Il piano cartesiano e la retta

SpiegazioneLiceo · 2ªmatematica

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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Il piano cartesiano è lo strumento che ci permette di tradurre in immagini ogni relazione tra due grandezze, e la retta è la sua protagonista più semplice ma anche più sorprendente: dietro la formula y = mx + q si nascondono pendenze di strade, tariffe telefoniche e leggi fisiche del moto uniforme.

Immagina di trovarti davanti a una mappa della città: ogni incrocio può essere descritto dicendo quanti isolati ci si sposta verso est e quanti verso nord rispetto al duomo. Questo è esattamente ciò che fa il matematico quando usa il piano cartesiano: assegna a ogni punto due numeri che ne fissano la posizione in modo univoco. In questa unità riprenderai e approfondirai gli strumenti incontrati in prima per descrivere punti, calcolare distanze, riconoscere rette e capire come due rette si parlano tra loro. Vedrai che dietro a oggetti che sembrano astratti si nasconde una geometria viva, capace di descrivere fenomeni quotidiani come l'andamento di una tariffa o il profilo di una rampa di accesso. L'obiettivo è arrivare a leggere un'equazione e immaginarne subito il grafico, e viceversa.

Il sistema di riferimento cartesiano

Il piano cartesiano nasce dall'intuizione di René Descartes nel Seicento: due rette numeriche perpendicolari, chiamate assi, permettono di individuare qualunque punto del piano. L'asse orizzontale prende il nome di asse delle ascisse, mentre quello verticale è l'asse delle ordinate; il loro punto di incontro è l'origine, indicata con O e di coordinate (0; 0). Le due rette dividono il piano in quattro regioni dette quadranti, numerate in senso antiorario a partire da quello in alto a destra. Ogni punto P viene scritto come una coppia ordinata (x; y), dove il primo numero indica lo spostamento orizzontale e il secondo quello verticale.

Pensa al sedile di un cinema: la fila e il numero di posto formano una coppia che identifica univocamente dove ti siederai. Allo stesso modo, in un campo di calcio visto dall'alto, possiamo dire che la bandierina d'angolo si trova a 50 metri dalla porta verso destra e 30 metri verso l'alto: queste due informazioni costituiscono le sue coordinate. Attenzione all'ordine: il punto (3; 5) è diverso dal punto (5; 3), perché le coppie sono ordinate. I segni delle coordinate ci dicono in quale quadrante si trova il punto: nel primo entrambe positive, nel secondo x negativa e y positiva, nel terzo entrambe negative, nel quarto x positiva e y negativa.

Distanza tra due punti e punto medio

Una volta fissato il sistema di riferimento, possiamo misurare la distanza tra due punti qualsiasi A(x₁; y₁) e B(x₂; y₂) applicando il teorema di Pitagora al triangolo rettangolo che ha per ipotenusa il segmento AB. La formula che si ottiene è AB = √((x₂ − x₁)² + (y₂ − y₁)²) e funziona sempre, indipendentemente dalla posizione dei due punti. Se i due punti hanno la stessa ordinata, il segmento è orizzontale e la distanza si riduce al valore assoluto della differenza delle ascisse; se hanno la stessa ascissa, il segmento è verticale e si calcola con la differenza delle ordinate. Questa formula traduce in numeri l'idea geometrica di lontananza e ci permette di confrontare segmenti senza disegnarli.

Immagina due antenne sui tetti di due palazzi posizionate, sulla mappa della città, nei punti A(2; 1) e B(6; 4): la loro distanza è √((6−2)² + (4−1)²) = √(16+9) = 5, ovvero cinque isolati in linea d'aria. Il punto medio M del segmento AB, invece, è quel punto che divide il segmento in due parti uguali e ha coordinate M((x₁+x₂)/2; (y₁+y₂)/2), cioè la media aritmetica delle coordinate degli estremi. Se A e B sono due fermate dell'autobus, il punto medio è il luogo ideale per costruire una nuova fermata equidistante: nel nostro esempio sarebbe M(4; 2,5). Saper calcolare distanze e punti medi è la base per affrontare problemi di geometria analitica più complessi, come la verifica che un triangolo sia isoscele o la ricerca del baricentro.

L'equazione della retta in forma esplicita

Una retta nel piano cartesiano si rappresenta con un'equazione di primo grado in due variabili, e la forma più diffusa è quella esplicita y = mx + q. Il coefficiente m è il coefficiente angolare e misura la pendenza della retta, cioè di quanto cresce o decresce y quando x aumenta di un'unità; il numero q è l'ordinata all'origine, ovvero il valore di y quando x vale zero, e indica geometricamente il punto in cui la retta interseca l'asse y. Se m è positivo la retta sale da sinistra verso destra, se è negativo scende, se è zero la retta è orizzontale e parallela all'asse delle ascisse. Più m è grande in valore assoluto, più la retta è ripida; al contrario, valori di m vicini a zero corrispondono a rette quasi piatte.

