L'età classica e Atene: il IV secolo a.C. tra oratoria e filosofia

SpiegazioneLiceo · 1ªstoria

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L'età classica greca raggiunge il suo punto culminante e insieme la sua trasformazione nel IV secolo a.C.: Atene, pur indebolita politicamente dopo la guerra del Peloponneso, diventa la capitale della cultura, della parola pubblica e della filosofia, con Platone e Aristotele come protagonisti assoluti del pensiero occidentale.

Che cosa intendiamo per età classica

Gli storici chiamano età classica il periodo della storia greca che va, in senso ampio, dalla fine delle guerre persiane (479 a.C.) alla morte di Alessandro Magno (323 a.C.). Il IV secolo a.C., di cui ci occupiamo qui, è la fase finale e matura di questa stagione, segnata da grandi crisi politiche ma anche da una straordinaria fioritura culturale. Atene non è più la potenza imperiale del secolo precedente, eppure la sua influenza sulle idee, sull'arte e sulla parola si fa ancora più profonda e duratura. La parola "classico" indica proprio ciò che diventa modello per le epoche successive: pensiamo a come ancora oggi un libro che resiste al tempo viene chiamato "un classico". Allo stesso modo, quando un insegnante parla di "esempio classico", intende un esempio diventato regola universale. In questo senso, il IV secolo ateniese ci ha lasciato modelli di ragionamento, di scrittura e di vita pubblica che usiamo ancora.

Atene dopo la guerra del Peloponneso

Nel 404 a.C. Atene aveva perso la lunga guerra contro Sparta e si era ritrovata umiliata, con le mura abbattute e una breve dittatura filo-spartana, quella dei Trenta Tiranni. La democrazia venne presto restaurata nel 403 a.C., ma la città non recuperò mai la potenza marittima e imperiale del V secolo. Nel IV secolo a.C. Atene è una polis ancora ricca, popolosa e vivace, ma deve confrontarsi con la concorrenza di Tebe, di Sparta e, soprattutto, con l'ascesa del regno di Macedonia. La vita politica resta intensa: nell'assemblea (ecclesia) e nei tribunali si discute, si vota, si litiga ogni giorno. È come quando una squadra che ha vinto molti campionati attraversa una stagione difficile: non sparisce, ma cambia ruolo e impara a giocare in modo diverso. Atene continua a "giocare" da protagonista, ma sul terreno della cultura e della formazione delle élite, più che su quello militare.

La maturità dell'oratoria: la parola come potere

In una città dove ogni cittadino maschio adulto poteva parlare nell'assemblea e dove i processi si svolgevano davanti a giurie di centinaia di persone, saper parlare in pubblico era una competenza decisiva. Nel IV secolo a.C. l'oratoria raggiunge la sua maturità e diventa una vera e propria arte, studiata, insegnata e perfezionata in scuole specializzate. Si distinguono tre generi: l'oratoria deliberativa (i discorsi politici nell'assemblea), giudiziaria (le arringhe nei tribunali) ed epidittica (i discorsi celebrativi per feste e funerali pubblici). I grandi nomi di questo secolo sono Lisia, abile scrittore di discorsi per i tribunali, Isocrate, maestro di stile e di pedagogia, e soprattutto Demostene, che con le sue Filippiche cercò di scuotere gli Ateniesi contro la minaccia di Filippo II di Macedonia. Per capire l'importanza dell'oratoria, pensiamo a un moderno dibattito televisivo prima delle elezioni: chi parla meglio e con argomenti più solidi conquista voti e fiducia. Oppure pensiamo a un'assemblea di classe in cui bisogna convincere i compagni a votare una proposta: la parola ben costruita vale più della forza.

Le scuole filosofiche: l'Accademia di Platone

Intorno al 387 a.C. il filosofo ateniese Platone, allievo di Socrate, fondò una scuola chiamata Accademia, dal nome del giardino dedicato all'eroe Academo dove sorgeva. Era qualcosa di simile a un'università di oggi: un luogo stabile, con maestri, allievi e un programma di studi che andava dalla matematica alla filosofia. Platone elaborò la celebre dottrina delle idee, secondo cui esiste un mondo perfetto e immutabile di forme pure (la giustizia, la bellezza, il bene), di cui le cose che vediamo sono solo copie imperfette. Nei suoi dialoghi, come la Repubblica, immagina anche uno Stato ideale governato dai filosofi, perché solo chi conosce il vero bene può guidare con giustizia. Per capirlo con un esempio quotidiano: quando disegniamo un cerchio sul quaderno non sarà mai perfetto, eppure abbiamo in mente l'idea di cerchio perfetto, e proprio quell'idea ci permette di giudicare se il disegno è venuto bene. Allo stesso modo, secondo Platone, conosciamo cosa è giusto perché abbiamo dentro di noi l'idea di giustizia, anche quando vediamo intorno a noi comportamenti ingiusti.

