L'Iliade e l'Odissea sono i due poemi più antichi della letteratura europea: raccontano la guerra di Troia e il lungo viaggio di ritorno di Ulisse, e furono attribuiti dagli antichi Greci al poeta Omero.
Immagina una sera di tremila anni fa, attorno a un fuoco, in una piazza di un piccolo villaggio greco affacciato sul mare. Un uomo cieco, accompagnato dal suono di una piccola cetra, comincia a cantare di eroi che combattono sotto altissime mura, di dèi che scendono dal cielo e di un uomo astuto che cerca disperatamente di tornare a casa. Quei canti, tramandati di voce in voce per generazioni, sono diventati l'Iliade e l'Odissea, i due poemi che hanno dato inizio alla letteratura occidentale. Sono storie piene di battaglie, mostri, viaggi e sentimenti, ma anche specchi in cui ancora oggi possiamo riconoscere noi stessi. Studiarli significa conoscere le radici della nostra cultura, scoprire da dove vengono parole come "odissea" e "mentore", e capire perché certi personaggi continuano a vivere nei libri, nei film e nei videogiochi. In questa lezione capiremo insieme che cosa raccontano questi poemi, chi è Omero e perché ancora ci emozionano.
Chi era Omero e quando nacquero i poemi
Omero è il nome con cui i Greci antichi indicavano l'autore dei due poemi, ma in realtà non sappiamo con certezza se sia mai esistito davvero. La tradizione lo descrive come un cantore cieco vissuto intorno all'VIII secolo a.C., cioè quasi tremila anni fa, forse in una delle città greche della costa dell'Asia Minore. Per molto tempo gli studiosi hanno discusso se l'Iliade e l'Odissea siano opera di una sola persona oppure il risultato di un lavoro collettivo durato secoli. Questa discussione è chiamata "questione omerica" e ancora oggi non ha una risposta definitiva, anche se la maggior parte degli esperti pensa che esista un poeta finale che ha riunito materiali precedenti. È importante ricordare che prima di essere scritti, i poemi venivano recitati a memoria da cantori professionisti chiamati aedi e rapsodi, che li accompagnavano con uno strumento a corde. Solo molto più tardi, probabilmente nel VI secolo a.C. ad Atene, furono messi per iscritto nella forma che oggi possiamo leggere.
Per capire meglio, pensa a quando i tuoi nonni ti raccontano una storia di famiglia che hanno sentito da bambini: la storia cambia un po' a ogni narrazione, ma il cuore rimane lo stesso. Allo stesso modo, una canzone di Natale che canti ogni anno ha versi fissi e ritornelli che ti aiutano a ricordarla: gli aedi usavano formule e ripetizioni proprio come quei ritornelli, per non perdere il filo durante recite che duravano molte ore.
L'Iliade: la guerra di Troia in cinquantuno giorni
L'Iliade prende il nome da Ilio, l'altro nome della città di Troia, situata sulla costa dell'attuale Turchia. Il poema è diviso in ventiquattro libri e racconta soltanto un piccolo episodio del decimo e ultimo anno di guerra fra Greci e Troiani, episodio che dura appena cinquantuno giorni. La storia ruota intorno all'ira di Achille, il più forte degli eroi greci, che si offende con il capo dell'esercito Agamennone e si ritira dai combattimenti. Senza di lui i Greci subiscono pesanti sconfitte, finché il suo amico Patroclo non scende in campo indossando le sue armi e viene ucciso dal troiano Ettore. Distrutto dal dolore, Achille torna a combattere, vendica l'amico uccidendo Ettore in duello e infierisce sul corpo del nemico trascinandolo intorno alle mura. Il poema si chiude con un gesto di profonda umanità: il vecchio re Priamo va a supplicare Achille di restituirgli il corpo del figlio, e i due nemici piangono insieme.
Pensa a quando in una partita di calcio il giocatore più forte della tua squadra si arrabbia con l'allenatore e resta in panchina: la squadra perde, e solo quando lui rientra le cose cambiano. Oppure immagina quanto sia difficile, dopo un litigio durissimo, ascoltare le ragioni di chi ti ha ferito: l'incontro fra Priamo e Achille ci insegna proprio questo, che anche fra nemici può nascere comprensione.
