Svevo e Pirandello: la crisi dell'io nel romanzo del Novecento

SpiegazioneLiceo · 5ªitaliano

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Svevo e Pirandello sono i due grandi narratori italiani che, fra Otto e Novecento, mettono in scena la disgregazione dell'individuo moderno: l'uomo non è più padrone di sé, ma una creatura frammentata, indagata dalla psicoanalisi e schiacciata dalle convenzioni sociali.

Immagina di guardarti allo specchio una mattina e di non riconoscerti del tutto: la voce che parla dentro di te sembra di un'altra persona, le tue scelte ti appaiono assurde, gli altri ti vedono in un modo che non corrisponde a come ti senti. Questa esperienza inquietante, che oggi chiameremmo crisi d'identità, è al cuore della narrativa di Italo Svevo e Luigi Pirandello. Entrambi scrivono fra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, in un'Europa scossa dalla Grande Guerra, dalle teorie di Freud, dal relativismo einsteiniano e dal crollo delle certezze positivistiche. Conoscere queste due voci significa entrare nel laboratorio in cui nasce il romanzo moderno italiano, capace di abbandonare l'intreccio lineare per esplorare il flusso della coscienza, l'ironia amara e la maschera sociale.

Il contesto: la crisi delle certezze e la nuova idea di io

A cavallo tra Ottocento e Novecento crolla il modello positivistico che credeva di poter spiegare l'uomo con le leggi della scienza. La pubblicazione dell'Interpretazione dei sogni di Freud (1899) mostra che gran parte della nostra vita psichica è governata dall'inconscio, un territorio buio dove riposano desideri rimossi, traumi e contraddizioni. Parallelamente, Bergson distingue tra il tempo della scienza, misurabile con l'orologio, e il tempo interiore, fatto di durata soggettiva e ricordi che affiorano in modo imprevedibile. Anche la fisica, con la teoria della relatività di Einstein, e la filosofia di Nietzsche, con la dichiarazione della morte di Dio, contribuiscono a sgretolare l'idea di una realtà unica e oggettiva. In questo clima nasce un nuovo personaggio letterario: non più l'eroe che agisce, ma l'antieroe che si interroga, dubita, fallisce, come accade quando in un esame orale qualcuno si blocca non perché non sappia, ma perché l'eccesso di autocoscienza paralizza ogni risposta spontanea.

Italo Svevo: l'inetto e la coscienza ironica

Ettore Schmitz, in arte Italo Svevo, nasce a Trieste nel 1861, città di confine dove convivono cultura italiana, austriaca ed ebraica, e dove l'incontro con James Joyce (suo insegnante d'inglese) gli farà scoprire le nuove tecniche narrative europee. La sua produzione ruota attorno a tre romanzi fondamentali: Una vita (1892), Senilità (1898) e soprattutto La coscienza di Zeno (1923). I protagonisti svevani sono inetti, cioè uomini incapaci di vivere pienamente, paralizzati dal dubbio, dalla mancanza di volontà, dall'eccesso di analisi su se stessi: Alfonso Nitti si suicida sentendosi inadeguato, Emilio Brentani vive un amore mediocre rimpiangendolo poi come fosse stato sublime, Zeno Cosini riempie diari interi per giustificare i propri fallimenti. Pensa al compagno di classe che, davanti a una decisione importante come la scelta dell'università, continua a soppesare ogni alternativa fino a non scegliere affatto: ecco, in piccolo, la condizione dell'inetto sveviano. La grande novità della Coscienza di Zeno è la struttura tematica e non cronologica (il fumo, la morte del padre, il matrimonio, la psicoanalisi, la moglie e l'amante) e soprattutto la voce di un narratore inattendibile che, fingendo di confessarsi al dottor S., mente continuamente a sé e al lettore.

Luigi Pirandello: la maschera, l'umorismo e il relativismo

Luigi Pirandello, nato ad Agrigento nel 1867 e premio Nobel nel 1934, costruisce un sistema filosofico-letterario coerente che attraversa novelle, romanzi e teatro. Il fondamento è il relativismo conoscitivo: ciascuno di noi non è uno, ma centomila, perché ogni persona che ci incontra ci costruisce un'immagine diversa, e nessuna di queste corrisponde davvero a ciò che siamo, sempre che un "essere" stabile esista. Da qui nasce il concetto di maschera, cioè la forma fissa che la società ci impone (figlio, studente, fidanzato, lavoratore) e dietro la quale la vita pulsa, magmatica e contraddittoria. Nel saggio L'umorismo del 1908 Pirandello distingue il comico, che è semplice avvertimento del contrario (la vecchia signora truccata da ragazzina fa ridere), dall'umorismo vero, che è sentimento del contrario: quando capiamo che quella signora si trucca per trattenere il marito, il riso si trasforma in pietà e riflessione amara. Romanzi come Il fu Mattia Pascal (1904) e Uno, nessuno e centomila (1926), novelle come Il treno ha fischiato e drammi come Sei personaggi in cerca d'autore (1921) ed Enrico IV (1922) mettono in scena personaggi che scoprono l'inconsistenza del proprio ruolo e tentano fughe sempre fallimentari.

