Il testo descrittivo è quello che ci permette di "vedere con le parole": serve a far immaginare al lettore una persona, un animale, un oggetto o un luogo come se li avesse davanti agli occhi.
Che cos'è il testo descrittivo
Il testo descrittivo è un tipo di testo che ha lo scopo di rappresentare con le parole la realtà, costruendo nella mente di chi legge un'immagine precisa e viva di ciò che viene descritto. A differenza del testo narrativo, che racconta fatti che accadono nel tempo, qui non succede quasi nulla: l'autore si ferma ad osservare e ci comunica ciò che vede, sente, tocca, odora o gusta. Per questo motivo il tempo verbale più usato è il presente indicativo oppure l'imperfetto, perché entrambi danno l'idea di una situazione che dura e non di un'azione che si conclude rapidamente. Pensa, ad esempio, alla differenza tra dire "Marco aprì la porta ed entrò in cucina" e "La cucina era piccola, profumava di pane appena sfornato e aveva tende a quadretti rossi e bianchi": la seconda frase non racconta, fa vedere. Un secondo esempio chiaro è la descrizione di un compagno di classe: invece di dire cosa fa, spieghiamo com'è fatto, come si muove, come parla. Il testo descrittivo, quindi, rallenta il tempo e ci invita a guardare con calma.
A che cosa serve descrivere
Descrivere non è un esercizio inutile, ma una vera e propria forma di comunicazione che usiamo continuamente, spesso senza accorgercene. Quando racconti a un'amica com'è la tua nuova cameretta, quando spieghi alla mamma il modello di zaino che vorresti per il tuo compleanno o quando dai indicazioni stradali a un turista, stai costruendo una descrizione. In letteratura, gli scrittori la usano per farci entrare nei luoghi dei loro romanzi, per farci conoscere i personaggi nei minimi dettagli, per creare atmosfere allegre o cupe. Esistono però anche descrizioni di tipo tecnico e scientifico, come quelle che trovi sui libri di scienze quando viene presentato un animale o un fenomeno naturale, oppure nei volantini pubblicitari che ti illustrano un prodotto. In ogni caso, lo scopo è sempre lo stesso: rendere chiaro al lettore qualcosa che non ha davanti. Per riuscirci serve attenzione, perché chi descrive deve prima di tutto saper osservare.
I cinque sensi al lavoro
Una descrizione efficace coinvolge tutti i sensi e non solo la vista, che è quello che usiamo più spontaneamente. Per costruire un'immagine ricca e credibile possiamo raccontare ciò che si vede, ma anche i suoni, i profumi e gli odori, i sapori e le sensazioni tattili come il caldo, il freddo, il liscio o il ruvido. Immagina di descrivere una pizzeria: i tavoli di legno graffiati dall'uso, il chiacchiericcio dei clienti e il rumore delle stoviglie, il profumo intenso del pomodoro e del basilico, il sapore croccante della crosta, il calore che arriva dal forno a legna sulla tua guancia. Allo stesso modo, descrivendo un nonno potresti parlare delle sue mani ruvide e calde, della voce profonda che sa di racconti, dell'odore del dopobarba che porta sempre. Allenarsi a usare più sensi rende la pagina viva e permette al lettore di sentirsi davvero dentro la scena.
I tipi di descrizione: persone, animali, oggetti, luoghi
A seconda di ciò che osserviamo, la descrizione assume forme diverse e mette in evidenza dettagli particolari. Quando descriviamo una persona parliamo prima del suo aspetto fisico (statura, corporatura, viso, capelli, occhi, modo di vestire) e poi del carattere, delle abitudini, del modo di parlare e di muoversi: questa seconda parte si chiama ritratto psicologico ed è spesso la più interessante. Per gli animali ci concentriamo sulla specie, sull'aspetto, sui versi, sui movimenti e sul comportamento, come faresti raccontando il gatto di casa che si stiracchia sul divano e fa le fusa quando lo accarezzi. Gli oggetti vanno descritti partendo dalla forma, dalla materia, dal colore, dalle dimensioni e dall'uso, ad esempio una vecchia bicicletta arrugginita ritrovata in cantina. Per i luoghi, infine, si descrivono lo spazio, gli elementi che lo compongono, la luce e l'atmosfera, come accade in una piazza affollata in un giorno di mercato. Conoscere queste differenze aiuta a non dimenticare nulla di importante.
