L'impero bizantino e la civiltà islamica

SpiegazioneLiceo · 2ªstoria

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Mentre l'Europa occidentale, dopo la caduta di Roma nel 476, si frammentava in piccoli regni romano-barbarici, due grandi civiltà costruirono imperi splendenti a oriente: Bisanzio e l'Islam. Per quasi mille anni queste due potenze si fronteggiarono, si scambiarono merci e idee, conservarono il sapere antico e plasmarono la cultura del Mediterraneo.

Bisanzio, l'erede di Roma in Oriente

Quando nel 395 l'imperatore Teodosio divise l'impero romano tra i suoi due figli, la parte orientale, con capitale Costantinopoli, sopravvisse alla caduta della parte occidentale e continuò a chiamarsi orgogliosamente impero romano. Gli storici moderni la chiamano impero bizantino, dal nome greco di Costantinopoli, Bisanzio, ma i suoi abitanti si dicevano romani fino al 1453. Costantinopoli era una città straordinaria: protetta da tre cinte murarie, affacciata sul Bosforo, era il più grande porto del Mediterraneo, dove arrivavano spezie dall'India, seta dalla Cina, schiavi dal Mar Nero e grano dall'Egitto. Pensate a quanto fosse animato il suo mercato del Foro di Costantino: un mercante veneziano poteva trattare con un monaco siriano, mentre un soldato variago di Kiev contava le sue monete d'oro. La lingua ufficiale, dopo Giustiniano, divenne il greco, e la religione fu il cristianesimo nella sua forma orientale, profondamente legata alle icone e alla liturgia solenne. Questo mescolarsi di tradizione romana, lingua greca e fede cristiana fu il segno distintivo della civiltà bizantina.

L'età di Giustiniano e il sogno della riconquista

Il momento di massimo splendore arrivò sotto l'imperatore Giustiniano, che regnò dal 527 al 565 insieme alla moglie Teodora, una donna di umili origini diventata abilissima consigliera politica. Giustiniano volle restaurare l'antico impero romano e affidò ai generali Belisario e Narsete la riconquista dell'Italia ostrogota, dell'Africa vandalica e di parti della Spagna visigota: una guerra greco-gotica lunga e devastante, che ridusse Roma a poche migliaia di abitanti. Sul piano legislativo fece compilare il Corpus Iuris Civilis, una raccolta enorme di leggi romane che diventò la base del diritto europeo moderno: ancora oggi, quando studierete giurisprudenza, incontrerete categorie nate da quel testo. Sul piano artistico fece costruire a Costantinopoli la basilica di Santa Sofia, con la sua cupola che sembra sospesa nel vuoto, e a Ravenna fece decorare le chiese di San Vitale e Sant'Apollinare in Classe con mosaici dorati. Quando una rivolta popolare, detta della Nika, stava per rovesciarlo nel 532, fu Teodora a convincerlo a resistere con una frase celebre: la porpora imperiale è un bel sudario. L'impero che lasciò ai successori era enorme ma esausto, e nei decenni successivi perse rapidamente molti dei territori riconquistati.

L'Arabia preislamica e la predicazione di Maometto

Mentre Bisanzio si esauriva in guerre con i Persiani sasanidi, nella penisola arabica nasceva una civiltà nuova destinata a cambiare il mondo. L'Arabia del VI secolo era abitata da tribù di beduini nomadi che vivevano nelle oasi e da mercanti delle città carovaniere come la Mecca e Medina; la religione era politeista, e nel santuario della Kaaba alla Mecca si veneravano centinaia di idoli. In questo contesto, intorno al 610, un mercante quarantenne di nome Muhammad, in italiano Maometto, raccontò di aver ricevuto da Dio, tramite l'arcangelo Gabriele, una serie di rivelazioni. Maometto predicò che esiste un solo Dio, Allah, che gli uomini sono tutti uguali davanti a lui e che bisogna abbandonare gli idoli: un messaggio che mise in allarme i mercanti meccani, perché il pellegrinaggio alla Kaaba era una grande fonte di guadagno. Costretto a fuggire dalla Mecca nel 622, Maometto si rifugiò a Medina con i suoi seguaci: questo viaggio, chiamato Egira, segna l'anno uno del calendario islamico, proprio come per i cristiani la nascita di Gesù. Da Medina costruì una comunità religiosa e politica insieme, la umma, e nel 630 rientrò trionfalmente alla Mecca, dove distrusse gli idoli e consacrò la Kaaba al culto del Dio unico.

