La repubblica romana, dopo aver conquistato il Mediterraneo, entrò in una lunga crisi che durò circa un secolo, dal 133 al 31 a.C., terminando con la nascita del principato di Augusto.
Una repubblica vittoriosa ma in difficoltà
Nel II secolo a.C. Roma aveva sconfitto Cartagine, conquistato la Grecia e dominava ormai gran parte del Mediterraneo. Eppure, proprio nel momento del massimo successo militare, la società romana iniziò a mostrare profonde fratture interne difficili da ricomporre. I piccoli contadini, partiti per anni a combattere nelle legioni, tornavano a casa per trovare i loro campi abbandonati, indebitati o venduti a prezzo bassissimo. I ricchi senatori, arricchiti dal bottino delle guerre, compravano enormi proprietà chiamate latifondi, che facevano coltivare da schiavi catturati nelle campagne militari. Possiamo immaginare la situazione come un piccolo negozio di quartiere costretto a chiudere perché vicino è arrivato un enorme supermercato che vende tutto a meno: il piccolo non riesce a competere. In modo simile, in molte botteghe artigiane di Roma i lavoratori liberi venivano sostituiti dagli schiavi, che non chiedevano salario.
I fratelli Gracchi e il tentativo di riforma
Di fronte a questa situazione, due fratelli appartenenti a una famiglia nobile, Tiberio e Gaio Gracco, decisero di intervenire diventando tribuni della plebe. Tiberio, eletto nel 133 a.C., propose una legge agraria che limitava la quantità di terra pubblica che ogni cittadino poteva possedere, per redistribuirne le eccedenze ai poveri. Il senato si oppose con violenza e Tiberio fu ucciso insieme a centinaia di suoi sostenitori durante un tumulto sul Campidoglio. Dieci anni dopo suo fratello Gaio riprese il progetto, allargandolo: propose distribuzioni di grano a prezzo controllato per i poveri e nuove colonie agricole. Anche Gaio, però, finì ucciso nel 121 a.C., e con lui il sogno di una riforma pacifica della repubblica. Pensiamo a una scuola in cui due studenti propongono di cambiare un regolamento ingiusto e vengono allontanati: il problema resta, ma chi voleva risolverlo non c'è più.
Mario, Silla e l'esercito che diventa personale
A fine secolo emerse un nuovo protagonista, Gaio Mario, un uomo nuovo, cioè non appartenente all'antica nobiltà senatoria. Per affrontare la guerra contro il re africano Giugurta e contro le popolazioni germaniche, Mario trasformò profondamente l'esercito: non arruolò più solo i proprietari terrieri, ma anche i nullatenenti, ai quali prometteva uno stipendio e una terra al congedo. Questa scelta rese i soldati fedeli al loro generale più che allo Stato, perché era il comandante a garantire la paga e il futuro dopo il servizio. Lo si vide chiaramente con Lucio Cornelio Silla, rivale di Mario, che nell'88 a.C. marciò con i suoi soldati su Roma stessa, un gesto fino ad allora impensabile per un comandante romano. Silla vinse, divenne dittatore e fece uccidere migliaia di avversari con le famose liste di proscrizione, in cui i nomi dei nemici venivano affissi in pubblico. È un po' come quando in una squadra sportiva i giocatori cominciano a obbedire più all'allenatore che alla società che li paga: l'equilibrio della squadra si rompe.
Il primo triumvirato e l'ascesa di Cesare
Nel 60 a.C. tre uomini potentissimi strinsero un patto segreto per spartirsi di fatto il potere a Roma: Gneo Pompeo, generale vittorioso in Oriente, Marco Licinio Crasso, l'uomo più ricco della città, e Giulio Cesare, ambizioso politico della fazione popolare. Questo accordo privato è chiamato dagli storici primo triumvirato, anche se non era una vera carica pubblica, ma un'alleanza personale tra tre potenti. Cesare, ottenuto il proconsolato della Gallia, in nove anni di guerra conquistò un territorio enorme che corrisponde all'attuale Francia, arricchendosi e formando un esercito devotissimo. Intanto Crasso morì in una sfortunata spedizione contro i Parti nel 53 a.C. e il patto si ruppe, lasciando Pompeo e Cesare uno contro l'altro. È come un gruppo di tre soci che dividono un'attività di successo: finché tutti guadagnano l'accordo regge, ma quando uno esce di scena i restanti finiscono per scontrarsi per il controllo. Curiosamente, il nome stesso "triumvirato" si è poi conservato nella nostra lingua per indicare ogni gruppo ristretto di tre persone con grande potere.
