L'impero bizantino e la civiltà islamica

SpiegazioneLiceo · 2ªstoria

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Tra il VI e il X secolo il Mediterraneo cambia volto: a est sopravvive l'erede di Roma, l'impero bizantino, mentre nasce e si espande con straordinaria rapidità la civiltà islamica. Due mondi diversi per religione e cultura, ma legati da scambi, conflitti e una comune passione per il sapere antico.

Da Roma a Costantinopoli: la nascita dell'impero bizantino

Quando nel 476 d.C. l'ultimo imperatore romano d'Occidente viene deposto, la parte orientale dell'impero continua a vivere per quasi mille anni, fino al 1453. Questa lunga sopravvivenza si spiega con la solidità economica delle province orientali, ricche di città, di traffici e di campagne fertili come l'Egitto e la Siria. La capitale era stata fondata dall'imperatore Costantino nel 330 d.C. sul sito dell'antica colonia greca di Bisanzio, e per questo gli storici moderni chiamano "bizantini" i suoi abitanti. Loro, in realtà, continuavano a definirsi romani, perché si sentivano i legittimi eredi della tradizione imperiale di Augusto e di Traiano. La lingua ufficiale, però, divenne progressivamente il greco, che dal VII secolo sostituì il latino anche nei documenti amministrativi. Pensiamo a come oggi una famiglia trasferita all'estero possa conservare il cognome originario pur parlando una lingua nuova: così l'impero d'Oriente custodì il nome di Roma cambiando però volto culturale.

Un esempio concreto di questa continuità è la moneta d'oro, il solidus, coniata senza interruzioni dal IV secolo e accettata come valuta affidabile da Londra a Samarcanda, un po' come oggi il dollaro o l'euro nel commercio internazionale. Un altro esempio è l'amministrazione: i funzionari bizantini usavano ancora titoli di origine latina come "magister" o "comes", proprio come noi continuiamo a chiamare "console" un alto rappresentante diplomatico.

Costantinopoli, capitale del mondo

Costantinopoli sorgeva in una posizione geografica eccezionale, su una penisola affacciata sul Bosforo, lo stretto che collega il Mar Nero al Mediterraneo. La città controllava quindi il passaggio tra Europa e Asia e tra le rotte dei cereali, delle pellicce e delle spezie. Era protetta da una tripla cinta di mura, le celebri mura teodosiane, che la resero quasi inespugnabile per oltre mille anni, fino all'invenzione dei cannoni ottomani. Al suo interno vivevano forse mezzo milione di abitanti in un'epoca in cui Parigi e Roma ne contavano poche decine di migliaia, e funzionava come una metropoli brulicante di mercanti, artigiani, marinai, monaci e ambasciatori. Le vie principali, come la Mesè, ospitavano botteghe specializzate per quartiere: i sellai, gli orafi, i tessitori della seta, esattamente come accade ancora oggi nei bazar di Istanbul.

Facciamo due esempi concreti per immaginare la città. Il primo: i visitatori stranieri raccontavano di restare a bocca aperta davanti al Palazzo Imperiale, dove un trono meccanico si sollevava in aria e leoni dorati ruggivano per impressionare gli ambasciatori, una sorta di effetto speciale ante litteram. Il secondo: il porto di Teodosio, scoperto dagli archeologi sotto la moderna stazione ferroviaria, ha restituito relitti carichi di anfore di olio e vino, prova di un commercio continuo simile a quello dei grandi porti container di oggi.

L'età di Giustiniano e il sogno della riconquista

Tra il 527 e il 565 regnò Giustiniano, l'imperatore che più di ogni altro tentò di restaurare l'unità del Mediterraneo romano. Affidandosi al generale Belisario, riconquistò il Nord Africa ai Vandali, l'Italia agli Ostrogoti e parte della Spagna ai Visigoti, riportando temporaneamente sotto Costantinopoli un territorio enorme. Queste guerre, però, furono lunghissime e devastanti, soprattutto in Italia, dove la cosiddetta guerra gotica ridusse Roma a poche migliaia di abitanti e distrusse acquedotti e ville. Giustiniano lasciò un'eredità ancora più duratura sul piano del diritto: fece raccogliere in un'unica grande opera tutte le leggi romane, il Corpus Iuris Civilis, suddiviso in Codice, Digesto, Istituzioni e Novelle. Da questa raccolta deriva gran parte del diritto civile europeo moderno, compreso quello italiano. Affidò inoltre all'architetto Antemio di Tralle la costruzione di Santa Sofia, una basilica con una cupola di 31 metri di diametro che sembrava sospesa nel vuoto.

Due esempi rendono l'idea della sua importanza. Il primo: quando in un'aula di tribunale italiana si parla di "buona fede" o di "usucapione", si stanno usando concetti formulati proprio nel Digesto giustinianeo, come parole antiche entrate nel nostro lessico quotidiano. Il secondo: la peste del 542, detta "di Giustiniano", uccise forse un terzo della popolazione dell'impero, ricordandoci che anche i progetti politici più ambiziosi possono essere fermati da una crisi sanitaria, come abbiamo visto in tempi recenti.

