L'analisi del periodo è lo studio di come le proposizioni si collegano fra loro per formare un discorso ricco, complesso e ordinato. Imparare a riconoscerle ti permette di leggere meglio testi difficili, scrivere in modo più chiaro e capire la grammatica delle lingue straniere.
Che cos'è il periodo
Il periodo è una frase complessa formata da più proposizioni, cioè da più nuclei verbali collegati fra loro. La parola deriva dal greco perìodos, che significa cammino circolare, percorso compiuto: il periodo è quindi un tragitto compiuto e concluso che inizia con la maiuscola e termina con un punto fermo. All'interno di questo tragitto, ogni verbo di modo finito o indefinito segna una proposizione diversa, perché attorno al verbo si organizzano soggetti, complementi e altri elementi. Per esempio, nella frase Quando suonò la campanella, gli studenti uscirono dall'aula e si diressero verso il cortile troviamo tre verbi (suonò, uscirono, si diressero) e quindi tre proposizioni distinte. Anche un periodo apparentemente lungo come Mentre cucinavo la pasta, mio fratello, che era appena tornato da scuola, mi chiese di aiutarlo contiene quattro verbi e quindi quattro proposizioni. Per fare analisi del periodo, dunque, il primo passo consiste sempre nel contare i verbi e nell'individuare i confini delle proposizioni.
Proposizione principale, coordinate e subordinate
Dentro un periodo le proposizioni non hanno tutte lo stesso peso: esistono gerarchie precise. La proposizione principale (detta anche reggente quando regge altre proposizioni) è quella che si regge da sola e non dipende grammaticalmente da nessun'altra. Le proposizioni coordinate sono collegate alla principale o ad altre proposizioni dello stesso livello tramite congiunzioni coordinanti come e, ma, oppure, perciò, infatti. Le proposizioni subordinate, invece, dipendono da un'altra proposizione e non hanno senso compiuto senza di essa: sono introdotte da congiunzioni subordinanti, pronomi relativi o verbi di modo indefinito. Pensa al periodo Luca è arrivato in ritardo perché aveva perso l'autobus: Luca è arrivato in ritardo è la principale, mentre perché aveva perso l'autobus è subordinata causale. Diverso è invece Luca è arrivato in ritardo e si è scusato con il professore, dove le due proposizioni sono coordinate fra loro perché entrambe possono stare in piedi da sole.
I gradi di subordinazione
Le subordinate non dipendono sempre direttamente dalla principale: spesso una subordinata dipende da un'altra subordinata, e così via. Si parla allora di gradi di subordinazione, che si numerano partendo dalla principale come grado zero. Una subordinata che dipende direttamente dalla principale è di primo grado; se a sua volta regge un'altra subordinata, quest'ultima sarà di secondo grado, e così a scalare. Osserva: Ho deciso di telefonare a Sara, che mi aveva chiesto di passare a prendere il libro che le serviva per l'interrogazione. Qui Ho deciso è principale, di telefonare a Sara è subordinata di primo grado, che mi aveva chiesto è di secondo grado, di passare a prendere il libro è di terzo grado, che le serviva per l'interrogazione è di quarto grado. Un esempio quotidiano più breve: Spero che tu ricordi dove ho messo le chiavi presenta una principale (Spero), una subordinata di primo grado (che tu ricordi) e una di secondo grado (dove ho messo le chiavi). Saper riconoscere i gradi è fondamentale perché rivela l'architettura logica del discorso.
Forma esplicita e forma implicita
Le proposizioni subordinate possono presentarsi in due forme: esplicita o implicita. La forma esplicita usa un verbo di modo finito (indicativo, congiuntivo, condizionale) e di norma è introdotta da una congiunzione o da un pronome relativo. La forma implicita, invece, ha il verbo a un modo indefinito (infinito, participio, gerundio) e spesso non ha congiunzione, oppure è introdotta da preposizioni come di, a, per. Per esempio Penso che sia giusto chiamare la nonna è in forma esplicita, mentre Penso di dover chiamare la nonna è la stessa proposizione in forma implicita. Allo stesso modo, Mentre studiavo, ascoltavo la musica è esplicita, mentre Studiando, ascoltavo la musica è implicita con il gerundio. La trasformazione fra le due forme è possibile solo quando il soggetto delle due proposizioni coincide oppure quando il contesto rende chiaro chi compie l'azione: per questo la forma implicita richiede sempre un controllo attento.
