Il dopoguerra e la guerra fredda

SpiegazioneLiceo · 5ªstoria

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Dopo il 1945 il mondo cambia volto: due superpotenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, dividono il pianeta in blocchi contrapposti. Per quasi mezzo secolo la paura della bomba atomica convive con il boom economico, la decolonizzazione e una corsa allo spazio che mescola scienza, propaganda e ideologia.

Le macerie del 1945 e la nuova mappa del mondo

La Seconda guerra mondiale termina lasciando un continente europeo distrutto, con circa sessanta milioni di morti, città rase al suolo e milioni di profughi che cercano disperatamente una nuova patria. Le grandi potenze vincitrici si riuniscono a Jalta nel febbraio 1945 e poi a Potsdam in estate, dove Stalin, Roosevelt (sostituito da Truman) e Churchill (sostituito da Attlee) tracciano i confini del dopoguerra. L'Europa viene di fatto divisa in due sfere di influenza, una occidentale legata agli anglo-americani e una orientale controllata dall'Armata Rossa sovietica. La Germania è spezzata in quattro zone di occupazione che diventeranno presto due Stati distinti, mentre Berlino, pur trovandosi nella zona sovietica, viene anch'essa quadripartita. Un primo esempio concreto di questa nuova realtà è il viaggio di un ragazzo polacco che nel 1946 scopre di non poter più tornare nella sua Leopoli, divenuta sovietica. Un secondo esempio è la nascita dei processi di Norimberga, dove per la prima volta nella storia i capi nazisti vengono giudicati per crimini contro l'umanità da un tribunale internazionale.

La cortina di ferro e la nascita dei due blocchi

Il 5 marzo 1946, nel celebre discorso di Fulton, Winston Churchill afferma che "una cortina di ferro è calata sull'Europa" da Stettino sul Baltico fino a Trieste sull'Adriatico. L'espressione descrive perfettamente la frattura ideologica e politica che separa il blocco occidentale, fondato su democrazia parlamentare ed economia di mercato, dal blocco orientale, basato sul partito unico comunista e sull'economia pianificata. Nel 1947 il presidente americano Harry Truman annuncia la sua dottrina: gli Stati Uniti aiuteranno qualunque popolo libero minacciato dal comunismo, a partire da Grecia e Turchia. Pochi mesi dopo il segretario di Stato George Marshall lancia un imponente piano di aiuti economici, oltre tredici miliardi di dollari, per ricostruire l'Europa occidentale e legarla al modello statunitense. Un esempio concreto è la rete autostradale italiana, in parte finanziata proprio dai fondi Marshall che arrivarono nei porti di Genova e Napoli sotto forma di farina, carbone, macchinari e trattori. Un secondo esempio è la risposta sovietica, il Cominform del settembre 1947, organismo che coordina i partiti comunisti europei e impone a Mosca la linea politica da seguire.

Le crisi di Berlino e la guerra di Corea

Il primo grande scontro frontale avviene proprio a Berlino: nel giugno 1948 Stalin ordina il blocco totale delle vie terrestri di accesso ai settori occidentali della città, sperando di costringere gli alleati a ritirarsi. Gli americani rispondono con un gigantesco ponte aereo che per quasi undici mesi rifornisce due milioni di berlinesi con carbone, farina e medicinali, fino a quando Stalin cede e revoca il blocco nel maggio 1949. Pochi mesi dopo nascono ufficialmente la Repubblica Federale Tedesca a ovest e la Repubblica Democratica Tedesca a est, mentre il monopolio nucleare americano finisce con la prima bomba atomica sovietica del 29 agosto 1949. Sul fronte asiatico la vittoria di Mao Zedong in Cina e lo scoppio della guerra di Corea nel giugno 1950 dimostrano che la guerra fredda è ormai una realtà globale e non solo europea. Un esempio concreto è la storia del piccolo Klaus, bambino tedesco che nel 1948 sopravvive grazie ai cioccolatini paracadutati dai piloti americani, soprannominati "Rosinenbomber". Un secondo esempio è il villaggio di Panmunjom, dove dal 1953 il confine tra le due Coree corre lungo il 38° parallelo, ancora oggi una delle frontiere più militarizzate del pianeta.