Aristotele e il Liceo: osservare il mondo

Nel 335 a.C. Aristotele, allievo di Platone ma di formazione molto diversa, fondò ad Atene una propria scuola, il Liceo, così chiamato perché vicino al tempio di Apollo Licio. I suoi allievi erano detti peripatetici, dal verbo greco peripatèin, "passeggiare", perché si dice che le lezioni si svolgessero camminando lungo i portici. Aristotele si distaccò dal maestro: pur ammirando Platone, riteneva che la realtà vera non fosse in un mondo separato di idee, ma nelle cose stesse, che vanno osservate, classificate e spiegate. Costruì una vastissima enciclopedia del sapere: si occupò di logica, fisica, biologia, etica, politica, retorica e poetica, lasciando opere che sarebbero state studiate per duemila anni. Pensiamo a uno scienziato moderno che raccoglie campioni di piante, li ordina per famiglie e ne studia le proprietà: questo metodo nasce, in fondo, dallo sguardo di Aristotele. Oppure pensiamo a quando dividiamo le materie scolastiche in ambiti (scientifico, umanistico, linguistico): anche qui usiamo, senza saperlo, l'idea aristotelica che il sapere si organizza in discipline distinte ma collegate.

Atene come capitale culturale del mondo greco

Anche se nel IV secolo a.C. Atene perde peso politico, attira giovani da tutto il mondo greco che vengono a studiare nelle sue scuole di retorica e filosofia. La città diventa una sorta di università internazionale: ricchi figli di famiglie di Siracusa, di Mileto, della Macedonia stessa arrivano per imparare da Isocrate, da Platone, poi da Aristotele. Lo stesso Aristotele, nato a Stagira nel nord della Grecia, era venuto ad Atene ragazzo per studiare. Anche il giovane Alessandro Magno fu educato proprio da Aristotele, prima di partire alla conquista dell'Asia. Possiamo paragonare la situazione a quella delle grandi città universitarie di oggi, come Bologna o Cambridge: non sono capitali politiche, ma calamite per studenti e ricercatori da tutto il mondo. In modo simile, una piccola libreria di quartiere può diventare punto di riferimento per un'intera città grazie alla qualità di chi la frequenta e ai libri che propone: la forza di Atene era esattamente questa, la qualità delle persone e delle idee che vi si incontravano.

La fine dell'indipendenza e l'eredità classica

Mentre i filosofi insegnavano e gli oratori discutevano, sul piano politico Atene perdeva terreno. Nel 338 a.C., nella battaglia di Cheronea, Filippo II di Macedonia sconfisse una coalizione guidata da Atene e Tebe, mettendo fine all'indipendenza politica delle poleis greche. Pochi anni dopo, suo figlio Alessandro Magno avrebbe costruito un impero immenso, aprendo la fase successiva, l'età ellenistica. Eppure proprio nel momento in cui Atene perde la libertà politica, la sua eredità culturale si diffonde ovunque: la lingua, la filosofia, l'oratoria greca diventano patrimonio comune di tutto il Mediterraneo. È un po' come quando una piccola bottega artigiana chiude, ma le sue tecniche vengono insegnate in tante altre botteghe sparse per il paese: l'originale scompare, lo stile resta. Allo stesso modo, ancora oggi, quando studiamo la grammatica, la logica o la struttura di un discorso, lavoriamo dentro il quadro tracciato nel IV secolo ad Atene.

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Punti chiave da fissare:

  1. L'età classica copre il periodo dal 479 al 323 a.C.; il IV secolo a.C. ne è la fase matura e finale.
  2. Dopo la guerra del Peloponneso (404 a.C.), Atene perde l'egemonia politica ma resta centro culturale.
  3. L'oratoria diventa un'arte: Lisia, Isocrate e Demostene sono i suoi grandi rappresentanti.
  4. Platone fonda l'Accademia (387 a.C.) ed elabora la dottrina delle idee.
  5. Aristotele fonda il Liceo (335 a.C.) e organizza il sapere in discipline distinte, basate sull'osservazione.
  6. Nel 338 a.C., a Cheronea, Filippo II di Macedonia mette fine all'indipendenza delle poleis.
  7. La cultura ateniese sopravvive politicamente alla sconfitta e diventa modello per tutta la civiltà occidentale.

Piccolo esercizio di verifica (svolgi sul quaderno):

  1. Scrivi una breve definizione personale di "età classica" (3-4 righe).
  2. Disegna una linea del tempo dal 404 a.C. al 323 a.C. e colloca: restaurazione della democrazia ad Atene, fondazione dell'Accademia, fondazione del Liceo, battaglia di Cheronea, morte di Alessandro Magno.
  3. Spiega in 5 righe perché si dice che Atene, pur sconfitta militarmente, abbia "vinto" sul piano culturale.
  4. In una tabella a due colonne metti a confronto Platone e Aristotele, indicando per ciascuno: scuola fondata, idea principale sulla realtà, un'opera o un tema caratteristico.

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.liceo-classico.lingua-latina.cl5.cultura-quinto-anno.01 — Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento per i licei. Da revisionare.

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