L'analisi del periodo è lo studio di come le proposizioni si collegano tra loro per formare un periodo: un viaggio dentro la struttura del pensiero scritto.
Che cos'è un periodo
Un periodo è un insieme di parole che ha senso compiuto, comincia con una lettera maiuscola e termina con un punto fermo, un punto esclamativo o un punto interrogativo. La sua caratteristica fondamentale è che può contenere una sola proposizione oppure unirne molte, intrecciandole come fili di un tessuto. Quando incontri una frase lunga, ricca di virgole e congiunzioni, hai davanti agli occhi un periodo complesso che chiede di essere smontato per essere capito a fondo. L'analisi del periodo serve proprio a questo: distinguere ogni proposizione, riconoscere il suo ruolo e capire come si lega alle altre. È un'operazione simile a quella di un meccanico che apre un motore per osservare come ogni pezzo collabora con gli altri.
Esempio quotidiano: "Mentre preparavo la colazione, mio fratello correva al bagno perché era in ritardo" è un periodo formato da tre proposizioni. Altro esempio: "Piove" è un periodo brevissimo, fatto da una sola proposizione, eppure perfettamente compiuto.
La proposizione: il mattone del periodo
La proposizione è un'unità minima di senso costruita attorno a un verbo: ogni volta che trovi un verbo di modo finito o indefinito, hai trovato una proposizione. Per contare le proposizioni dentro un periodo, quindi, basta contare i verbi, facendo però attenzione ai verbi servili come dovere, potere, volere, che insieme all'infinito formano un'unica proposizione. Anche le forme passive con "essere" più participio passato contano come un solo verbo, perché esprimono un'unica azione. Saper contare correttamente le proposizioni è il primo passo per non perdersi nei periodi più lunghi. Allenati a riconoscere i verbi sottolineandoli con la matita prima di passare all'analisi vera e propria.
Esempio quotidiano: "Voglio finire i compiti" contiene un solo verbo da considerare ("voglio finire" è un'unica proposizione). Altro esempio: "Marta ha riso, ha pianto e poi è uscita" contiene tre proposizioni distinte, una per ciascun verbo.
La proposizione principale
La principale è la proposizione che regge tutto il periodo: si riconosce perché ha senso compiuto da sola, senza bisogno di altre proposizioni che la sostengano. In un periodo, c'è sempre almeno una principale e, se viene tolta, l'intero periodo crolla come una casa senza fondamenta. Spesso la principale si trova all'inizio del periodo, ma può comparire anche al centro o alla fine, quindi non fidarti soltanto della posizione. Per individuarla, prova a leggere ogni proposizione isolatamente e chiediti: "Funziona da sola, senza domande aperte?" Se la risposta è sì, hai trovato la principale. Esistono anche periodi composti da più principali unite da congiunzioni come "e", "ma", "oppure".
Esempio quotidiano: in "Quando suona la campanella, gli alunni escono in cortile", la principale è "gli alunni escono in cortile". Altro esempio: in "Ho fame e mangerei una pizza intera", ci sono due principali coordinate tra loro.
Coordinazione e subordinazione
Le proposizioni che non sono principali si legano al periodo in due modi diversi: per coordinazione o per subordinazione. Una proposizione è coordinata quando si affianca a un'altra sullo stesso piano, come due amici che camminano fianco a fianco, e si riconosce per la presenza di congiunzioni come "e", "ma", "però", "oppure", "infatti". Una proposizione è subordinata quando dipende da un'altra, come un figlio che ha bisogno del genitore per stare in piedi, e introduce un'informazione che completa, spiega o arricchisce. La subordinata da sola non ha senso compiuto e fa nascere una domanda che chiede risposta nella reggente. Imparare a distinguere questi due rapporti è il cuore dell'analisi del periodo.
Esempio quotidiano: "Studio molto e ottengo bei voti" presenta due proposizioni coordinate. Esempio di subordinazione: "Studio molto perché voglio ottenere bei voti" presenta una subordinata che spiega il motivo della principale.
I gradi della subordinazione
Le subordinate possono dipendere direttamente dalla principale oppure da un'altra subordinata, formando una catena di dipendenze che gli studiosi chiamano "gradi". Una subordinata di primo grado dipende direttamente dalla principale; una di secondo grado dipende da una subordinata di primo grado; e così via, anche fino al terzo o quarto grado nei periodi più articolati. Visualizzare questa struttura ad albero aiuta moltissimo a non confondersi e a vedere chiaramente chi dipende da chi. Per ricostruire la catena, parti sempre dalla principale e segui le frecce verso le proposizioni che si appoggiano su di essa. Questo schema è uno strumento prezioso per affrontare anche i testi più complessi dei libri di storia o di letteratura.