La guerra civile e la dittatura di Cesare
Nel gennaio del 49 a.C. Cesare, ignorando l'ordine del senato di sciogliere il suo esercito, attraversò un piccolo fiume di confine, il Rubicone, pronunciando secondo la tradizione la frase "il dado è tratto". Quel gesto significava dichiarare guerra alla sua patria, perché nessun generale poteva entrare in armi nel territorio italico. Seguirono anni di guerra civile durissima, combattuta in Spagna, Grecia, Egitto e Africa, con Cesare che sconfisse Pompeo nella battaglia di Farsalo nel 48 a.C. Tornato vincitore, Cesare si fece nominare prima dittatore a tempo determinato, poi nel 44 a.C. dittatore a vita, una carica che concentrava in lui poteri straordinari. Mostrò capacità riformatrici notevoli: riformò il calendario creando quello giuliano, distribuì terre ai veterani, allargò la cittadinanza romana a molti provinciali. Tuttavia, ai suoi avversari sembrò sempre più un re mascherato, e a Roma il titolo di re era odiato fin dai tempi della cacciata di Tarquinio il Superbo.
Le Idi di marzo e il secondo triumvirato
Il 15 marzo del 44 a.C., una data chiamata dai Romani "Idi di marzo", un gruppo di senatori guidati da Bruto e Cassio uccise Cesare con ventitré pugnalate nella sala del senato. I congiurati credevano che, eliminato il dittatore, la repubblica sarebbe tornata libera e funzionante come prima. Si sbagliavano profondamente: dopo l'omicidio Roma piombò in nuovi disordini, perché il popolo amava Cesare e il vuoto di potere fu subito riempito da altri ambiziosi. Il giovane Ottaviano, pronipote e figlio adottivo di Cesare, si alleò con Marco Antonio, fedele luogotenente di Cesare, e con Lepido formando nel 43 a.C. il secondo triumvirato, questa volta riconosciuto come carica ufficiale. I tre vendicarono Cesare sconfiggendo Bruto e Cassio a Filippi nel 42 a.C., ma presto cominciarono a litigare tra loro per la divisione del potere. È un po' come quando, in un progetto di gruppo, si elimina chi guidava tutto pensando di lavorare meglio in autonomia, e ci si ritrova invece con nuovi capi che competono e bloccano il lavoro.
Da Azio al principato di Augusto
Lo scontro decisivo fu tra Ottaviano, che controllava l'Occidente, e Antonio, che si era stabilito in Oriente con la regina egizia Cleopatra. Ottaviano seppe presentare la guerra come uno scontro tra la civiltà romana e l'Oriente straniero, accusando Antonio di voler trasformare Roma in una monarchia orientale. La battaglia navale di Azio, nel 31 a.C., segnò la vittoria definitiva di Ottaviano: Antonio e Cleopatra fuggirono in Egitto e l'anno dopo si suicidarono entrambi. Tornato a Roma, Ottaviano scelse una strategia molto abile: non si proclamò re né dittatore, ma fece finta di restituire i poteri al senato, che in cambio gli concesse il titolo di Augusto e cariche straordinarie a vita. Nacque così nel 27 a.C. il principato, un regime in cui le istituzioni repubblicane esistevano ancora sulla carta, ma il potere reale era concentrato nelle mani di una sola persona. È come quando in classe il professore lascia ai rappresentanti la facoltà di organizzare una gita: sembrano loro a decidere, ma in realtà ogni proposta deve essere approvata da chi ha l'ultima parola.
Ricorda
- La crisi della repubblica romana si sviluppa tra il 133 e il 31 a.C., a partire dai tentativi di riforma dei Gracchi.
- Le cause profonde furono la crisi dei piccoli contadini, la nascita dei latifondi, la diffusione della schiavitù e la trasformazione dell'esercito in strumento personale dei generali.
- I principali protagonisti furono i Gracchi, Mario, Silla, Pompeo, Crasso, Cesare, Bruto, Antonio e infine Ottaviano-Augusto.
- Le tappe decisive furono la riforma dell'esercito di Mario, la dittatura di Silla, il passaggio del Rubicone nel 49 a.C., le Idi di marzo del 44 a.C. e la battaglia di Azio nel 31 a.C.
- La crisi si concluse con la nascita del principato di Augusto, che mantenne le forme repubblicane ma concentrò il potere in un solo uomo.
Esercizio di verifica sul quaderno: disegna una linea del tempo che va dal 133 a.C. al 27 a.C. e colloca su di essa, nell'ordine cronologico corretto, almeno otto eventi tra quelli studiati. Accanto a ciascun evento scrivi in una frase perché lo consideri un passaggio importante nella crisi della repubblica.