Confronto: due strade verso il romanzo moderno

Svevo e Pirandello partono entrambi dalla crisi dell'io, ma percorrono strade diverse che è utile mettere a confronto. Svevo lavora soprattutto sul tempo interiore e sulla memoria: nella Coscienza di Zeno il presente della scrittura si mescola al passato ricordato, in pagine che ricordano la tecnica del monologo interiore di Joyce e Proust, mentre la psicoanalisi diventa insieme oggetto di ironia e strumento conoscitivo. Pirandello, invece, privilegia la dimensione drammatica e dialogica: i suoi personaggi parlano, discutono, si smascherano a vicenda, e il teatro diventa lo spazio privilegiato in cui la finzione mostra la propria natura, come accade nei Sei personaggi quando gli attori invadono il palcoscenico durante le prove. Sul piano stilistico Svevo sceglie una prosa volutamente "non bella", talvolta sciatta nel lessico ma sincera nella resa del pensiero; Pirandello costruisce frasi ricche di parentesi, ripetizioni, dubbi, che riproducono il movimento tormentato della riflessione. Entrambi, però, condividono un'idea forte: il romanzo dell'Ottocento, con il suo narratore onnisciente e i suoi personaggi compatti, non è più sufficiente a raccontare l'uomo del Novecento, e va sostituito da forme aperte, ironiche, polifoniche.

Temi chiave: malattia, identità, salute e finzione

Alcuni concetti ricorrenti vanno fissati con precisione perché tornano in moltissime pagine di entrambi. In Svevo la malattia non è solo patologia fisica (il fumo, i dolori immaginari di Zeno) ma metafora della condizione umana moderna: paradossalmente, alla fine della Coscienza, Zeno si dichiara guarito proprio quando intuisce che la vera salute coincide con l'accettazione lucida della propria nevrosi, mentre i "sani" sono coloro che non si interrogano mai. In Pirandello i temi fondamentali sono la trappola sociale (la famiglia, il lavoro, il nome), la follia come unica via di liberazione (si pensi a Enrico IV che sceglie di restare nella maschera della pazzia), la divisione tra vita e forma, dove la vita è flusso e la forma è ciò che la cristallizza uccidendola. Per ricordare la differenza, prova a pensare a un selfie: nel momento in cui lo scatti fissi un istante della tua vita, ma quell'istante è già passato; per Pirandello vivere è continuamente sfuggire al selfie che gli altri vogliono scattarti. Anche il riso ha valenze diverse: in Svevo è ironia sottile e autoanalitica, in Pirandello è umorismo doloroso che mostra il rovescio tragico di ogni situazione comica.

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Punti chiave da fissare nella memoria:

  1. Svevo e Pirandello rappresentano la crisi dell'io novecentesco, influenzata da Freud, Bergson, Nietzsche ed Einstein.
  2. L'inetto sveviano è un uomo paralizzato dall'autoanalisi, incapace di scegliere e di agire con coerenza.
  3. La Coscienza di Zeno utilizza una struttura tematica, un narratore inattendibile e mescola psicoanalisi e ironia.
  4. Per Pirandello l'identità è molteplice (uno, nessuno, centomila) e la società impone maschere che soffocano la vita.
  5. L'umorismo pirandelliano è sentimento del contrario, non semplice avvertimento del contrario.
  6. Entrambi gli autori superano il romanzo ottocentesco proponendo forme aperte, antieroi e nuovi rapporti col tempo.

Esercizio di verifica attivo da svolgere sul quaderno: scegli un episodio della tua vita quotidiana (per esempio una giornata di scuola o una discussione in famiglia) e raccontalo due volte in mezza pagina ciascuna, prima dal punto di vista di un inetto sveviano che si analizza ironicamente, poi da quello di un personaggio pirandelliano che scopre di indossare una maschera. Sottolinea con due colori diversi le frasi che mostrano, da un lato, l'autoinganno ironico tipico di Svevo e, dall'altro, il sentimento del contrario tipico dell'umorismo pirandelliano, e scrivi infine tre righe di commento sulle differenze stilistiche che hai notato.

Riferimento curricolare

Scheda didattica rigenerata (prompt v2, §35 C-F4); allineata al curricolo del segmento.

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