La repubblica romana, dopo aver conquistato il Mediterraneo, entra in una lunga crisi che porta alle guerre civili e prepara la nascita dell'impero.
Immagina di vivere a Roma nel II secolo a.C.: la tua città è diventata la padrona del Mediterraneo, ma nelle strade cresce la rabbia dei contadini senza terra, mentre i grandi proprietari accumulano ricchezze enormi. Come è possibile che una vittoria così travolgente generi tanti problemi interni? È proprio questo il paradosso che studieremo: il successo militare di Roma diventa la causa della sua crisi politica e sociale. Tra il 133 e il 31 a.C. la repubblica si sfalda lentamente, attraversata da rivolte, riforme fallite, dittature e guerre tra cittadini. Capire questo passaggio significa comprendere come una grande potenza possa crollare dall'interno, non per colpa di un nemico straniero, ma per le sue stesse contraddizioni.
Le conseguenze sociali delle conquiste
Dopo le guerre puniche e la sottomissione della Grecia, Roma si trova padrona di un impero vastissimo, ma le ricchezze affluite non vengono distribuite in modo equilibrato. I nobili e i cavalieri acquistano enormi tenute agricole, chiamate latifondi, e le coltivano sfruttando il lavoro a basso costo degli schiavi catturati in guerra. I piccoli proprietari contadini, invece, tornano dai lunghi servizi militari e trovano i loro campi abbandonati, indebitati o già comprati dai ricchi. Costretti a vendere il poco che resta, si trasferiscono a Roma dove ingrossano la massa dei nullatenenti, la cosiddetta plebe urbana. Pensa a un piccolo agricoltore della Sabina che parte per combattere in Africa: dopo cinque anni di guerra torna a casa e scopre che il vicino patrizio ha acquistato il suo podere a un prezzo bassissimo. Questo squilibrio fa nascere una tensione esplosiva tra pochi straricchi e moltissimi poveri.
I Gracchi e il tentativo di riforma
Di fronte a questa situazione, due fratelli appartenenti a una nobile famiglia, Tiberio e Caio Gracco, cercano di intervenire con riforme audaci a favore dei più deboli. Tiberio, eletto tribuno della plebe nel 133 a.C., propone una legge agraria che limita la quantità di terra pubblica posseduta da ciascun cittadino e ridistribuisce il resto ai contadini poveri. Il Senato, dominato dai grandi proprietari, si oppone con forza e Tiberio viene ucciso in una rissa politica insieme a circa trecento suoi sostenitori. Dieci anni dopo, suo fratello Caio riprende il progetto e aggiunge leggi sul prezzo calmierato del grano e sulla concessione della cittadinanza agli italici, ma anche lui finisce ucciso nel 121 a.C. Per capire la portata del loro tentativo, immagina una legge che oggi obbligasse i grandi proprietari a cedere parte dei loro terreni a giovani disoccupati: sarebbe una rivoluzione enorme. Il fallimento dei Gracchi mostra che le istituzioni repubblicane non sono più capaci di risolvere pacificamente i conflitti sociali.
Mario, Silla e la nuova guerra civile
Dopo i Gracchi, il conflitto politico si sposta nelle mani dei generali, che usano i loro eserciti come strumenti di potere personale durante una vera e propria militarizzazione della vita pubblica. Caio Mario, eletto console nel 107 a.C., riforma l'esercito arruolando anche i nullatenenti, ai quali promette terre e bottino: i soldati diventano così fedeli al loro comandante più che allo Stato. Mario rappresenta il partito dei populares, vicino al popolo, mentre il rivale Lucio Cornelio Silla guida gli optimates, schierati con la nobiltà senatoria. Tra il 88 e l'82 a.C. i due si combattono in una guerra civile durissima, che termina con la vittoria di Silla e la sua dittatura. Silla impone le liste di proscrizione, elenchi pubblici di nemici da uccidere e i cui beni vengono confiscati: chiunque poteva trovarsi denunciato senza un vero processo. Anche se Silla rinuncia poi al potere, ha mostrato che con un esercito personale si possono piegare le leggi di Roma.
Pompeo, Cesare e il primo triumvirato
Nella generazione successiva emergono tre uomini ambiziosi: Gneo Pompeo, vincitore in Oriente, Marco Licinio Crasso, ricchissimo proprietario, e Caio Giulio Cesare, abile politico e generale carismatico. Nel 60 a.C. stringono un accordo privato, chiamato primo triumvirato, per spartirsi il potere e neutralizzare la concorrenza del Senato, dando vita a una forma inedita di alleanza personale. Cesare ottiene il comando della Gallia, dove tra il 58 e il 51 a.C. conduce una lunga e brillante campagna di conquista, raccontata nel suo De bello Gallico. Quando Crasso muore in battaglia e Pompeo si avvicina al Senato, Cesare nel 49 a.C. attraversa il fiume Rubicone con le sue legioni: era proibito entrare in Italia armati e quel gesto significa la guerra civile. Dopo aver sconfitto Pompeo a Farsalo nel 48 a.C., Cesare diventa dittatore a vita, ma le sue riforme spaventano i senatori più tradizionalisti. Il 15 marzo del 44 a.C., alle idi di marzo, Cesare viene assassinato da una congiura in cui partecipa anche il suo amico Bruto.
Ottaviano, Antonio e la fine della repubblica
La morte di Cesare non riporta la repubblica, ma apre una nuova fase di scontri tra i suoi eredi politici, in particolare il giovane Ottaviano e il generale Marco Antonio. Insieme a Lepido formano nel 43 a.C. il secondo triumvirato, questa volta riconosciuto ufficialmente, e ordinano nuove proscrizioni nelle quali muore anche il celebre oratore Cicerone, simbolo della resistenza repubblicana. Dopo aver sconfitto i cesaricidi a Filippi nel 42 a.C., i triumviri si dividono il mondo romano: Ottaviano controlla l'Occidente, Antonio l'Oriente, dove si lega alla regina egizia Cleopatra. Lo scontro finale avviene nella battaglia navale di Azio, nel 31 a.C., dove Ottaviano sbaraglia la flotta di Antonio e Cleopatra. Da quel momento Ottaviano è padrone assoluto di Roma e, pur conservando le forme repubblicane, riceve nel 27 a.C. il titolo di Augusto: comincia così l'età imperiale. La repubblica, durata quasi cinquecento anni, è ormai finita: i suoi organi continuano a esistere, ma il potere reale è concentrato nelle mani di un solo uomo.
Ricorda
Ecco i punti chiave da fissare nella memoria:
- Le conquiste arricchiscono i nobili e impoveriscono i piccoli contadini, generando un grave squilibrio sociale.
- Tiberio e Caio Gracco tentano riforme agrarie ma vengono uccisi tra il 133 e il 121 a.C.
- Mario riforma l'esercito e lo lega ai generali; Silla impone la prima dittatura militare con le proscrizioni.
- Cesare, dopo il primo triumvirato e la conquista della Gallia, attraversa il Rubicone e diventa dittatore a vita.
- Ottaviano vince Antonio ad Azio nel 31 a.C. e nel 27 a.C. assume il titolo di Augusto: nasce l'impero.
Ora mettiti alla prova con questo esercizio attivo da svolgere sul quaderno. Disegna una linea del tempo dal 133 a.C. al 27 a.C. e collocaci, nell'ordine corretto, almeno sette eventi tra quelli studiati: per ciascuno scrivi una frase di due righe che ne spieghi l'importanza per la crisi della repubblica. Confronta poi la tua linea del tempo con quella di un compagno per verificare se hai dimenticato qualche passaggio fondamentale.