L'idealismo tedesco nasce dopo Kant e prova a unificare ciò che Kant aveva lasciato diviso: il soggetto e l'oggetto, la libertà e la natura, l'io e il mondo. Fichte e Schelling sono due tappe fondamentali di questo cammino, due modi diversi di pensare l'Assoluto come principio unico di tutta la realtà.
Dal criticismo di Kant all'idealismo
Kant aveva mostrato che noi non conosciamo le cose come sono in sé, ma soltanto i fenomeni, cioè le cose come ci appaiono filtrate dalle nostre forme a priori. Restava però un nucleo inconoscibile, il noumeno o cosa in sé, che funzionava come limite invalicabile della ragione umana. Gli idealisti tedeschi, fra il 1794 e il 1820 circa, considerarono questo residuo una contraddizione: come si può affermare l'esistenza di qualcosa di cui per principio nulla si può dire? La soluzione fu radicale: eliminare la cosa in sé e affermare che la realtà intera è prodotta dall'attività dello spirito o dell'Io. Pensa a quando, da bambino, ti svegliavi convinto che il mondo nascesse insieme al tuo aprire gli occhi: gli idealisti, in modo molto più sofisticato, sostengono che senza un soggetto pensante non avrebbe senso parlare di realtà. L'idealismo nasce così come un kantismo portato alle sue conseguenze più audaci, dove il limite del pensiero viene riassorbito dentro il pensiero stesso.
Fichte: l'Io puro come principio assoluto
Johann Gottlieb Fichte (1762-1814) costruisce la sua Dottrina della scienza partendo da un unico principio: l'Io puro, attività libera e infinita che pone se stesso e pone tutto ciò che esiste. Non si tratta dell'io empirico, cioè di te o di me come individui psicologici, ma di un Io trascendentale che è la struttura stessa del sapere e dell'azione morale. Fichte espone il movimento dell'Io in tre momenti dialettici fondamentali: 1. l'Io pone se stesso come attività originaria; 2. l'Io oppone a sé un non-Io, cioè il mondo, la natura, gli ostacoli; 3. l'Io e il non-Io si limitano reciprocamente all'interno dell'Io assoluto, generando l'esperienza concreta. Un esempio quotidiano aiuta a capire: quando ti prepari per una corsa di resistenza, la fatica e il vento contrario non sono nemici da eliminare, ma resistenze necessarie perché la tua volontà possa esercitarsi e diventare davvero libera. Allo stesso modo, per Fichte la natura esiste perché l'Io morale abbia un campo su cui agire, un ostacolo contro cui misurare e formare la propria libertà. La filosofia diventa così, per lui, la scelta di chi vuole essere libero: idealismo o dogmatismo dipendono dal tipo di uomo che si è, dalla decisione di porre al centro la libertà oppure la cosa.
Schelling: la filosofia della natura e l'Assoluto
Friedrich Wilhelm Joseph Schelling (1775-1854) ammira Fichte ma ne avverte presto il limite: ridurre la natura a semplice ostacolo dell'Io significa svalutarla, trasformarla in un puro materiale inerte. Schelling, sensibile al Romanticismo e alle scienze naturali del suo tempo, propone invece una filosofia della natura in cui la natura stessa è spirito in formazione, intelligenza che dorme e che a poco a poco si risveglia. Natura e spirito non sono due realtà contrapposte, ma due manifestazioni di un unico Assoluto, identità originaria di soggetto e oggetto, di ideale e reale. Si pensi al modo in cui un seme di quercia contiene già, in forma non cosciente, l'intera struttura dell'albero adulto: la natura, per Schelling, è esattamente così, un organismo vivente che porta dentro di sé la ragione che poi fiorirà nell'uomo. Lo spirito è quindi la natura che diventa consapevole di se stessa, mentre la natura è lo spirito che si è oggettivato in forme visibili come piante, animali, montagne. L'Assoluto, però, non è conoscibile mediante i concetti discorsivi della ragione comune, ma soltanto attraverso l'intuizione intellettuale e, soprattutto, attraverso l'arte, che riunisce conscio e inconscio in una sintesi vivente.