I pilastri della fede e l'espansione del califfato

La religione predicata da Maometto, l'islam, che significa sottomissione a Dio, si fonda su cinque obblighi detti pilastri: la professione di fede, la preghiera cinque volte al giorno rivolta verso la Mecca, l'elemosina ai poveri, il digiuno durante il mese di Ramadan e il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita. Il libro sacro è il Corano, raccolta delle rivelazioni ricevute dal Profeta, scritto in arabo: una lingua che ancora oggi unisce un miliardo e mezzo di musulmani dal Marocco all'Indonesia, un po' come il latino unì per secoli i cristiani d'Europa. Alla morte di Maometto nel 632 i suoi successori, chiamati califfi, guidarono una straordinaria espansione militare: in meno di un secolo gli eserciti arabi conquistarono Siria, Egitto, Persia, Africa settentrionale e nel 711 attraversarono lo stretto di Gibilterra entrando in Spagna. Solo nel 732 il franco Carlo Martello li fermò a Poitiers, mentre a oriente i Bizantini riuscirono a respingerli sotto le mura di Costantinopoli grazie a un'arma segreta, il fuoco greco. Il califfato passò poi attraverso le dinastie degli Omayyadi, con capitale Damasco, e degli Abbasidi, con capitale Baghdad, che nel IX secolo fu probabilmente la città più ricca e popolosa del mondo.

Una civiltà del sapere e gli scambi con Bisanzio

La civiltà islamica fu un grande crogiolo di culture, che assorbì le conoscenze greche, persiane e indiane e le sviluppò creativamente. Nella Casa della Sapienza di Baghdad gli studiosi tradussero in arabo le opere di Aristotele, Platone, Galeno e Tolomeo, salvandole quando in Occidente erano dimenticate: senza i traduttori arabi non avremmo molti testi della filosofia greca. I matematici musulmani perfezionarono l'algebra, parola di origine araba come algoritmo, e introdussero le cifre indiane che noi chiamiamo arabe, comprese lo zero, rivoluzionando il calcolo: pensate a quanto sarebbe difficile fare una divisione con i numeri romani. La medicina di Avicenna, l'ottica di Alhazen, la geografia di al-Idrisi, l'architettura raffinata di moschee come quella di Cordova mostrano una civiltà coltissima e tollerante, dove convivevano musulmani, ebrei e cristiani. Anche i rapporti con Bisanzio non furono soltanto bellici: attraverso la Sicilia, la Spagna e i porti del Levante passavano carta, zucchero, agrumi, cotone e numerose parole che usiamo ancora oggi, come dogana, magazzino, ammiraglio o sciroppo. Bisanzio, dal canto suo, continuò a custodire il greco e a inviare missionari come i fratelli Cirillo e Metodio, che inventarono l'alfabeto cirillico per evangelizzare gli Slavi, fondando le basi della cultura russa e balcanica.

Ricorda

I punti chiave da fissare sono questi: l'impero bizantino è la prosecuzione greco-cristiana di Roma, con capitale Costantinopoli e apogeo sotto Giustiniano, autore del Corpus Iuris Civilis; la civiltà islamica nasce nel 622 con l'Egira di Maometto e si fonda sul Corano e sui cinque pilastri; il califfato si espanse rapidamente dal 632 e fu fermato a Poitiers nel 732 e davanti a Costantinopoli; la cultura araba salvò il sapere greco e arricchì matematica, medicina e astronomia. Ora svolgi sul quaderno questo esercizio attivo di verifica: costruisci una tabella a due colonne intitolate Bisanzio e Islam e confronta i due imperi rispetto a cinque voci (capitale, lingua principale, religione, periodo o evento di massimo splendore, eredità culturale lasciata all'Europa). Concludi scrivendo in dieci righe quale delle due civiltà ti ha colpito di più e perché, citando almeno due esempi concreti studiati nella spiegazione.

Riferimento curricolare

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