I teoremi sui triangoli qualunque

SpiegazioneLiceo · 4ªmatematica

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I teoremi sui triangoli qualunque generalizzano il teorema di Pitagora e permettono di risolvere qualsiasi triangolo, anche non rettangolo, conoscendo solo alcuni dei suoi sei elementi fondamentali.

Introduzione: perché serve qualcosa di più di Pitagora

Il teorema di Pitagora è uno strumento potente, ma ha un grosso limite: funziona soltanto sui triangoli rettangoli, una categoria piuttosto ristretta tra tutti i triangoli esistenti. Nella realtà, però, i triangoli che incontriamo nei problemi di topografia, navigazione o architettura sono quasi sempre qualunque, cioè privi di angoli retti. Pensa a un agrimensore che deve misurare la distanza tra due punti separati da un fiume: non può sperare che il triangolo formato dai suoi rilievi sia rettangolo. Allo stesso modo, un astronomo che calcola la distanza di una stella usando il parallasse lavora su triangoli con angoli molto specifici, raramente di 90°. Per questo i matematici hanno sviluppato due teoremi fondamentali, il teorema dei seni e il teorema del coseno, che estendono Pitagora a qualsiasi triangolo. Questi teoremi, uniti alla formula dell'area trigonometrica e al teorema delle proiezioni, costituiscono la cassetta degli attrezzi per risolvere completamente un triangolo qualsiasi.

Le convenzioni di notazione

Prima di enunciare i teoremi è essenziale fissare una notazione chiara e condivisa, perché altrimenti le formule risultano confuse e gli errori si moltiplicano. In un triangolo qualunque indichiamo i vertici con le lettere maiuscole A, B, C e gli angoli interni con le stesse lettere o con le corrispondenti lettere greche α, β, γ. I lati opposti ai vertici vengono indicati con le lettere minuscole corrispondenti: il lato a è opposto al vertice A, il lato b è opposto a B e il lato c è opposto a C. Questa convenzione è universale e va memorizzata subito perché tutte le formule che vedremo la sfruttano in modo sistematico. Per esempio, se in un triangolo l'angolo in A misura 40°, l'angolo in B misura 70° e il lato BC misura 8 cm, scriviamo α = 40°, β = 70° e a = 8 cm. Un secondo esempio: se conosciamo i lati AB = 5 cm e AC = 7 cm, allora c = 5 cm e b = 7 cm, mentre il terzo lato sarà a, opposto al vertice A.

Il teorema dei seni

Il teorema dei seni afferma che in qualunque triangolo il rapporto tra ciascun lato e il seno dell'angolo opposto è costante e vale il doppio del raggio R del cerchio circoscritto: a/sen α = b/sen β = c/sen γ = 2R. Questa proporzionalità è straordinariamente utile perché collega lati e angoli con una sola catena di uguaglianze. Il teorema si applica con efficacia quando conosciamo un lato e l'angolo opposto, più un altro elemento qualunque, cioè nei casi LAA (lato e due angoli) e ALA (un angolo, il lato adiacente e un altro angolo). Per esempio, supponiamo di avere un triangolo con α = 30°, β = 45° e a = 10 cm: per trovare b basta scrivere 10/sen 30° = b/sen 45°, da cui b = 10 · sen 45°/sen 30° = 10 · (√2/2)/(1/2) = 10√2 cm. Un secondo esempio pratico: un osservatore in mare vede un faro sotto un angolo di 70° rispetto alla rotta, e dopo aver percorso 500 m lo vede sotto un angolo di 110°; usando il teorema dei seni si calcola subito la distanza dal faro. Attenzione al caso ambiguo SSA, in cui due lati e un angolo non compreso possono dare zero, uno o due triangoli diversi: bisogna sempre verificare la coerenza geometrica della soluzione.

Il teorema del coseno (o di Carnot)

Il teorema del coseno è la vera generalizzazione di Pitagora e afferma che in un triangolo qualunque il quadrato di un lato è uguale alla somma dei quadrati degli altri due lati, diminuita del doppio prodotto degli stessi due lati per il coseno dell'angolo compreso: a² = b² + c² − 2bc · cos α. Le formule analoghe valgono per gli altri due lati: b² = a² + c² − 2ac · cos β e c² = a² + b² − 2ab · cos γ. Quando l'angolo è retto il coseno vale zero e il termine correttivo sparisce, riducendo la formula a quella classica di Pitagora. Questo teorema si applica in due situazioni tipiche: il caso LAL, quando conosciamo due lati e l'angolo compreso, e il caso LLL, quando conosciamo i tre lati e dobbiamo trovare gli angoli. Per esempio, dato un triangolo con b = 6 cm, c = 8 cm e α = 60°, troviamo a² = 36 + 64 − 96 · (1/2) = 52, da cui a = √52 ≈ 7,21 cm. Un secondo esempio quotidiano: due strade rettilinee partono da una rotonda formando un angolo di 120°; sapendo che lungo una strada ci sono 3 km fino a un paese e lungo l'altra 5 km fino a un secondo paese, la distanza in linea d'aria tra i due paesi si calcola immediatamente con Carnot.

