Proposizioni principali e subordinate

SpiegazioneScuola secondaria di I grado · 3ªitaliano

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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Quando parliamo o scriviamo, raramente ci limitiamo a frasi brevissime: di solito uniamo più informazioni in un unico periodo. Per farlo, costruiamo frasi complesse in cui una proposizione regge le altre, come un tronco regge i suoi rami.

Dalla frase semplice al periodo

Una frase contenente un solo verbo di modo finito si chiama frase semplice o proposizione. Quando in una frase compaiono più verbi di modo finito, ci troviamo davanti a un periodo, cioè un insieme di proposizioni collegate tra loro. Il periodo, dunque, è formato da tante proposizioni quanti sono i verbi che lo reggono, anche quando alcuni verbi sono al modo indefinito come l'infinito, il participio o il gerundio. Per analizzare un periodo dobbiamo prima individuare i verbi, poi capire quale proposizione regge le altre e quale invece dipende da un'altra. Pensa alla frase "Marco studia": è una proposizione singola che esprime un pensiero compiuto. Aggiungendo informazioni otteniamo "Marco studia perché vuole un buon voto": ora abbiamo un periodo formato da due proposizioni distinte.

La proposizione principale

La proposizione principale è quella che non dipende da nessun'altra: regge il periodo e può stare da sola. Si riconosce perché esprime un pensiero compiuto anche se la togliamo dal resto del periodo, e contiene un verbo di modo finito che non è introdotto da congiunzioni subordinanti. Nel periodo "Quando suona la campanella, gli studenti escono in cortile" la principale è "gli studenti escono in cortile", perché si regge da sé e dà un senso completo all'enunciato. La principale può trovarsi all'inizio, in mezzo o alla fine del periodo: la posizione non è fissa e dipende dallo stile di chi scrive. Un trucco utile è chiedersi quale frase rimarrebbe in piedi togliendo le congiunzioni: quella è la principale. Considera anche "Mia sorella, che ha dodici anni, suona il pianoforte": la principale è "Mia sorella suona il pianoforte".

Le proposizioni coordinate

Le proposizioni coordinate sono collocate sullo stesso piano di un'altra proposizione, principale o subordinata che sia. Si collegano con congiunzioni coordinanti come e, ma, però, oppure, infatti, quindi, o tramite la semplice virgola quando l'elenco è chiaro. La coordinata non dipende grammaticalmente da quella che la precede: aggiunge un'informazione parallela, esprime un contrasto, indica una conseguenza o offre un'alternativa. Nel periodo "Esco di casa presto e prendo l'autobus delle sette" abbiamo due principali coordinate tra loro per mezzo della congiunzione "e". È importante capire che la coordinazione collega elementi dello stesso livello: due principali, oppure due subordinate dello stesso grado. Un altro esempio chiaro è "Volevo telefonarti, ma il cellulare era scarico": la seconda proposizione è coordinata avversativa rispetto alla prima.

Le proposizioni subordinate

Le proposizioni subordinate, dette anche dipendenti, non hanno senso compiuto se vengono staccate dalla frase che le regge. Sono introdotte da congiunzioni subordinanti come perché, se, quando, mentre, sebbene, affinché, oppure da pronomi relativi come che, il quale, cui. La subordinata svolge nei confronti della reggente la stessa funzione che un complemento svolge dentro una frase semplice: precisa il tempo, la causa, il fine, la condizione o il modo dell'azione principale. Nel periodo "Ti aspetto perché voglio parlarti" la frase "perché voglio parlarti" non sta in piedi da sola e dipende da "Ti aspetto". Anche "Studio molto per ottenere la promozione" contiene una subordinata, questa volta espressa al modo infinito, che indica lo scopo dello studio. Le subordinate, quindi, possono avere il verbo al modo finito (forma esplicita) o al modo indefinito (forma implicita).