Le tre tappe del pensiero di Schelling
Il percorso schellinghiano è particolarmente mobile e attraversa diverse fasi, di cui ne ricordiamo tre fondamentali per il liceo. 1. La filosofia della natura, in cui Schelling mostra come la natura sia un'unica forza che si organizza per gradi, dal magnetismo all'elettricità, dalla vita organica alla coscienza. 2. L'idealismo trascendentale, esposto nel Sistema del 1800, dove il filosofo ricostruisce il cammino dello spirito che dall'autocoscienza giunge alla libertà morale e alla creazione artistica. 3. La filosofia dell'identità, in cui l'Assoluto è pensato come perfetta indifferenza di soggetto e oggetto, paragonabile alla famosa immagine, ironicamente attribuitagli da Hegel, della notte in cui tutte le vacche sono nere. Per capire il senso di queste tappe, pensa a un musicista che prima studia gli strumenti ad uno ad uno, poi li riunisce in un'orchestra, infine compone una sinfonia in cui non si distinguono più le singole parti: così Schelling cerca, passaggio dopo passaggio, l'unità ultima del reale. L'arte, in particolare la tragedia greca e la musica, diventa per lui lo specchio in cui l'Assoluto si rispecchia e si lascia intuire dagli uomini.
Confronto fra Fichte e Schelling
Mettere a confronto i due filosofi aiuta a fissare le idee e a non confonderli, dato che entrambi partono da Kant e usano un linguaggio simile. Per Fichte il principio supremo è l'Io, attività morale infinita, e la natura è un non-Io subordinato, un ostacolo necessario alla libertà. Per Schelling, invece, il principio è l'Assoluto come identità di spirito e natura, e la natura non è serva dell'Io, ma sorella, anzi madre dello spirito stesso. Cambia anche lo strumento privilegiato della filosofia: in Fichte è la riflessione morale, la coscienza del dovere, mentre in Schelling è l'intuizione estetica, l'esperienza dell'opera d'arte come rivelazione del divino. Anche il rapporto con la religione cambia: Fichte tende a identificare Dio con l'ordine morale del mondo, Schelling lo pensa come Assoluto vivente che si manifesta nella storia e nella natura. Immagina una squadra di pallavolo: per Fichte conta solo lo sforzo dei giocatori, il campo è solo lo spazio della loro azione; per Schelling, invece, anche il campo, la rete, l'aria fanno parte di un unico organismo vivente, dentro cui il gioco ha senso. Questa differenza prepara la sintesi di Hegel, che cercherà di unire la dialettica fichtiana e l'organicismo schellinghiano in un sistema unitario.
Ricorda
I punti chiave da fissare sono i seguenti: l'idealismo tedesco elimina la cosa in sé kantiana e fa del pensiero il principio della realtà; Fichte parte dall'Io puro e dai tre momenti dialettici (Io pone Io, Io oppone non-Io, Io e non-Io si limitano reciprocamente), con primato della libertà morale; Schelling sostituisce l'Io con l'Assoluto come identità di natura e spirito, valorizza la filosofia della natura e indica nell'arte l'organo privilegiato di accesso all'Assoluto. Ricorda anche le tre tappe schellinghiane: filosofia della natura, idealismo trascendentale, filosofia dell'identità. Tieni infine presente la critica reciproca: Schelling rimprovera a Fichte di svalutare la natura, mentre Hegel ironizzerà sull'indistinzione dell'Assoluto schellinghiano. Piccolo esercizio attivo: sul tuo quaderno, costruisci una tabella a tre colonne intitolate Kant, Fichte, Schelling e, per ciascuno, scrivi in poche righe (1) come concepisce il rapporto soggetto-oggetto, (2) qual è il principio supremo del suo sistema, (3) quale facoltà privilegia per accedere alla verità; poi, sotto la tabella, scrivi un breve paragrafo di cinque righe in cui spieghi perché Schelling considera la natura più che un semplice ostacolo dell'Io.