cominform e, nel 1949, del Comecon, organismi che integravano i Paesi dell'Est sotto la guida di Mosca. La cortina di ferro, evocata da Churchill già nel 1946, divenne così una realtà militare con la nascita della NATO nel 1949 e del Patto di Varsavia nel 1955.
Crisi calde, distensione e crollo del sistema bipolare
La guerra fredda non fu mai un confronto diretto tra le due superpotenze, ma si manifestò attraverso conflitti periferici, crisi internazionali e una corsa agli armamenti potenzialmente catastrofica. La guerra di Corea (1950-1953), la crisi di Berlino del 1961 con la costruzione del muro, la crisi dei missili di Cuba dell'ottobre 1962 e la lunga guerra del Vietnam mostrarono come ogni continente fosse coinvolto nello scontro globale. L'equilibrio del terrore, fondato sulla certezza della distruzione reciproca in caso di attacco nucleare, paradossalmente impedì lo scoppio di una terza guerra mondiale. Negli anni Settanta si aprì la stagione della distensione, con i trattati SALT sulla limitazione degli armamenti strategici e gli accordi di Helsinki del 1975, che riconobbero i confini europei e affermarono il rispetto dei diritti umani. La crisi economica, l'incapacità del sistema sovietico di reggere la competizione tecnologica e le riforme di Gorbaciov, perestrojka e glasnost, prepararono il terreno al crollo. Nel 1989 cadde il muro di Berlino, simbolo materiale della divisione, e nel 1991 si dissolse l'Unione Sovietica, chiudendo definitivamente l'età della bipolarità.
Ricorda
- Il dopoguerra produsse un nuovo ordine bipolare fondato sulla contrapposizione tra USA e URSS, con l'Europa divisa da una cortina di ferro che separava democrazie liberali e regimi comunisti.
- La guerra fredda fu uno scontro ideologico, economico e militare che si combatté attraverso conflitti periferici, alleanze contrapposte (NATO e Patto di Varsavia) e una corsa agli armamenti basata sull'equilibrio del terrore nucleare.
- Il sistema crollò tra il 1989 e il 1991 per l'esaurimento economico del modello sovietico, le riforme di Gorbaciov e la spinta dei popoli dell'Est verso libertà e autodeterminazione.
- Esercizio sul quaderno: traccia una linea del tempo dal 1945 al 1991 e colloca su di essa almeno otto eventi studiati, distinguendo con due colori diversi quelli legati al blocco occidentale e quelli legati al blocco sovietico; accanto a ciascun evento scrivi in una riga perché lo ritieni significativo.