Religione, icone e scisma

L'impero bizantino fu una società profondamente religiosa, in cui l'imperatore non era solo un sovrano ma anche il protettore della Chiesa: per descrivere questo legame strettissimo si parla di cesaropapismo. I patriarchi di Costantinopoli erano nominati di fatto con l'approvazione del basileus, e i concili venivano convocati dall'imperatore stesso. Tra l'VIII e il IX secolo l'impero fu attraversato dalla violenta controversia iconoclasta: alcuni imperatori, come Leone III, ordinarono di distruggere le icone, cioè le immagini sacre, accusate di essere idoli, mentre i monaci e il popolo le difendevano come strumenti di preghiera. La disputa finì nell'843 con il trionfo del culto delle icone, festeggiato ancora oggi nelle Chiese ortodosse come Domenica dell'Ortodossia. Le divergenze teologiche e politiche con Roma, però, si accumularono nei secoli e portarono allo Scisma d'Oriente del 1054, quando il papa di Roma e il patriarca di Costantinopoli si scomunicarono a vicenda.

Due esempi concreti aiutano a capire. Primo: ancora oggi nelle chiese ortodosse, da Atene a Mosca, si entra baciando le icone e accendendo candele davanti a esse, gesti che derivano direttamente dalla vittoria degli iconoduli. Secondo: la lingua liturgica diversa, greco a Costantinopoli e latino a Roma, somigliava a quando due squadre della stessa città parlano dialetti differenti e finiscono per non capirsi più, fino a litigare per motivi che erano nati piccoli e diventano enormi.

L'Arabia preislamica e il messaggio di Maometto

Nel VI secolo la penisola arabica era abitata da tribù seminomadi che si muovevano tra oasi e città carovaniere come la Mecca e Yathrib, l'attuale Medina. La Mecca era un importante centro religioso pagano perché ospitava la Ka'ba, un santuario in cui erano custoditi idoli di molte tribù, e un importante centro commerciale lungo la via dell'incenso. In questo ambiente nacque verso il 570 Maometto, mercante della tribù dei Quraysh, che intorno al 610 cominciò a predicare l'esistenza di un unico Dio, Allah, e a presentarsi come ultimo dei profeti dopo Abramo, Mosè e Gesù. Perseguitato dalle élite meccane, nel 622 fuggì a Yathrib: questo evento, l'Egira, segna l'anno uno del calendario islamico. A Medina Maometto unì autorità religiosa e politica, fondando una comunità di credenti, l'umma, che dal 630 controllò anche la Mecca, purificata dagli idoli.

Facciamo due esempi quotidiani. Primo: il calendario islamico, che parte dall'Egira, è ancora oggi usato per fissare il mese di Ramadan e la festa di fine digiuno, l'Aid al-Fitr, importanti anche per i nostri compagni di scuola di famiglia musulmana. Secondo: la Ka'ba, una struttura cubica drappeggiata di nero, è la stessa verso cui ogni musulmano del mondo si orienta cinque volte al giorno per pregare, un po' come una bussola spirituale condivisa da oltre un miliardo e mezzo di persone.

I pilastri dell'islam e l'espansione dei califfi

La religione islamica si fonda su cinque pratiche fondamentali, i cosiddetti pilastri: 1. la professione di fede ("non c'è altro dio all'infuori di Allah e Maometto è il suo profeta"); 2. la preghiera cinque volte al giorno; 3. l'elemosina rituale, la zakat; 4. il digiuno nel mese di Ramadan; 5. il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita, se possibile. Il testo sacro è il Corano, raccolta delle rivelazioni ricevute dal profeta, mentre la sunna comprende i suoi detti e comportamenti esemplari. Alla morte di Maometto nel 632 il potere passa ai califfi, cioè i suoi successori politico-religiosi, che in pochi decenni guidano un'espansione fulminea: tra il 633 e il 750 gli eserciti arabi conquistano Siria, Egitto, Persia, Nord Africa, Spagna e arrivano fino alla Francia, dove vengono fermati a Poitiers nel 732 da Carlo Martello. Nel 661 inizia la dinastia degli Omayyadi, con capitale Damasco, che lascia il posto nel 750 agli Abbasidi, con capitale Baghdad. Già nel VII secolo nasce la divisione fra sunniti e sciiti, sostenitori questi ultimi di Ali, genero di Maometto, e dei suoi discendenti come legittimi guide della comunità.

Per rendere concreta la rapidità della conquista, basta pensare a due esempi. Primo: in meno di cento anni i cavalieri arabi attraversarono una distanza che andava dall'odierna Lisbona fino ai confini dell'India, una sorta di gigantesca "maratona" militare e culturale. Secondo: ancora oggi parole italiane come "algebra", "zucchero", "cotone", "alchimia", "ammiraglio" o "facchino" sono di origine araba e ci ricordano quanto il loro mondo abbia inciso sulla nostra vita quotidiana.