L'Odissea: dieci anni per tornare a casa
L'Odissea racconta il lungo viaggio di ritorno di Ulisse, in greco Odisseo, dalla città di Troia distrutta fino alla sua isola natale, Itaca. Anche questo poema è composto da ventiquattro libri, ma a differenza dell'Iliade copre dieci anni di vicende e mescola avventura, magia, sentimenti familiari e furbizia. Il viaggio di Ulisse è pieno di prove straordinarie: il ciclope Polifemo, la maga Circe, le sirene, il mostro Scilla e il vortice Cariddi, la ninfa Calipso e l'isola dei Feaci. Mentre lui affronta queste avventure, a Itaca la moglie Penelope resiste ai cento Proci, principi prepotenti che vogliono sposarla e prendere il regno, e il figlio Telemaco cresce cercando notizie del padre. Alla fine Ulisse torna a casa travestito da mendicante, si fa riconoscere solo dal vecchio cane Argo, dal figlio e dalla nutrice, e con un piano astutissimo uccide i Proci riprendendosi la sua casa. La parola "odissea" è diventata sinonimo di viaggio lungo e difficile proprio grazie a questo poema.
Pensa a un viaggio di ritorno dalle vacanze in cui tutto va storto: traffico, treno perso, valigia smarrita, e arrivi a casa stremato dopo molte ore di imprevisti. Oppure immagina di dover risolvere un problema usando il cervello e non la forza, come quando in classe convinci un compagno a collaborare invece di litigare: questa è l'astuzia che caratterizza Ulisse in tutto il poema.
Le caratteristiche dell'epica: stile, versi e formule
L'Iliade e l'Odissea appartengono al genere epico, cioè a quei poemi che raccontano in versi le imprese di eroi e divinità. Sono scritti in esametri, un tipo di verso lungo composto da sei piedi metrici, adatto alla recitazione cantata davanti a un pubblico numeroso. Una caratteristica fondamentale è l'uso delle formule, espressioni fisse che si ripetono uguali ogni volta che compare un personaggio o una situazione: Achille è quasi sempre "piè veloce", Ulisse "dal multiforme ingegno", l'aurora ha "le dita rosate". Queste formule aiutavano gli aedi a ricordare il testo a memoria e davano al pubblico la sensazione di ritrovare vecchi amici a ogni canto. Altre caratteristiche tipiche sono le similitudini lunghe e dettagliate, gli interventi degli dèi, gli elenchi di guerrieri e navi, e i grandi discorsi in cui i personaggi spiegano i loro sentimenti. Tutti questi elementi insieme costruiscono uno stile solenne e maestoso, riconoscibile fin dalle prime righe.
È come quando in una serie televisiva ogni puntata comincia con la stessa sigla e gli stessi modi di dire dei protagonisti: questi diventano un segnale che riconosci subito. Anche nelle canzoni dei tifosi allo stadio ci sono formule che si ripetono uguali: hanno la stessa funzione delle espressioni fisse di Omero, aiutare la memoria e creare appartenenza.
Gli eroi, gli dèi e i valori del mondo omerico
Nei poemi omerici gli eroi sono persone eccezionali per forza, coraggio o intelligenza, ma non sono perfetti: piangono, si arrabbiano, hanno paura e fanno errori. Achille è il più forte ma è troppo orgoglioso, Ettore è coraggioso e affettuoso con la moglie Andromaca, Ulisse è astuto e curioso ma a volte mette in pericolo i compagni con la sua imprudenza. Accanto agli uomini agiscono continuamente gli dèi dell'Olimpo, che parteggiano per gli uni o per gli altri: Atena protegge Ulisse e i Greci, Apollo aiuta i Troiani, Poseidone perseguita Ulisse perché ne ha accecato il figlio. Il valore più importante per questi eroi è il kléos, cioè la gloria, la fama che resta dopo la morte e che si conquista con imprese memorabili. Sono importanti anche l'onore, il rispetto per gli ospiti, la fedeltà alla famiglia e l'amore per la patria, valori che ritornano in moltissime scene. Anche se quel mondo è lontanissimo dal nostro, queste passioni e questi sentimenti ci sembrano ancora molto vicini.
Pensa a un campione dello sport che vince un titolo importante e viene ricordato per anni anche dopo essersi ritirato: quella è una forma moderna di gloria simile al kléos. Oppure pensa a quando difendi un amico ingiustamente accusato: stai mettendo in pratica un'idea di onore e lealtà che gli eroi omerici riconoscerebbero subito.
