Dopo Kant, Fichte e Schelling cercano di superare il limite della cosa in sé costruendo una filosofia in cui tutto si fonda sull'Io o sull'Assoluto.
L'idealismo tedesco nasce all'inizio dell'Ottocento dal confronto critico con Kant e diventa la grande stagione speculativa della filosofia europea. I suoi protagonisti rifiutano l'idea di una cosa in sé inconoscibile, perché ammettere qualcosa fuori dal pensiero significherebbe ammettere un limite invalicabile alla ragione. Per Fichte e Schelling, invece, la realtà è interamente spirituale: il mondo non è un oggetto estraneo, ma il prodotto di un'attività infinita che pone se stessa. Cambia così il significato della parola idealismo: non più una semplice teoria della conoscenza, ma una vera e propria metafisica dell'attività creatrice. Studiare questi autori significa capire come la filosofia abbia tentato di unificare soggetto e oggetto, libertà e natura, finito e infinito.
Fichte e la Dottrina della scienza
Fichte parte da una domanda decisiva: qual è il principio assolutamente primo da cui dipende ogni sapere? La sua risposta è l'Io, inteso non come individuo psicologico, ma come attività pura, infinita e autocosciente che si pone da sé. Su questa intuizione costruisce la Dottrina della scienza attraverso tre principi: 1. l'Io pone se stesso; 2. l'Io pone il non-Io, cioè il mondo come ostacolo necessario alla propria azione; 3. l'Io oppone, dentro di sé, un Io divisibile a un non-Io divisibile, rendendo possibile l'esperienza concreta. Il non-Io non è quindi una realtà esterna, ma un limite che l'Io stesso si dà per poter agire moralmente e diventare libero. La filosofia di Fichte è perciò profondamente etica: la natura esiste perché ci sia un campo di battaglia in cui la libertà possa esercitarsi e affermarsi. Negli scritti politici, come i Discorsi alla nazione tedesca, questa libertà diventa anche compito storico di un popolo che deve educarsi alla missione spirituale dell'umanità.
Schelling e la filosofia dell'identità
Schelling, allievo e poi critico di Fichte, ritiene insufficiente fondare tutto sull'Io perché in tal modo la natura resta un semplice ostacolo, priva di dignità propria. Per lui spirito e natura sono due manifestazioni parallele di un unico principio originario, che chiama Assoluto o indifferenza di soggetto e oggetto. La natura non è materia inerte, ma spirito addormentato: una potenza creatrice che, attraverso gradi successivi, produce magnetismo, elettricità, vita organica e infine coscienza umana. Lo spirito, a sua volta, ripercorre consapevolmente lo stesso cammino e nell'arte raggiunge il punto più alto, perché nell'opera d'arte coincidono finalmente conscio e inconscio, libertà e necessità. Per esempio, davanti a una sinfonia di Beethoven percepiamo che la legge musicale e la libertà del genio si compenetrano senza residui, e questo è ciò che Schelling chiama intuizione estetica. La filosofia dell'identità mostra così che pensare e essere, ideale e reale, sono lo stesso Assoluto colto da due lati diversi.
Ricorda
- L'idealismo elimina la cosa in sé kantiana: la realtà coincide con un principio spirituale (Io in Fichte, Assoluto in Schelling) che pone se stesso e il mondo.
- In Fichte il non-Io è limite morale posto dall'Io per esercitare la libertà; in Schelling natura e spirito sono due facce del medesimo Assoluto, riconciliate nell'arte.
- Piccolo esercizio sul quaderno: disegna uno schema a due colonne intitolate Fichte e Schelling; in ciascuna scrivi principio primo, ruolo della natura e luogo del massimo compimento (etica o arte), poi confronta le due colonne in tre righe di commento.