Dopo l'anno Mille l'Europa cambia volto: le strade tornano sicure, i campi rendono di più e le città, quasi spente per secoli, si riempiono di nuovo di voci, botteghe e cantieri.
Un lungo silenzio prima della rinascita
Per capire la rinascita delle città bisogna ricordare come si viveva prima. Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, nel V secolo, molte città si erano svuotate e gli abitanti si erano rifugiati nelle campagne, vicino ai castelli dei signori. Le antiche strade romane erano rotte, i ponti crollati e viaggiare era pericoloso a causa di briganti e invasori. I commerci si erano ridotti quasi a zero e la maggior parte delle persone produceva da sé il cibo e gli abiti. Le città sopravvissute erano piccole, con poche case attorno a una chiesa o a un vescovado. Questo lungo periodo di isolamento durò circa cinque secoli, dal VI al X secolo.
Un esempio concreto: nella città di Roma, che in epoca imperiale aveva ospitato anche un milione di abitanti, nell'anno 900 vivevano forse appena trentamila persone, fra rovine, orti e pecore al pascolo nei fori. Un altro esempio: in molti villaggi del nord Italia, come quelli della pianura lombarda, le famiglie contadine vedevano un mercante forestiero forse una o due volte all'anno, quando passava un venditore ambulante di sale.
Perché dopo l'anno Mille la vita migliora
Intorno all'anno Mille succede qualcosa di importante: in Europa finiscono le grandi invasioni di Ungari, Vichinghi e Saraceni, e i regni cristiani diventano più stabili. Le campagne diventano più sicure e i contadini possono lavorare con tranquillità. Allo stesso tempo si diffondono nuovi strumenti agricoli, come l'aratro pesante con la ruota, il collare rigido per i cavalli e il mulino ad acqua. Questi strumenti permettono di coltivare anche terreni duri e di produrre molto più grano di prima. Quando il cibo aumenta, la popolazione cresce in fretta: nascono più bambini e molti sopravvivono fino all'età adulta.
Un esempio quotidiano aiuta a capire: un contadino del Mille, grazie all'aratro pesante, può dissodare in un giorno il triplo della terra che riusciva a lavorare suo nonno con l'aratro leggero di legno. Un altro esempio: in molti monasteri si scava un canale per portare l'acqua a un mulino, e così la farina che prima si otteneva in mezza giornata di lavoro a mano si produce in poche ore.
Dalla campagna alla città: chi parte e perché
Quando nelle campagne si raccoglie più grano del necessario, le famiglie hanno cibo in più da scambiare. I figli più giovani, che non ereditano la terra del padre, cercano fortuna altrove e si dirigono verso i borghi che stanno crescendo lungo i fiumi, i porti o gli incroci di strade. Anche alcuni servi della gleba scappano dai feudi e si rifugiano in città, dove dopo un anno e un giorno diventano liberi. Nelle città trovano lavoro come garzoni di bottega, scaricatori al porto, manovali nei cantieri o aiutanti dei mercanti. Così le antiche città romane si ripopolano e ne nascono di nuove, spesso attorno a un castello o a un'abbazia, da cui prende il nome il borgo.
Un esempio concreto: Venezia, sorta su isole paludose, diventa in pochi decenni una città piena di mercanti grazie ai commerci con l'Oriente. Un altro esempio: lungo il fiume Po nascono piccoli centri come Cremona o Pavia, dove arrivano famiglie contadine in cerca di un mestiere nelle botteghe artigiane.
I comuni: le città si governano da sole
Le nuove città non vogliono più obbedire ai signori feudali o ai vescovi che le controllavano. I cittadini più ricchi e influenti, come mercanti, giudici e proprietari di terre, si riuniscono e giurano insieme di difendere la città e di darsi leggi comuni. Da questo giuramento collettivo nasce il comune, una forma di governo cittadino dove le decisioni si prendono insieme, non per ordine di un solo signore. All'inizio il comune è guidato dai consoli, persone elette ogni anno fra le famiglie più importanti; più tardi, per evitare litigi fra famiglie rivali, si chiama un podestà, cioè un magistrato forestiero pagato per giudicare senza favoritismi. La piazza centrale, con il palazzo del comune e la torre civica, diventa il cuore della vita pubblica.
Un esempio: a Milano, già nel 1100, i cittadini eleggono i consoli e organizzano la difesa delle mura. Un altro esempio: a Firenze il palazzo del comune ospita le riunioni dei consiglieri, e la campana sulla torre suona per chiamare a raccolta i cittadini in caso di pericolo o di assemblea.
La piazza, il mercato e i mestieri
Il cuore economico della città medievale è la piazza del mercato, dove ogni settimana arrivano contadini con uova, formaggi, legna e ortaggi, e mercanti con merci più preziose. Lungo le strade strette si aprono le botteghe degli artigiani, riconoscibili dalle insegne dipinte: il forno con il pane, la bottega del calzolaio con una scarpa appesa, quella del fabbro con il martello. Gli artigiani dello stesso mestiere si riuniscono in associazioni chiamate corporazioni, che stabiliscono i prezzi, controllano la qualità del lavoro e proteggono i loro membri. Per imparare un mestiere un ragazzo entra come apprendista in bottega, dorme lì e impara per anni, poi diventa lavorante e infine, se è bravo, mastro. Le strade sono spesso fangose, piene di rumori, di odori forti e di banchetti di legno coperti da tende colorate.