L'Italia tra Costituzione, miracolo economico e scelta atlantica

L'Italia esce dalla guerra come paese sconfitto, ma sceglie con il referendum del 2 giugno 1946 di diventare una Repubblica, dotandosi nel 1948 di una Costituzione democratica e antifascista. Le elezioni del 18 aprile 1948 rappresentano il primo grande scontro della guerra fredda sul suolo italiano: la Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi vince contro il Fronte Popolare di comunisti e socialisti, garantendo l'ancoraggio del paese al blocco occidentale. L'adesione alla NATO nel 1949 e l'arrivo dei fondi Marshall favoriscono una stagione di crescita straordinaria, il cosiddetto miracolo economico, che fra il 1958 e il 1963 trasforma l'Italia in una potenza industriale. Milioni di contadini meridionali emigrano verso Torino, Milano e la Germania, mentre frigoriferi, televisori e Vespe entrano nelle case di una società sempre più urbana. Un esempio concreto è la Fiat 600, presentata nel 1955, che motorizza le famiglie italiane e diventa simbolo della nuova prosperità. Un secondo esempio è la nascita della RAI nel 1954, che con programmi come "Lascia o raddoppia?" unifica linguisticamente un paese ancora diviso in dialetti.

La coesistenza pacifica, il muro e la crisi dei missili

Dopo la morte di Stalin nel marzo 1953 si apre una fase di parziale distensione: il nuovo leader Nikita Krusciov nel 1956 denuncia i crimini staliniani e propone la "coesistenza pacifica" tra i due sistemi. La distensione, però, non impedisce nuove crisi durissime, come la repressione sovietica della rivolta ungherese di Budapest nell'ottobre del 1956. Nel 1961, per fermare la fuga di cittadini est-tedeschi verso Ovest, il governo della DDR costruisce in una sola notte il muro di Berlino, simbolo concreto della divisione del mondo. L'anno successivo, nell'ottobre 1962, il pianeta sfiora la guerra nucleare durante la crisi dei missili di Cuba, quando Kennedy e Krusciov si confrontano per tredici giorni di paura assoluta. Un esempio concreto è la storia di Peter Fechter, giovane muratore ucciso nel 1962 mentre tentava di scavalcare il muro di Berlino sotto gli occhi dei passanti dei due lati. Un secondo esempio è il telefono rosso installato nel 1963 fra Casa Bianca e Cremlino, una linea diretta nata proprio per evitare malintesi catastrofici come quelli di Cuba.

Decolonizzazione, terzo mondo e movimenti dei non allineati

Mentre i due blocchi si fronteggiano, gli imperi coloniali europei crollano sotto la spinta dei movimenti di indipendenza asiatici e africani. L'India di Gandhi e Nehru ottiene l'indipendenza nel 1947, la Cina diventa comunista nel 1949, il Vietnam combatte prima contro la Francia e poi contro gli Stati Uniti, mentre nel 1960 ben diciassette Stati africani conquistano la libertà nel cosiddetto "anno dell'Africa". Nel 1955 la conferenza di Bandung in Indonesia riunisce ventinove paesi che rifiutano di schierarsi con USA o URSS e fondano il movimento dei non allineati, guidato da personalità come Nasser, Nehru e Tito. La guerra fredda diventa così uno scontro indiretto combattuto in Corea, Vietnam, Congo, Angola e Afghanistan, con guerriglie sostenute dall'una o dall'altra superpotenza. Un esempio concreto è la lunga guerra del Vietnam, che dal 1955 al 1975 provoca milioni di vittime e segna profondamente la cultura giovanile e musicale occidentale. Un secondo esempio è la canzone "Blowin' in the Wind" di Bob Dylan, diventata inno contro la guerra e contro le ingiustizie del mondo bipolare.