I gradi di subordinazione

In un periodo possono comparire più subordinate, ognuna delle quali dipende da quella che la precede secondo una scala di gradi. Una subordinata che dipende direttamente dalla principale è di primo grado; una che dipende a sua volta da una subordinata di primo grado è di secondo grado, e così via. Analizzare i gradi significa costruire una vera e propria struttura ad albero, utile per non confondersi quando il periodo è lungo. Prendiamo l'esempio "Penso che tu sappia chi ha vinto la gara": la principale è "Penso", la subordinata di primo grado è "che tu sappia" e quella di secondo grado è "chi ha vinto la gara". Un altro caso interessante è "Mi ha detto che partirà appena finirà gli esami": qui troviamo una principale, una subordinata oggettiva di primo grado e una temporale di secondo grado. Riconoscere i gradi aiuta a non scambiare il ruolo logico delle frasi e a costruire periodi ben architettati.

Forma esplicita e forma implicita

Una subordinata in forma esplicita ha il verbo coniugato in un modo finito, cioè indicativo, congiuntivo o condizionale, ed è introdotta da una congiunzione o da un pronome. Una subordinata in forma implicita, invece, ha il verbo a un modo indefinito, cioè infinito, participio o gerundio, e spesso non richiede alcuna congiunzione subordinante. La trasformazione dall'una all'altra forma è possibile soltanto quando il soggetto della subordinata coincide con quello della reggente, altrimenti si genera ambiguità o un errore di costruzione. Ad esempio, "Esco di casa per comprare il pane" (implicita) equivale a "Esco di casa affinché compri il pane" solo se il soggetto è lo stesso. Allo stesso modo "Camminando lungo il fiume, ho incontrato Luca" si può rendere esplicito con "Mentre camminavo lungo il fiume, ho incontrato Luca". Conoscere entrambe le forme rende la scrittura più varia e permette di evitare ripetizioni stilistiche fastidiose.

Subordinate completive, attributive e avverbiali

Le subordinate si classificano in tre grandi famiglie a seconda della funzione logica che svolgono. Le completive completano il senso del verbo della reggente e si dividono in soggettive, oggettive, dichiarative e interrogative indirette: pensiamo a "È necessario che tu venga" oppure a "Mi domando dove sia finito". Le attributive, invece, fanno le veci di un aggettivo o di un'apposizione: tipica è la subordinata relativa, come in "Il libro che ho letto era avvincente". Le avverbiali, infine, equivalgono a un complemento indiretto e formano la famiglia più numerosa, perché vi rientrano le causali, le finali, le temporali, le concessive, le condizionali, le consecutive, le modali e le comparative. Nel periodo "Se avessi tempo, leggerei di più" la subordinata è condizionale, mentre in "Sebbene fosse stanco, continuò a lavorare" è concessiva. Saper riconoscere a quale famiglia appartiene una subordinata permette di analizzare correttamente l'intero periodo.

Come analizzare un periodo

Per analizzare un periodo conviene seguire un metodo ordinato che eviti errori e dimenticanze. Ecco i passaggi fondamentali da applicare ogni volta che ci si trova di fronte a un periodo da scomporre:

  1. Conta i verbi presenti, comprendendo anche quelli ai modi indefiniti, perché ogni verbo segnala in genere una proposizione.
  2. Individua la proposizione principale, cioè quella che non dipende da nessun'altra e che potrebbe stare da sola.
  3. Riconosci le eventuali coordinate, ossia le proposizioni collegate alla principale o tra loro da congiunzioni coordinanti.
  4. Trova le subordinate e stabilisci il loro grado, partendo da quelle che dipendono direttamente dalla principale.
  5. Classifica ogni subordinata indicandone la tipologia (causale, temporale, finale, relativa, oggettiva e così via).
  6. Specifica per ciascuna subordinata se è espressa in forma esplicita o implicita, osservando il modo del verbo.

Applicando questi passaggi al periodo "Mentre camminavo, ho visto un gatto che dormiva al sole" otteniamo una principale ("ho visto un gatto"), una subordinata temporale di primo grado in forma esplicita ("Mentre camminavo") e una subordinata relativa di primo grado in forma esplicita ("che dormiva al sole").

Ricorda

Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: analizza il seguente periodo indicando principale, coordinate e subordinate, con il loro grado, la tipologia e la forma. "Quando arriverò a casa, telefonerò a mia nonna per dirle che sto bene e le racconterò la gita scolastica." Disegna anche lo schema ad albero del periodo, partendo dalla principale e collegando con frecce le proposizioni dipendenti.

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.sec-1grado.italiano.cl3.grammatica.01 — Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione. Da revisionare.

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