L'articolo e il nome sono due elementi della frase che camminano quasi sempre insieme: il nome dà un'etichetta alle cose, mentre l'articolo lo presenta e ci dice se ne stiamo parlando in modo preciso o generico.
Che cos'è il nome
Il nome, chiamato anche sostantivo, è la parte del discorso che serve a indicare persone, animali, oggetti, luoghi, sentimenti e idee. Senza i nomi non potremmo dire al mondo che cosa vediamo o pensiamo, perché ogni cosa che ci circonda ha bisogno di un'etichetta linguistica per essere riconosciuta. Pensa, ad esempio, a quando entri in cucina la mattina: vedi una tazza, senti il profumo del caffè, prendi il pane dalla credenza, e tutte queste realtà concrete hanno un nome che le identifica. Allo stesso modo, anche ciò che non puoi toccare con le mani, come l'amicizia, la pace o la felicità, viene espresso attraverso un nome. Nella frase "Marta ha regalato una collana alla nonna" troviamo tre nomi che indicano due persone e un oggetto, e ciascuno di essi porta con sé un significato preciso. Il nome è quindi il mattone fondamentale del linguaggio, perché senza di esso nessuna frase potrebbe stare in piedi.
Le caratteristiche grammaticali del nome
Ogni nome possiede due informazioni grammaticali importantissime, che chiamiamo genere e numero, e che ci permettono di accordarlo correttamente con le altre parole. Il genere può essere maschile, come in "quaderno" o "giardino", oppure femminile, come in "penna" o "casa", e non sempre è facile prevederlo solo dalla terminazione della parola. Il numero, invece, distingue tra singolare, quando indichiamo una sola realtà, e plurale, quando ne indichiamo due o più, come accade nel passaggio da "libro" a "libri" oppure da "amica" ad "amiche". Esistono inoltre nomi un po' particolari, chiamati invariabili, che mantengono la stessa forma sia al singolare sia al plurale: pensa a "città", "caffè", "re" o "sport", che restano identici anche cambiando numero. Altri nomi, definiti difettivi, esistono soltanto al singolare, come "latte" e "coraggio", oppure soltanto al plurale, come "forbici" e "occhiali". Conoscere queste caratteristiche è fondamentale, perché ci aiuterà a scegliere l'articolo giusto da mettere davanti a ciascun nome.
I tipi di nome: comuni, propri, concreti, astratti
I nomi si possono classificare in vari modi, a seconda di ciò che indicano e di come lo indicano, e la prima distinzione importante riguarda i nomi comuni e quelli propri. Un nome comune designa in modo generico una persona, un animale o una cosa appartenente a una categoria, come "ragazza", "fiume" o "cane", mentre il nome proprio identifica un singolo individuo specifico, come "Sofia", "Po" o "Argo", e per questo si scrive sempre con la lettera maiuscola. Una seconda distinzione, altrettanto utile, separa i nomi concreti, che indicano realtà percepibili con i cinque sensi, come "zaino" o "pioggia", dai nomi astratti, che esprimono idee, sentimenti o qualità non toccabili, come "gioia" e "libertà". Esiste anche la categoria dei nomi collettivi, che al singolare designano un insieme di persone, animali o cose, come "gregge", "squadra" o "flotta". Tutte queste categorie possono naturalmente sovrapporsi: "Milano" è proprio e concreto, mentre "speranza" è comune e astratto. Riconoscere il tipo di nome ci aiuta a capirne meglio il significato e l'uso nella frase.
Che cos'è l'articolo
L'articolo è una piccola parola che si mette davanti al nome per presentarlo al lettore o all'ascoltatore, indicando se ne stiamo parlando in modo determinato o indeterminato. Quando diciamo "il cane abbaia", utilizziamo un articolo determinativo perché ci riferiamo a un cane preciso, conosciuto da chi ascolta, mentre se diciamo "un cane abbaia in lontananza" stiamo parlando di un cane qualunque, non specificato. L'articolo concorda sempre con il nome a cui si riferisce nel genere e nel numero, quindi davanti a un nome femminile plurale come "sorelle" useremo "le" e non "il". Anche se è una parola breve, l'articolo ha un ruolo decisivo, perché ci comunica informazioni preziose senza che ce ne accorgiamo. Senza l'articolo, frasi come "Ho visto cane in giardino" suonerebbero strane e incomplete al nostro orecchio italiano. Per questo l'articolo e il nome formano una coppia che difficilmente si separa.
Gli articoli determinativi
Gli articoli determinativi sono sei: "il", "lo", "la" al singolare e "i", "gli", "le" al plurale, e ciascuno di essi si usa in situazioni precise stabilite da regole pratiche. Davanti ai nomi maschili che cominciano con consonante semplice si usa "il" al singolare e "i" al plurale, come in "il tavolo, i tavoli" oppure "il bambino, i bambini". Davanti ai nomi maschili che iniziano con s seguita da consonante, z, gn, ps, pn, x e con la semivocale i, si usa invece "lo" e "gli", come in "lo zaino, gli zaini" oppure "lo studente, gli studenti". Per i nomi femminili la situazione è più semplice, perché si usa sempre "la" al singolare e "le" al plurale, come in "la maestra, le maestre". Davanti a parole che iniziano per vocale, sia "lo" sia "la" si trasformano per elisione in "l'", quindi diremo "l'amico" e "l'amica", mentre al plurale solo "gli" può elidersi davanti alla "i", dando forme come "gl'italiani" che oggi si usano sempre meno. Per scegliere correttamente l'articolo determinativo, dunque, dobbiamo guardare insieme il genere, il numero e la lettera iniziale del nome che segue.