I tipi di subordinate più frequenti
Le subordinate si classificano in base alla funzione che svolgono rispetto alla reggente. Le subordinate sostantive (o completive) svolgono il ruolo di soggetto o complemento oggetto e comprendono le soggettive (Sembra che piova), le oggettive (Penso che tu abbia ragione), le dichiarative (Ho un sogno, che tutti studino volentieri) e le interrogative indirette (Mi chiedo come sia possibile). Le subordinate attributive sono soprattutto le relative, introdotte dai pronomi che, cui, il quale: la ragazza che ride è mia cugina. Le subordinate avverbiali, infine, hanno la funzione di complemento e sono le più numerose: causali (perché, poiché), finali (affinché, per), temporali (quando, mentre, appena), consecutive (così… che, talmente… da), concessive (benché, sebbene), condizionali o ipotetiche (se, qualora), comparative (come, più di quanto), modali (come se), avversative (mentre, laddove) ed eccettuative (tranne che, fuorché). Riconoscere il tipo di subordinata richiede di chiedersi sempre quale domanda essa risponde: perché? per fare cosa? a quale condizione?
Il periodo ipotetico
Un caso speciale e molto importante è il periodo ipotetico, costituito da una protasi (la condizione, introdotta da se) e da un'apodosi (la conseguenza, cioè la principale). Tradizionalmente se ne distinguono tre tipi: il periodo ipotetico della realtà usa l'indicativo in entrambe le proposizioni e presenta un'ipotesi data per certa, come in Se piove, prendo l'ombrello. Il periodo ipotetico della possibilità usa il congiuntivo imperfetto nella protasi e il condizionale presente nell'apodosi, come in Se piovesse, prenderei l'ombrello, e indica un fatto possibile ma non certo. Il periodo ipotetico dell'irrealtà, invece, esprime un fatto impossibile o non avvenuto e adopera il congiuntivo trapassato e il condizionale passato: Se fosse piovuto, avrei preso l'ombrello. Attenzione: nei testi colloquiali si trova spesso una mescolanza dei tre tipi, ma in un compito di analisi del periodo è fondamentale riconoscere quale è quello corretto e quale sarebbe la forma standard.
Come si fa l'analisi: il metodo in cinque passi
Quando ti trovi davanti a un periodo da analizzare, conviene procedere con ordine, senza improvvisare. Una procedura efficace è la seguente:
- Leggi il periodo per intero e individua tutti i verbi di modo finito e indefinito; ogni verbo segnala una proposizione.
- Riconosci la proposizione principale (o le principali, se ce ne sono più di una coordinata).
- Per ciascuna proposizione restante stabilisci se è coordinata o subordinata e da quale altra proposizione dipende.
- Numera i gradi di subordinazione partendo dalla principale e indica per ogni subordinata il tipo (causale, finale, temporale, relativa…) e la forma (esplicita o implicita).
- Disegna lo schema ad albero del periodo, per visualizzare la gerarchia delle proposizioni.
Applichiamo il metodo a Quando arriverai a casa, telefonami così sapremo che sei al sicuro. I verbi sono quattro: arriverai, telefonami, sapremo, sei. La principale è telefonami; quando arriverai a casa è subordinata temporale di primo grado in forma esplicita; così sapremo è coordinata alla principale; che sei al sicuro è subordinata oggettiva di primo grado rispetto a sapremo, anch'essa esplicita.
Perché serve davvero
L'analisi del periodo non è un esercizio scolastico fine a se stesso: è uno strumento potente per ragionare sui testi. Quando leggi un articolo di giornale, una pagina di filosofia o un contratto, riconoscere subito qual è il nucleo principale del discorso e quali sono le precisazioni laterali ti aiuta a non perderti. Quando scrivi un tema o una mail importante, sapere distinguere fra coordinate e subordinate ti permette di costruire periodi più eleganti, senza catene infinite di e oppure interi paragrafi di frasi corte e a scatti. Inoltre, studiando il latino, l'inglese, il francese o il tedesco scoprirai che le strutture del periodo sono molto simili a quelle italiane: il congiuntivo nelle finali latine, il subjunctive inglese dopo if, il Konjunktiv tedesco nelle ipotetiche. Conoscere l'analisi del periodo è quindi una chiave per entrare in molte altre porte: lingue, logica, argomentazione.
Ricorda
I punti chiave da tenere a mente sono questi: il periodo è formato da più proposizioni; conta i verbi per contarle. La principale regge tutto; le coordinate stanno sullo stesso piano; le subordinate dipendono da altre proposizioni. I gradi di subordinazione mostrano la profondità del discorso. Ogni subordinata ha una forma (esplicita o implicita) e un tipo (sostantiva, relativa, avverbiale). Il periodo ipotetico ha tre tipi codificati: realtà, possibilità, irrealtà.
Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: analizza il seguente periodo individuando principale, coordinate e subordinate, indicando per ciascuna subordinata il tipo, la forma e il grado: Sebbene fosse molto stanco, Marco continuò a studiare perché voleva superare il test che lo avrebbe ammesso al corso di lingue. Disegna poi lo schema ad albero del periodo, scrivendo sopra ciascun ramo da chi dipende quella proposizione.