Differenze e somiglianze fra i due poemi
L'Iliade e l'Odissea hanno molti elementi in comune, ma raccontano due mondi molto diversi. L'Iliade è un poema di guerra, ambientato quasi tutto sotto le mura di Troia, con scontri, duelli e morti drammatiche, mentre l'Odissea è un poema di viaggio, ambientato fra mari sconosciuti, isole magiche e finalmente la casa ritrovata. Cambia anche il tipo di eroe: Achille rappresenta la forza fisica e l'onore guerriero, Ulisse rappresenta l'intelligenza, la curiosità e la capacità di adattarsi. Cambia il tempo: cinquantuno giorni di guerra contro dieci anni di peregrinazioni. Cambia perfino il modo di raccontare: nell'Iliade la vicenda procede in ordine cronologico, mentre nell'Odissea c'è un grande flashback, perché Ulisse racconta le sue avventure passate alla corte dei Feaci. Entrambi i poemi, però, mostrano la stessa attenzione ai sentimenti umani, la stessa presenza degli dèi e lo stesso splendido stile epico.
Pensa alla differenza fra un film di battaglie storiche e un film di viaggio per mare: il primo ti fa stare con il fiato sospeso davanti agli scontri, il secondo ti porta a scoprire luoghi sempre nuovi. Oppure pensa a due tuoi compagni di classe, uno bravissimo a giocare a calcio e uno bravissimo a risolvere indovinelli: rappresentano bene la differenza fra il modello di Achille e quello di Ulisse.
Perché leggiamo ancora oggi Omero
Dopo quasi tremila anni l'Iliade e l'Odissea sono ancora letti in tutte le scuole del mondo, tradotti in centinaia di lingue, raccontati in film, fumetti, cartoni animati e videogiochi. La ragione è semplice: parlano di temi universali, che riguardano qualsiasi essere umano in qualsiasi epoca. Parlano di amicizia, come quella fra Achille e Patroclo, di amore familiare, come quello di Ettore per il piccolo Astianatte, di nostalgia di casa, come quella di Ulisse, di astuzia, di coraggio, di paura, di gloria e di pietà. Hanno inoltre fissato per primi alcune regole del raccontare storie che ancora oggi usiamo: l'eroe con un punto debole, il viaggio pieno di prove, lo scontro fra protagonisti opposti, il ritorno a casa trasformati. Senza Omero non avremmo molti dei nostri film d'avventura preferiti, da Star Wars al Signore degli Anelli, che proprio dall'Odissea hanno preso ispirazione. Ecco perché leggere questi poemi non significa studiare cose vecchie, ma scoprire la radice di tante storie che amiamo.
Un esempio molto vicino è la saga di Harry Potter: anche lì un giovane eroe affronta prove difficili, ha amici fedeli, deve sconfiggere un nemico potente. Oppure pensa ai videogiochi di avventura in cui devi superare livelli sempre più difficili per tornare a casa: il loro schema viene direttamente dall'Odissea.
Ricorda
- Omero è il poeta a cui la tradizione attribuisce l'Iliade e l'Odissea, vissuto forse nell'VIII secolo a.C.
- L'Iliade racconta cinquantuno giorni del decimo anno della guerra di Troia ed è centrata sull'ira di Achille.
- L'Odissea racconta i dieci anni del viaggio di ritorno di Ulisse verso Itaca, fra mostri, maghi e dèi.
- Entrambi i poemi sono divisi in ventiquattro libri, scritti in esametri, e usano formule fisse e similitudini.
- Gli eroi omerici cercano il kléos, la gloria che resta dopo la morte, e rispettano valori come onore, ospitalità e famiglia.
- L'Iliade è un poema di guerra e forza, l'Odissea è un poema di viaggio e astuzia: due facce della stessa civiltà.
Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: scrivi su due colonne intitolate "Iliade" e "Odissea" almeno quattro elementi caratteristici per ciascun poema (luogo, durata, protagonista, tipo di vicenda). Poi, sotto le due colonne, componi un breve testo di otto-dieci righe in cui spieghi quale dei due poemi ti incuriosisce di più e perché, citando almeno un episodio o un personaggio.