In breve: il Risorgimento è il movimento politico e culturale dell'Ottocento che, attraverso guerre, rivolte e accordi diplomatici, trasforma una penisola divisa in tanti stati nel Regno d'Italia, proclamato nel 1861.
All'inizio dell'Ottocento la penisola italiana non era una nazione, ma un mosaico di sette stati diversi, ciascuno con leggi, monete e dogane proprie. Dopo il Congresso di Vienna del 1815, gran parte del territorio era controllato direttamente o indirettamente dall'Impero austriaco, considerato dai patrioti il principale ostacolo all'indipendenza. In questo clima nacquero le società segrete, come la Carboneria, che organizzarono i primi moti rivoluzionari del 1820-21 e del 1830-31, però duramente repressi. Le idee di libertà e di nazione, però, continuarono a circolare grazie a giornali, romanzi storici e poesie patriottiche che parlavano agli italiani di una patria comune. Si iniziò allora a discutere apertamente come unire il Paese: con una repubblica democratica, con una federazione guidata dal Papa o con una monarchia costituzionale sotto i Savoia.
Le tre anime del Risorgimento
Il movimento risorgimentale non fu unitario, ma attraversato da tre grandi correnti che proponevano soluzioni diverse per il futuro della penisola. La prima era quella democratica di Giuseppe Mazzini, fondatore nel 1831 della Giovine Italia: egli sognava una repubblica unitaria conquistata grazie a un'insurrezione popolare guidata dai giovani. La seconda era quella neoguelfa di Vincenzo Gioberti, che immaginava una confederazione di stati italiani presieduta dal Pontefice romano, capace di conciliare tradizione cattolica e modernità. La terza, destinata a vincere, era quella moderata liberale che guardava al Regno di Sardegna come motore dell'unificazione, sotto la guida della dinastia sabauda e con una monarchia costituzionale. Queste correnti spesso si scontrarono, ma furono anche capaci di collaborare nei momenti decisivi, come durante la spedizione dei Mille, in cui il repubblicano Garibaldi consegnò il Sud al re Vittorio Emanuele II. La pluralità di idee fu dunque una ricchezza e non solo un limite del processo unitario.
Dalle guerre d'indipendenza al Regno d'Italia
L'unificazione fu il risultato di tre guerre d'indipendenza e dell'azione coordinata di diplomazia, esercito e volontari. Il regista politico di questa strategia fu Camillo Benso conte di Cavour, primo ministro del Regno di Sardegna, che strinse l'alleanza con la Francia di Napoleone III per cacciare gli Austriaci dal Lombardo-Veneto. La seconda guerra d'indipendenza (1859) portò la Lombardia ai Savoia, mentre nel 1860 i plebisciti unirono al Piemonte Toscana, Emilia e Romagna. Nello stesso anno la spedizione dei Mille, guidata da Giuseppe Garibaldi, conquistò il Regno delle Due Sicilie partendo da Quarto e sbarcando a Marsala. Dopo lo storico incontro di Teano fra Garibaldi e Vittorio Emanuele II, il 17 marzo 1861 fu proclamato il Regno d'Italia, completato poi con il Veneto (1866) e con Roma capitale (1870).
Ricorda
- Il Risorgimento è il processo politico, militare e culturale che tra il 1815 e il 1870 trasforma la penisola in un unico Stato nazionale.
- I quattro protagonisti da ricordare sono Mazzini (l'anima ideale), Cavour (la mente politica), Garibaldi (il braccio militare) e Vittorio Emanuele II (il re unificatore).
- Le tappe fondamentali sono le tre guerre d'indipendenza (1848, 1859, 1866), la spedizione dei Mille (1860), la proclamazione del Regno d'Italia (1861) e la presa di Roma (1870).
Esercizio attivo: sul quaderno disegna una linea del tempo orizzontale che vada dal 1815 al 1870, segna con colori diversi i quattro eventi chiave (Congresso di Vienna, seconda guerra d'indipendenza, proclamazione del Regno, presa di Roma) e accanto a ciascuno scrivi una frase di non più di venti parole che ne spieghi l'importanza.