Un esempio: a Bologna, in via Drapperie, le botteghe dei tessitori di lana sono una accanto all'altra e i loro telai si sentono lavorare dall'alba al tramonto. Un altro esempio: a Lucca i mercanti di seta vendono stoffe luccicanti che vengono comprate persino dalle corti del nord Europa.
I mercanti e le grandi vie dei commerci
Con la rinascita delle città riprendono anche i commerci di lunga distanza. I mercanti italiani delle città di mare, come Venezia, Genova, Pisa e Amalfi, partono con le navi verso Costantinopoli, l'Egitto e la Terrasanta, e tornano carichi di spezie, sete, pietre preziose e profumi. Altri mercanti attraversano le Alpi per raggiungere le grandi fiere della Champagne, in Francia, dove si incontrano venditori di tutta Europa. Per non viaggiare con sacchi di monete, i mercanti inventano la lettera di cambio, un foglio che permette di depositare il denaro in una città e ritirarlo in un'altra. Nascono così i primi banchieri, che custodiscono il denaro, prestano somme con interesse e annotano tutto in grandi registri contabili.
Un esempio quotidiano: un mercante fiorentino vuole comprare lana in Inghilterra; invece di portare con sé un baule di monete, lascia il denaro al banchiere di Firenze e ritira la stessa somma a Londra mostrando la sua lettera di cambio. Un altro esempio: nelle fiere della Champagne un veneziano scambia pepe arrivato dall'India con stoffe di lana fabbricate nelle Fiandre.
Le cattedrali, simbolo della città che rinasce
Quando una città diventa ricca, i suoi abitanti vogliono mostrarlo costruendo un grande edificio sacro: la cattedrale. Le cattedrali del Mille e Duecento sono cantieri enormi, che durano anche cento anni, e impegnano centinaia di scalpellini, muratori, vetrai e scultori. Nello stile romanico le chiese hanno muri spessi, finestre piccole e arcate rotonde; più tardi, con lo stile gotico, gli archi diventano a punta, le pareti si fanno sottili e si aprono enormi vetrate colorate che raccontano storie sacre. La cattedrale non è solo un luogo di preghiera: davanti al suo sagrato si tengono mercati, processioni, rappresentazioni teatrali e perfino assemblee cittadine. È il segno visibile dell'orgoglio dei cittadini, che vogliono una chiesa più alta e più bella di quella della città vicina.
Un esempio: la cattedrale di Modena, costruita nel 1099, è un capolavoro romanico con sculture che raffigurano i mesi e i lavori dei contadini. Un altro esempio: la grande vetrata della cattedrale di Chartres, in Francia, racconta scene del Vangelo con vetri rossi e blu che, illuminati dal sole, trasformano l'interno della chiesa in una pioggia di luce colorata.
Vivere in una città medievale
Vivere in una città medievale significa abitare dentro alte mura, attraversate da poche porte che si chiudono al tramonto. Le case sono strette e alte, di legno e mattoni, con il piano terra usato come bottega e i piani superiori come abitazione. Le strade sono in terra battuta o lastricate solo nelle vie principali, e l'acqua si prende ai pozzi delle piazze. Mancando le fogne, la pulizia è scarsa e ogni tanto scoppiano malattie gravi, ma in compenso la vita è vivace: ci sono scuole, ospedali per i pellegrini, taverne, feste religiose e tornei. Nelle città abita una nuova classe sociale, formata da mercanti, artigiani e professionisti, che gli storici chiamano borghesia perché vive nei borghi.
Un esempio: a Siena, durante la festa del santo patrono, le contrade della città sfilano in piazza con bandiere e tamburi, e si organizzano corse di cavalli. Un altro esempio: nelle città universitarie come Bologna, già nel 1088, arrivano studenti da tutta Europa per studiare diritto, e nelle locande si sentono parlare moltissime lingue diverse.
Ricorda
I punti chiave da fissare in mente sono questi:
- Dopo l'anno Mille finiscono le invasioni e migliora l'agricoltura: la popolazione cresce.
- Molti contadini si spostano nelle città, che si ripopolano e ne nascono di nuove.
- Le città si danno un governo autonomo, il comune, guidato dai consoli e poi dal podestà.
- Nelle piazze rinasce il mercato e gli artigiani si riuniscono in corporazioni.
- I mercanti viaggiano per mare e per terra, inventano la lettera di cambio e fanno nascere le banche.
- Le cattedrali, prima romaniche e poi gotiche, mostrano la ricchezza e l'orgoglio dei cittadini.
- Nelle città vive una nuova classe sociale, la borghesia.
Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: disegna la pianta semplice di una città medievale immaginaria. Devi inserire e indicare con una freccia almeno cinque elementi fra questi: le mura con le porte, la piazza con il mercato, il palazzo del comune con la torre, la cattedrale, le vie delle botteghe artigiane, il fiume o il porto, un quartiere con le case-torri. Sotto al disegno scrivi tre frasi che spieghino perché la tua città è cresciuta proprio in quel luogo (per esempio vicino a un fiume, a un incrocio di strade o a un'abbazia).