Area di un triangolo con la trigonometria

Quando non conosciamo l'altezza di un triangolo ma disponiamo di due lati e dell'angolo compreso, possiamo calcolarne l'area con la formula trigonometrica S = (1/2) · b · c · sen α, e analogamente S = (1/2) · a · c · sen β oppure S = (1/2) · a · b · sen γ. Questa formula discende direttamente dalla definizione di seno come rapporto tra altezza e ipotenusa nel triangolo rettangolo che si forma tracciando l'altezza dal vertice opposto. Il vantaggio è enorme: non dobbiamo più tracciare altezze né calcolarle separatamente, basta moltiplicare due lati per il seno dell'angolo che li include. Per esempio, un terreno triangolare ha due lati confinanti di 30 m e 40 m che formano un angolo di 75°: l'area è (1/2) · 30 · 40 · sen 75° ≈ 600 · 0,966 ≈ 579,6 m². Un secondo esempio: un triangolo equilatero di lato 10 cm ha tutti gli angoli di 60°, quindi la sua area è (1/2) · 10 · 10 · sen 60° = 50 · (√3/2) = 25√3 cm², lo stesso risultato che si ottiene con la formula geometrica tradizionale.

Il teorema delle proiezioni

Il teorema delle proiezioni è meno celebre dei suoi due grandi fratelli ma è altrettanto elegante e talvolta più rapido. Esso afferma che in un triangolo qualunque ciascun lato è uguale alla somma dei prodotti degli altri due lati per i coseni degli angoli che essi formano con esso: a = b · cos γ + c · cos β. Geometricamente questa relazione esprime il fatto che il lato a è la somma delle proiezioni degli altri due lati su di esso, una proprietà visualmente intuitiva se tracciamo l'altezza da A e osserviamo come essa divide la base in due segmenti. Le altre due formule analoghe sono b = a · cos γ + c · cos α e c = a · cos β + b · cos α, ottenute permutando i ruoli di lati e angoli. Per esempio, in un triangolo con b = 7 cm, c = 5 cm, β = 80° e γ = 40° possiamo verificare il valore di a calcolando a = 7 · cos 40° + 5 · cos 80° ≈ 7 · 0,766 + 5 · 0,174 ≈ 6,23 cm. Un secondo esempio mostra l'utilità di questo teorema: quando in topografia si misurano i due segmenti in cui l'altezza divide la base, si può ricavare ogni lato senza calcolare prima radici quadrate.

Risolvere un triangolo: la strategia generale

Risolvere un triangolo significa determinare tutti i suoi sei elementi (tre lati e tre angoli) a partire da tre di essi opportunamente scelti, di cui almeno uno deve essere un lato. La strategia dipende dal tipo di dati di cui disponiamo, e riconoscere il caso giusto è metà del lavoro. Vediamo i casi principali in ordine di frequenza:

  1. Caso LAA o ALA (un lato e due angoli): si calcola il terzo angolo come 180° meno la somma degli altri due, poi si trovano gli altri lati con il teorema dei seni.
  2. Caso LAL (due lati e l'angolo compreso): si calcola il terzo lato con il teorema del coseno, poi si trovano gli altri due angoli con il teorema dei seni o ancora con Carnot.
  3. Caso LLL (tre lati): si trovano i tre angoli applicando il teorema del coseno in forma inversa, cioè cos α = (b² + c² − a²)/(2bc).
  4. Caso SSA (due lati e un angolo non compreso): caso ambiguo, può avere 0, 1 o 2 soluzioni e va trattato con cautela usando il teorema dei seni.

Per esempio, in un problema reale potresti dover trovare l'altezza di una montagna inaccessibile osservandola da due punti a distanza nota: misurando gli angoli di elevazione hai il caso LAA e applichi i seni. Un secondo esempio classico è il calcolo della diagonale di un parallelogramma di cui conosci due lati e l'angolo interno: è un caso LAL puro, risolto in un passaggio con Carnot.

Ricorda

Punti chiave da fissare per non sbagliare più:

  1. Notazione: lato a opposto al vertice A (e angolo α), e così per b, c. Senza notazione corretta nessuna formula funziona.
  2. Teorema dei seni: a/sen α = b/sen β = c/sen γ = 2R. Si usa con un lato e l'angolo opposto.
  3. Teorema del coseno: a² = b² + c² − 2bc · cos α. È la generalizzazione di Pitagora e si usa con LAL o LLL.
  4. Area trigonometrica: S = (1/2) · b · c · sen α. Due lati e l'angolo compreso, niente altezza.
  5. Teorema delle proiezioni: a = b · cos γ + c · cos β. Elegante e utile in topografia.
  6. Prima di calcolare, identifica il caso (LAA, ALA, LAL, LLL, SSA) e scegli il teorema giusto.

Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: in un triangolo ABC sono noti b = 12 cm, c = 9 cm e α = 60°. Calcola il lato a usando il teorema del coseno, poi calcola l'area del triangolo con la formula trigonometrica e infine, usando il teorema dei seni, determina l'angolo β. Verifica alla fine che α + β + γ = 180°.

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