Un esempio quotidiano: una compagnia telefonica chiede 5 euro fissi al mese più 0,10 euro a minuto di chiamata. La spesa totale y in funzione dei minuti x è descritta dalla retta y = 0,10x + 5, in cui q = 5 è il costo base e m = 0,10 è il costo orario aggiuntivo. Un altro esempio: un serbatoio contiene 100 litri d'acqua e si svuota di 2 litri al minuto; il volume residuo è y = −2x + 100, una retta con pendenza negativa che parte da 100 e scende fino a incontrare l'asse delle x dopo 50 minuti. Conoscere m e q permette di tracciare immediatamente il grafico: si parte dal punto (0; q) e ci si sposta di un'unità a destra e di m unità in verticale per trovare un secondo punto della retta.

Calcolo del coefficiente angolare

Quando di una retta conosciamo due punti distinti P₁(x₁; y₁) e P₂(x₂; y₂), possiamo calcolare il suo coefficiente angolare con la formula m = (y₂ − y₁)/(x₂ − x₁), che esprime il rapporto tra la variazione delle ordinate e quella delle ascisse. Questo rapporto, chiamato anche pendenza, ha un significato concreto: indica quanto sale o scende la retta per ogni unità di spostamento orizzontale. Se il denominatore è zero significa che x₁ = x₂ e i due punti hanno la stessa ascissa: in questo caso la retta è verticale e la sua equazione si scrive nella forma x = k, dove k è il valore comune delle ascisse, perché il coefficiente angolare non esiste. Una volta noto m, possiamo trovare q sostituendo le coordinate di uno dei due punti nell'equazione y = mx + q e risolvendo rispetto a q.

Immagina di voler progettare una rampa per disabili che parta dal punto (0; 0) e arrivi al punto (5; 0,4): il coefficiente angolare sarà m = (0,4 − 0)/(5 − 0) = 0,08, cioè una pendenza dell'8%, accettabile per legge. Un altro esempio: la temperatura in una stanza passa dalle ore 8 (T = 18 °C) alle ore 12 (T = 24 °C); considerando il tempo sull'asse x e la temperatura sull'asse y, il coefficiente angolare vale m = (24 − 18)/(12 − 8) = 1,5 °C all'ora. Vedi come la matematica si trasforma in uno strumento per descrivere il mondo reale e prevederne l'evoluzione.

Forma implicita e casi particolari

Ogni retta del piano cartesiano può essere scritta anche nella forma implicita ax + by + c = 0, dove a, b, c sono numeri reali e a, b non sono entrambi nulli. Questa scrittura è più generale di quella esplicita perché riesce a rappresentare anche le rette verticali, che non possono essere descritte da y = mx + q. Per passare dalla forma implicita a quella esplicita, quando b ≠ 0, basta isolare y ottenendo y = −(a/b)x − c/b, da cui si legge subito m = −a/b e q = −c/b. La forma implicita è particolarmente comoda quando bisogna verificare se un punto appartiene a una retta: si sostituiscono le coordinate del punto nell'equazione e si controlla se l'uguaglianza è soddisfatta.

Ci sono alcuni casi particolari da conoscere bene. La retta y = 0 coincide con l'asse delle ascisse, mentre x = 0 coincide con quello delle ordinate; una retta del tipo y = k è orizzontale e taglia l'asse y nel punto (0; k), come un ripiano della libreria parallelo al pavimento. Le rette del tipo x = k sono invece verticali e tagliano l'asse x nel punto (k; 0), come le righe di un quaderno a righe ruotato di novanta gradi. Infine, le rette che passano per l'origine hanno q = 0 e si scrivono semplicemente y = mx: descrivono situazioni di proporzionalità diretta, come il prezzo da pagare in funzione dei chilogrammi di frutta acquistati al mercato.

Rette parallele e perpendicolari

Due rette non verticali del piano sono parallele se e solo se hanno lo stesso coefficiente angolare, perché condividono la stessa pendenza e quindi non si incontrano mai (oppure coincidono, se anche q è lo stesso). Sono invece perpendicolari quando i loro coefficienti angolari soddisfano la relazione m₁ · m₂ = −1, ovvero quando uno è l'antireciproco dell'altro. Questa condizione si dimostra con considerazioni geometriche sui triangoli rettangoli che si formano sotto le rette, ma il risultato pratico è che basta guardare i due coefficienti per stabilire la relazione tra le rette. Le rette orizzontali e quelle verticali sono sempre perpendicolari tra loro, anche se la regola precedente non si applica direttamente perché una delle due rette non ha coefficiente angolare.