L'ordine della descrizione: dare un percorso allo sguardo
Una buona descrizione non butta giù i dettagli a caso, ma segue un ordine che guida l'occhio del lettore. Possiamo procedere dall'alto verso il basso, ad esempio descrivendo un compagno partendo dai capelli e arrivando alle scarpe; oppure dal generale al particolare, prima dando un'idea complessiva di un parco e poi soffermandoci sulla panchina dove di solito ci sediamo. Esistono anche l'ordine dall'esterno all'interno, utile per le case e gli edifici, e l'ordine dal vicino al lontano, perfetto per i paesaggi visti dalla finestra. Pensa di descrivere la tua aula: potresti iniziare dalla porta d'ingresso, poi spostare lo sguardo verso la lavagna, i banchi e infine la finestra in fondo; in questo modo chi legge "cammina" insieme a te. Senza un ordine chiaro il lettore si perde, esattamente come ci si perde in una città di cui non si ha la mappa.
Descrizione oggettiva e soggettiva
Non tutte le descrizioni vengono scritte con lo stesso obiettivo: a volte vogliamo informare in modo preciso, altre volte vogliamo trasmettere emozioni e impressioni personali. La descrizione oggettiva riporta i fatti come sono, senza giudizi né sentimenti dell'autore, e usa un linguaggio chiaro, neutro e preciso, simile a quello dei libri scientifici o delle schede tecniche: "Il delfino è un mammifero marino lungo da due a quattro metri, con la pelle grigia e liscia". La descrizione soggettiva, invece, mostra il punto di vista di chi scrive, le sue sensazioni e i suoi ricordi, e usa parole espressive, paragoni, aggettivi colorati: "Il delfino spuntava tra le onde con la grazia di un ballerino, come se il mare stesso fosse il suo palcoscenico". Entrambe sono valide, ma scegliere consapevolmente l'una o l'altra è fondamentale per ottenere l'effetto giusto.
Le parole della descrizione: aggettivi, similitudini, metafore
Il testo descrittivo si riconosce subito perché è ricco di aggettivi qualificativi, che precisano com'è ciò di cui parliamo: alto, robusto, silenzioso, scintillante, sgualcito. Accanto agli aggettivi troviamo spesso le similitudini, cioè i paragoni introdotti da "come", "sembra", "pare": "i suoi occhi erano azzurri come il cielo d'estate". Molto efficaci sono anche le metafore, paragoni sottintesi in cui una cosa viene chiamata con il nome di un'altra: "una cascata di capelli neri" significa che i capelli sono lunghi e abbondanti come l'acqua di una cascata. Ricorda però che usare troppi aggettivi appesantisce il testo: meglio sceglierne pochi e davvero precisi, evitando parole vaghe come "bello" o "brutto" che dicono poco. Sostituiscile con espressioni più ricche, ad esempio "elegante", "luminoso", "trasandato".
Ricorda
- Il testo descrittivo serve a far "vedere" con le parole una persona, un animale, un oggetto o un luogo.
- Usa i cinque sensi e non solo la vista per essere vivo e credibile.
- Segue un ordine preciso (alto-basso, generale-particolare, vicino-lontano, esterno-interno).
- Può essere oggettivo, se informa con neutralità, o soggettivo, se trasmette emozioni.
- Si arricchisce con aggettivi precisi, similitudini e metafore.
Piccolo esercizio di verifica (sul quaderno): scegli un oggetto che hai sulla scrivania in questo momento e descrivilo in dieci righe seguendo questi passi: 1. scrivi una frase che dica di che oggetto si tratta e a cosa serve; 2. descrivi forma, dimensione, colore e materiale; 3. aggiungi almeno una sensazione tattile (è liscio, freddo, ruvido?) e, se possibile, un odore o un suono che produce; 4. inserisci almeno una similitudine introdotta da "come"; 5. chiudi con una frase soggettiva che spieghi perché ti piace o non ti piace quell'oggetto. Quando hai finito, sottolinea in rosso gli aggettivi qualificativi e in blu la similitudine.