Gli articoli indeterminativi
Gli articoli indeterminativi sono soltanto quattro: "un" e "uno" al maschile, "una" e "un'" al femminile, e si usano quando vogliamo presentare il nome in modo generico o nuovo. La forma "un" si pone davanti ai nomi maschili che iniziano con vocale o con consonante semplice, come in "un albero" o "un quaderno", e ricorda che non vuole mai l'apostrofo perché non c'è alcuna lettera elisa. La forma "uno", invece, si usa davanti ai nomi maschili che iniziano con s seguita da consonante, z, gn, ps, pn, x e con la semivocale i, esattamente come succedeva per "lo", quindi diremo "uno zaino" e "uno specchio". Al femminile usiamo "una" davanti a consonante, come in "una matita" o "una giornata", mentre davanti a vocale la forma si elide in "un'", e diremo "un'amica", "un'idea", "un'arancia". Devi prestare molta attenzione: l'apostrofo si mette solo al femminile, perché soltanto in quel caso indica una vocale caduta. È un errore frequentissimo scrivere "un'amico" pensando di doverlo apostrofare, ma davanti a un nome maschile la forma corretta resta sempre "un amico".
Gli articoli partitivi
Esiste un terzo gruppo di articoli, chiamati partitivi, che esprimono una quantità indeterminata, cioè una parte di qualcosa che non possiamo o non vogliamo contare con precisione. Si formano dalla preposizione "di" unita agli articoli determinativi, dando origine alle forme "del", "dello", "della", "dell'" al singolare e "dei", "degli", "delle" al plurale. Quando dici "ho comprato del pane" stai parlando di una quantità imprecisata di pane, e lo stesso accade in "ho mangiato della frutta" o "ci sono dei nuvoloni nel cielo". Al plurale, l'articolo partitivo funziona spesso come il plurale dell'articolo indeterminativo, perché in italiano non possiamo dire "uni quaderni" ma diciamo "dei quaderni". Gli articoli partitivi sono molto usati nella lingua di tutti i giorni, soprattutto quando si parla di cibo, bevande o oggetti raggruppati genericamente. Saperli riconoscere è importante per non confonderli con le semplici preposizioni articolate, anche se la loro forma è identica.
La concordanza tra articolo e nome
L'aspetto più delicato del rapporto tra articolo e nome è la concordanza, cioè l'obbligo che l'articolo si accordi con il nome nel genere e nel numero a cui si riferisce. Se il nome è femminile singolare, l'articolo dovrà essere femminile singolare; se il nome è maschile plurale, l'articolo dovrà essere maschile plurale, e così via per ogni combinazione possibile. Un errore frequente nasce con i nomi di genere ambiguo o con quelli che cambiano significato passando dal maschile al femminile, come "il fine" (lo scopo) e "la fine" (l'ultimo momento), oppure "il radio" (un osso del braccio) e "la radio" (l'apparecchio). Bisogna inoltre fare attenzione ai nomi stranieri ormai entrati nell'uso comune, come "computer" o "film", che restano invariati al plurale ma richiedono comunque articoli concordati: si dice "il film, i film" e "il computer, i computer". Anche i nomi che iniziano con h muta richiedono l'articolo come se cominciassero per vocale, dunque "l'hotel" e "gli hotel". Una buona regola pratica per evitare errori è leggere ad alta voce ciò che si è scritto: spesso l'orecchio italiano ci segnala subito quando qualcosa non suona giusto.
Ricorda
Ecco i punti chiave che devi tenere sempre a mente sull'argomento articolo e nome:
- Il nome indica persone, animali, cose, luoghi, sentimenti o idee e possiede sempre un genere (maschile o femminile) e un numero (singolare o plurale).
- I nomi si dividono in comuni e propri, in concreti e astratti, e alcuni sono collettivi, invariabili o difettivi.
- L'articolo si mette davanti al nome per presentarlo e si accorda con esso nel genere e nel numero.
- Gli articoli determinativi (il, lo, la, i, gli, le) indicano qualcosa di preciso e noto.
- Gli articoli indeterminativi (un, uno, una, un') presentano qualcosa di generico o nuovo, e l'apostrofo si usa soltanto al femminile davanti a vocale.
- Gli articoli partitivi (del, dello, della, dei, degli, delle) indicano una quantità indeterminata.
Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: scrivi sul tuo quaderno cinque oggetti che vedi nella tua cameretta in questo momento, poi davanti a ciascun nome metti prima l'articolo determinativo corretto, poi quello indeterminativo. Infine, accanto a ciascun nome scrivi se è maschile o femminile, singolare o plurale, e specifica se si tratta di un nome comune o proprio. Alla fine, prova a inventare una breve frase per ognuna delle parole che hai scelto, usando in modo corretto sia l'articolo sia il nome.