Pensa ai binari di un treno: sono due rette parallele che mantengono sempre la stessa distanza tra loro, ovvero hanno la stessa pendenza. Le travi del tetto di una casa, invece, formano spesso angoli retti con le pareti portanti: se la parete è descritta dalla retta y = 2x − 3, la trave perpendicolare avrà coefficiente angolare m = −1/2 e potrà avere equazione, ad esempio, y = −(1/2)x + 7. Queste relazioni sono fondamentali in architettura, in informatica grafica e in fisica, perché permettono di costruire figure geometriche con precise proprietà angolari semplicemente manipolando numeri.

Posizione reciproca di due rette

Date due rette nel piano, possiamo studiarne la posizione reciproca confrontando i loro coefficienti angolari e le ordinate all'origine. Se m₁ ≠ m₂ le rette sono incidenti, cioè si intersecano in un unico punto le cui coordinate si trovano risolvendo il sistema formato dalle due equazioni. Se invece m₁ = m₂ e q₁ ≠ q₂ le rette sono parallele e distinte, dunque non hanno alcun punto in comune; se infine m₁ = m₂ e q₁ = q₂ le rette coincidono e hanno infiniti punti in comune. Il punto di intersezione si determina algebricamente, sostituendo l'espressione di y dalla prima equazione nella seconda oppure usando il metodo di riduzione.

Immagina due ciclisti che pedalano su strade rappresentate dalle rette y = 2x + 1 e y = −x + 7: per scoprire dove i loro percorsi si incrociano basta uguagliare le due espressioni, ottenendo 2x + 1 = −x + 7, da cui 3x = 6 e x = 2; sostituendo si trova y = 5, dunque l'incrocio è nel punto (2; 5). In un altro caso, due fasce orarie di un parcheggio a tariffe differenti potrebbero essere descritte da rette parallele con q diversi: i due grafici corrono affiancati senza incontrarsi mai, segno che le due tariffe non saranno mai uguali. Saper interpretare questi sistemi è uno strumento potente per modellare problemi di scelta, di confronto e di previsione.

Come ricavare l'equazione di una retta

Nei problemi di geometria analitica capita spesso di dover ricavare l'equazione di una retta a partire da informazioni geometriche. Se conosciamo un punto P(x₀; y₀) e il coefficiente angolare m, possiamo usare la formula y − y₀ = m(x − x₀), detta equazione della retta passante per un punto con direzione assegnata, che si ottiene dalla definizione di coefficiente angolare. Se invece sono noti due punti P₁ e P₂, calcoliamo prima m con la formula del rapporto incrementale e poi applichiamo la formula precedente scegliendo uno dei due punti. In alternativa esiste la formula della retta passante per due punti, (y − y₁)/(y₂ − y₁) = (x − x₁)/(x₂ − x₁), che funziona quando i due punti non sono allineati né orizzontalmente né verticalmente. Questa strategia funziona in qualunque problema, basta riconoscere quali dati sono disponibili.

Supponiamo che un cellulare carico al 100% perda il 20% di batteria ogni ora di videogioco intenso: dopo 1 ora siamo al punto (1; 80) e dopo 3 ore al punto (3; 40); il coefficiente angolare è m = (40 − 80)/(3 − 1) = −20 e l'equazione, partendo da (1; 80), diventa y − 80 = −20(x − 1), cioè y = −20x + 100. Un secondo esempio: vogliamo la retta passante per A(0; 3) e parallela alla bisettrice del primo e terzo quadrante (che ha equazione y = x e dunque m = 1); usando la formula con P = (0; 3) e m = 1 otteniamo y − 3 = 1·(x − 0), ovvero y = x + 3, una retta che corre parallela alla bisettrice tre unità più in alto.

Ricorda

Piccolo esercizio di verifica (svolgi sul quaderno): considera i punti A(−1; 2) e B(3; 10). Calcola la distanza AB, le coordinate del punto medio M, il coefficiente angolare della retta AB e poi scrivi l'equazione esplicita della retta che passa per A e B. Infine, determina l'equazione della retta perpendicolare ad AB e passante per M, e verifica che il punto (1; 6) appartenga alla retta AB sostituendo le sue coordinate nell'equazione trovata.

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