La civiltà islamica: scienza, arte e città

Sotto gli Abbasidi, e in particolare nel IX secolo, Baghdad divenne il cuore di una straordinaria fioritura culturale. Il califfo al-Ma'mun fondò la Casa della Sapienza, dove studiosi cristiani, ebrei e musulmani traducevano in arabo Aristotele, Galeno, Tolomeo e i matematici indiani. Da questo crogiolo nacquero la medicina di Avicenna, l'algebra di al-Khwarizmi, il cui nome è all'origine della parola "algoritmo", l'astronomia di al-Battani e la filosofia di Averroè in al-Andalus. Le città islamiche, da Cordova al Cairo, erano enormi rispetto a quelle europee dello stesso periodo, dotate di acquedotti, ospedali pubblici, scuole giuridiche dette madrase, biblioteche, bagni e moschee monumentali con cortili, minareti e mihrab. L'arte, dovendo evitare di rappresentare figure umane nei luoghi di culto, sviluppò una raffinatissima decorazione geometrica e calligrafica, oltre alla tecnica degli arabeschi vegetali.

Due esempi concreti rendono palpabile questa civiltà. Primo: quando usiamo le cifre 1, 2, 3 stiamo adoperando i numeri indo-arabi introdotti in Europa grazie ai matematici islamici, molto più pratici dei vecchi numeri romani per fare conti e tenere la contabilità. Secondo: l'Alhambra di Granada, con i suoi cortili, le sue fontane e i suoi soffitti a stalattiti, ci permette ancora oggi di passeggiare in un'ambientazione tipicamente andalusa, come un libro di pietra aperto sulla cultura ispano-musulmana.

Bizantini e musulmani: scontri, scambi, eredità comuni

I rapporti tra Bisanzio e il mondo islamico furono spesso ostili: gli Arabi assediarono Costantinopoli più volte, nel 674-678 e nel 717-718, ma furono respinti grazie alla potente flotta bizantina e al fuoco greco, una micidiale miscela incendiaria di cui si è perduta la ricetta. Le frontiere in Anatolia furono per secoli zone di guerra permanente, popolate da soldati-contadini chiamati nei poemi epici akritai. Tuttavia, accanto agli scontri, i due mondi si influenzarono profondamente: monete bizantine venivano imitate nei territori arabi, mosaicisti di Costantinopoli furono chiamati a decorare la Cupola della Roccia a Gerusalemme e la Grande Moschea di Damasco, e in entrambe le culture si conservarono e trasmisero i testi della filosofia e della scienza greche, che poi sarebbero rientrati in Occidente attraverso la Spagna e la Sicilia. Quando Bisanzio cadde nel 1453 sotto il sultano ottomano Maometto II, Santa Sofia fu trasformata in moschea, e proprio in quegli anni in Italia i dotti greci in fuga portarono con sé i manoscritti che alimentarono l'Umanesimo.

Due esempi finali ci aiutano a vedere queste connessioni nel concreto. Primo: la cattedrale di Monreale in Sicilia ha mosaici di evidente scuola bizantina, ma fu voluta da re normanni in un'isola dove convivevano cristiani, musulmani ed ebrei, segno di una civiltà ibrida. Secondo: molti termini commerciali ancora in uso come "dogana", "magazzino", "tariffa" o "arsenale" sono di origine araba, mentre le rotte delle galee veneziane verso Costantinopoli mostrano quanto il Mediterraneo fosse in realtà un mare condiviso.

Ricorda

I punti chiave da tenere a mente sono i seguenti:

  1. L'impero bizantino è la continuazione di Roma in Oriente, durata dal 330 al 1453, con capitale Costantinopoli e lingua greca.
  2. Giustiniano riconquistò parte dell'Occidente, codificò il diritto romano nel Corpus Iuris Civilis e fece costruire Santa Sofia.
  3. La religione fu centrale a Bisanzio: cesaropapismo, controversia iconoclasta e Scisma d'Oriente del 1054 con Roma.
  4. L'islam nasce in Arabia nel VII secolo con Maometto; l'Egira del 622 segna l'inizio del calendario islamico.
  5. I cinque pilastri, il Corano e la sunna sono i fondamenti dell'islam; i califfi guidarono un'espansione rapidissima.
  6. La civiltà islamica fu un grande laboratorio scientifico, artistico e urbano, da cui derivano algebra, numeri arabi e molte parole italiane.
  7. Bizantini e musulmani si combatterono ma anche si scambiarono saperi, arte e commerci, lasciando un'eredità comune al Mediterraneo.

Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: scrivi un breve testo di circa quindici righe in cui immagini di essere un mercante veneziano che, intorno all'anno 1000, arriva a Costantinopoli con un carico di legname e poi prosegue verso Alessandria d'Egitto. Descrivi almeno tre differenze e tre somiglianze che notiamo tra le due città (lingua, religione, architettura, monete, oggetti che vedi in vendita) e spiega, nella conclusione, perché il Mediterraneo di quell'epoca può essere considerato un "mare di scambi" oltre che un "mare di guerre".

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.primaria.storia.cl5.produzione-orale-scritta.03 — Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione. Da revisionare.

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