Esempio quotidiano: "Penso (principale) che tu abbia ragione (subordinata di 1° grado) perché conosci bene l'argomento (subordinata di 2° grado)". Altro esempio: "Ti dico (principale) che verrò (1°) appena avrò finito (2°) di sistemare la cameretta (3°)".
Le forme delle subordinate: esplicite e implicite
Le subordinate possono presentarsi in due forme distinte: esplicite, quando il verbo è di modo finito (indicativo, congiuntivo, condizionale), e implicite, quando il verbo è di modo indefinito (infinito, participio, gerundio). La forma esplicita è solitamente più chiara, mentre quella implicita è più rapida ed elegante, ma richiede attenzione perché il soggetto resta sottinteso. Una stessa subordinata può spesso essere trasformata dall'una all'altra forma senza cambiare il significato, e questa è un'ottima palestra per arricchire il proprio stile di scrittura. Sapere riconoscere le subordinate implicite è importante anche perché sono molto frequenti nei testi giornalistici e in quelli letterari. Quando incontri un infinito, un gerundio o un participio, fermati un attimo e chiediti: "Sta nascondendo una proposizione?"
Esempio quotidiano (esplicita): "Sono felice perché ho ricevuto un regalo". Esempio quotidiano (implicita): "Sono felice per aver ricevuto un regalo".
I tipi di subordinate più comuni
Le subordinate si classificano in base alla funzione che svolgono e si dividono in tre grandi famiglie: sostantive, relative e avverbiali. Le sostantive (oggettive e soggettive) funzionano come un nome e completano un verbo della principale, rispondendo alle domande "che cosa?" o "chi?". Le relative sono introdotte dai pronomi relativi "che", "il quale", "cui" e si comportano come un aggettivo, descrivendo un nome. Le avverbiali (causali, finali, temporali, consecutive, concessive, condizionali) precisano le circostanze dell'azione, come farebbe un avverbio. Imparare a riconoscere il tipo di ogni subordinata ti permetterà di analizzare correttamente qualunque testo che incontrerai nei prossimi anni di scuola.
Esempio quotidiano: "Spero che tu venga" contiene un'oggettiva. Altro esempio: "Sono uscito sebbene piovesse" contiene una concessiva.
Come fare l'analisi del periodo passo per passo
Per analizzare un periodo conviene seguire un procedimento ordinato, in modo da non saltare passaggi importanti e da non confondersi. Con l'esercizio costante questa procedura diventerà automatica e ti permetterà di affrontare anche i periodi più lunghi con sicurezza. Ti consiglio di tenere sempre sotto mano un quaderno su cui disegnare schemi ad albero, perché aiutano molto a visualizzare le dipendenze. Ricorda che ogni analisi corretta passa attraverso il riconoscimento dei verbi, l'individuazione della principale e la classificazione delle altre proposizioni. Non avere fretta: meglio una buona analisi lenta che una rapida e sbagliata.
- Leggi il periodo per intero e cerca di coglierne il senso generale.
- Sottolinea tutti i verbi e numera le proposizioni, ricordando che a ogni verbo corrisponde una proposizione.
- Individua la proposizione principale, quella che ha senso compiuto da sola.
- Riconosci le coordinate alla principale o ad altre proposizioni, osservando le congiunzioni che le introducono.
- Riconosci le subordinate, stabilisci da chi dipendono e qual è il loro grado.
- Classifica ogni subordinata per tipo (oggettiva, causale, finale, relativa, ecc.) e forma (esplicita o implicita).
- Disegna uno schema ad albero che mostri chiaramente i rapporti fra tutte le proposizioni.
Ricorda
- Un periodo è formato da una o più proposizioni, una per ogni verbo di modo finito o infinito autonomo.
- La proposizione principale è autonoma e regge tutto il periodo; senza di lei il resto non sta in piedi.
- Le coordinate sono sullo stesso piano della proposizione a cui si legano, mentre le subordinate dipendono da un'altra proposizione.
- Le subordinate hanno un grado (1°, 2°, 3°...) che indica quanto sono lontane dalla principale.
- Le subordinate possono essere esplicite (verbo di modo finito) o implicite (verbo di modo indefinito).
- I tipi principali di subordinate sono: oggettive, soggettive, relative, causali, finali, temporali, consecutive, concessive e condizionali.
Piccolo esercizio di verifica (svolgi sul quaderno): analizza il seguente periodo, indicando per ogni proposizione il tipo e il grado, e prova poi a disegnare lo schema ad albero. "Quando il professore entrò in aula, gli alunni smisero di chiacchierare perché sapevano che la verifica sarebbe iniziata subito."