L'impero bizantino e la civiltà islamica

SpiegazioneLiceo · 2ªstoria

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Tra il VI e il IX secolo due grandi civiltà raccolgono l'eredità del mondo antico e la trasformano: l'impero bizantino, erede di Roma e custode del cristianesimo greco, e la civiltà islamica, nata in Arabia e capace di unire popoli diversissimi attorno a una nuova fede.

L'impero bizantino: l'erede d'Oriente

Quando nel 476 cade l'impero romano d'Occidente, la sua metà orientale sopravvive con capitale Costantinopoli, fondata da Costantino sul sito dell'antica Bisanzio. Per questo gli storici parlano di impero bizantino, anche se i suoi abitanti continuano a definirsi romani per quasi mille anni, fino al 1453. La sua forza nasce dalla posizione geografica della capitale, costruita su uno stretto che controlla il passaggio tra Mediterraneo e Mar Nero e tra Europa e Asia. La massima espansione si raggiunge nel VI secolo sotto Giustiniano, che riconquista temporaneamente l'Italia, il Nord Africa e parte della Spagna, sognando di restaurare l'antico impero. A questo imperatore si deve anche il Corpus iuris civilis, una raccolta di leggi romane che diventerà la base del diritto europeo per molti secoli.

La società bizantina è profondamente legata alla religione cristiana, ma con caratteri diversi da quelli dell'Occidente latino: la lingua usata è il greco, le icone sacre hanno un ruolo centrale nella devozione e l'imperatore è considerato il rappresentante di Dio sulla terra. Questo sistema, in cui potere politico e potere religioso si fondono nella figura dell'imperatore, prende il nome di cesaropapismo e segna una differenza profonda con il papato romano. Le tensioni religiose, dottrinali e politiche tra Roma e Costantinopoli sfoceranno nel 1054 nello scisma d'Oriente, che divide per sempre cristiani cattolici e ortodossi. Nonostante le continue minacce di Slavi, Persiani, Arabi e Turchi, Bisanzio resiste a lungo grazie a un esercito ben organizzato, a una burocrazia efficiente e a un'arma segreta chiamata fuoco greco, una miscela infiammabile usata nelle battaglie navali.

La civiltà islamica: una fede, un impero, una cultura

Nel VII secolo nella penisola arabica nasce una nuova religione, predicata da Maometto nelle città di La Mecca e Medina. L'islam, che significa sottomissione a Dio, si fonda sul Corano e su cinque doveri fondamentali chiamati pilastri: professione di fede, preghiera quotidiana, elemosina, digiuno nel mese di Ramadan e pellegrinaggio alla Mecca. L'anno della fuga di Maometto da La Mecca a Medina, il 622, è chiamato egira e segna l'inizio del calendario islamico. Dopo la morte del profeta nel 632 la guida della comunità passa ai califfi, che in pochi decenni costruiscono un immenso impero. In meno di un secolo gli eserciti arabi conquistano Siria, Egitto, Persia, Nord Africa e gran parte della Spagna, fermati solo nel 732 dai Franchi a Poitiers. Il rapido successo militare si spiega con la debolezza degli avversari, l'entusiasmo religioso e la tolleranza verso "i popoli del Libro", cioè ebrei e cristiani, ai quali si chiedeva un tributo invece della conversione forzata.

Dopo le prime guerre civili l'unità politica si spezza e nascono dinastie rivali, come gli Omayyadi a Damasco e gli Abbasidi a Baghdad, dove la civiltà islamica raggiunge il suo massimo splendore. Le città arabe diventano centri vivacissimi di scambi commerciali, artigianato e sapere: i mercanti percorrono le piste carovaniere fino in Cina e nell'Africa subsahariana, portando spezie, seta, oro e schiavi. Gli studiosi traducono in arabo le opere dei filosofi greci, le perfezionano e le arricchiscono con i contributi di matematici come al-Khwarizmi, da cui deriva la parola algebra, e di medici come Avicenna. Pensa, ad esempio, alle cifre che usiamo ogni giorno per scrivere i numeri: vengono dall'India, ma sono giunte in Europa grazie alla mediazione araba, ed è per questo che le chiamiamo cifre arabe. L'arte islamica si esprime in moschee dai minareti slanciati, decorate con calligrafie e arabeschi geometrici al posto delle immagini umane, vietate dal Corano.

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