Distensione, crisi e fine del bipolarismo

Gli anni Settanta portano una nuova distensione: i trattati SALT limitano gli armamenti nucleari e la conferenza di Helsinki del 1975 sancisce il principio della inviolabilità delle frontiere europee. Tuttavia l'invasione sovietica dell'Afghanistan nel 1979 e l'elezione di Ronald Reagan nel 1980 riaccendono lo scontro, con un'enorme corsa al riarmo che mette in ginocchio l'economia di Mosca. Nel 1985 Michail Gorbaciov diventa segretario del PCUS e lancia due grandi riforme, perestrojka e glasnost, cioè ristrutturazione economica e trasparenza politica. Il sistema sovietico, ormai esausto, non regge la spinta: nel 1989 cade il muro di Berlino, le rivoluzioni di velluto spazzano via i regimi comunisti dell'Est e nel 1991 si dissolve la stessa Unione Sovietica. Un esempio concreto è la celebre fotografia di Helmut Kohl e Mitterrand mano nella mano a Verdun nel 1984, gesto simbolico di una Europa che cerca pace e integrazione. Un secondo esempio è il concerto di Rostropovich, violoncellista russo, che il 11 novembre 1989 suona Bach davanti ai resti del muro appena abbattuto.

Eredità della guerra fredda nel mondo di oggi

La fine del bipolarismo non ha cancellato l'eredità di quegli anni: la NATO esiste ancora, i confini di molti Stati sono il risultato di trattative del 1945 e l'arsenale nucleare globale resta enorme. La memoria pubblica europea oscilla fra musei della guerra fredda, come quello del Checkpoint Charlie a Berlino, e monumenti ai caduti che ricordano insieme le due guerre mondiali e i conflitti del Novecento. Visitare un monumento ai caduti del proprio paese significa toccare con mano la memoria di intere generazioni segnate da guerre globali e regionali. Le tensioni odierne fra Stati Uniti, Russia e Cina vengono spesso lette come una "nuova guerra fredda", a dimostrazione che la categoria storica resta utile per interpretare il presente. Un esempio concreto è la presenza, in molti paesi italiani, di lapidi che ricordano insieme i caduti del 1915-1918, del 1940-1945 e talvolta dei contingenti di pace come quelli in Libano. Un secondo esempio è il dibattito sull'allargamento della NATO ai paesi dell'Est europeo, eredità diretta della frattura aperta a Jalta nel 1945.

Ricorda

Punti chiave da fissare nella memoria:

  1. Il 1945 chiude la guerra mondiale e apre la divisione del mondo in due blocchi guidati da USA e URSS.
  2. Dottrina Truman, Piano Marshall, NATO e Patto di Varsavia costruiscono l'architettura politico-militare della guerra fredda.
  3. Berlino è il simbolo della frattura: blocco del 1948, costruzione del muro nel 1961, caduta nel 1989.
  4. L'Italia repubblicana sceglie il campo occidentale e vive il miracolo economico, ma resta un paese di frontiera ideologica.
  5. Decolonizzazione e non allineamento aprono lo scenario a un mondo policentrico, oltre il bipolarismo.
  6. Gorbaciov, perestrojka e glasnost portano al crollo dell'URSS nel 1991 e a un nuovo ordine internazionale.

Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: disegna una linea del tempo dal 1945 al 1991 e colloca, in ordine cronologico, almeno dieci eventi fra quelli citati nella spiegazione; accanto a ciascun evento scrivi in non più di due righe perché è importante e a quale dei due blocchi (oppure al movimento dei non allineati) è collegato. Confronta poi la tua linea del tempo con quella di un compagno e discutete eventuali differenze.

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.sec-1grado.storia.cl3.organizzazione-informazioni.03 — Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione. Da revisionare.

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