Aggettivi e pronomi: le parole che descrivono e sostituiscono

SpiegazioneScuola secondaria di I grado · 1ªitaliano

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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Aggettivi e pronomi sono due categorie di parole strettamente legate al nome: gli aggettivi lo accompagnano per descriverlo o precisarlo, mentre i pronomi lo sostituiscono per evitare ripetizioni e rendere il discorso scorrevole ed elegante.

A cosa servono aggettivi e pronomi

Nella lingua italiana abbiamo bisogno di parole che ci aiutino a dare informazioni sui nomi e a non ripetere sempre gli stessi termini. L'aggettivo è una parola variabile che si unisce al nome per attribuirgli una qualità, indicarne la quantità, specificarne il possesso o la posizione: nella frase "Ho comprato uno zaino azzurro", la parola "azzurro" precisa com'è lo zaino. Il pronome, invece, sostituisce il nome o un'altra parte del discorso, evitando ripetizioni fastidiose: dire "Marta è arrivata, lei sembrava stanca" suona molto meglio che ripetere due volte il nome Marta. Aggettivi e pronomi sono spesso simili nella forma, ma svolgono compiti diversi: il primo accompagna, il secondo prende il posto di qualcosa. Per riconoscerli, basta osservare se accanto alla parola c'è un nome (allora è aggettivo) oppure se la parola sta da sola al posto del nome (allora è pronome). Imparare a distinguerli ti permetterà di scrivere frasi più chiare, varie ed efficaci.

Gli aggettivi qualificativi

Gli aggettivi qualificativi sono quelli che indicano una qualità del nome, cioè un suo modo di essere, un suo aspetto fisico, un suo carattere o una sua caratteristica generale. Concordano sempre con il nome a cui si riferiscono in genere (maschile o femminile) e in numero (singolare o plurale): diciamo "un libro interessante" ma "due storie interessanti". Si dividono in due classi: quelli della prima classe hanno quattro uscite (-o, -a, -i, -e), come "buono, buona, buoni, buone"; quelli della seconda classe hanno solo due uscite (-e al singolare, -i al plurale), come "gentile, gentili". Gli aggettivi qualificativi possiedono anche dei gradi, che servono a esprimere l'intensità della qualità: il grado positivo ("alto"), il grado comparativo ("più alto di Luca", "meno alto di Luca", "alto come Luca") e il grado superlativo, che può essere assoluto ("altissimo") o relativo ("il più alto della classe"). Per esempio, nella frase "Il mio cane è velocissimo" usiamo un superlativo assoluto, mentre in "Sara è la più simpatica del gruppo" abbiamo un superlativo relativo. Alcuni aggettivi hanno forme particolari di comparativo e superlativo: "buono" diventa "migliore" e "ottimo", "cattivo" diventa "peggiore" e "pessimo".

Aggettivi e pronomi possessivi

Gli aggettivi possessivi indicano a chi appartiene una cosa, una persona o un animale e accompagnano sempre il nome, generalmente preceduti dall'articolo. Le forme sono: mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro, con le rispettive declinazioni di genere e numero (mia, miei, mie e così via); l'unica forma invariabile è "loro". Nella frase "La nostra scuola è grande", il possessivo "nostra" indica che la scuola appartiene a noi che parliamo. Quando invece sostituiscono il nome diventano pronomi: "Il mio quaderno è nuovo, il tuo è vecchio" — qui "il tuo" sta per "il tuo quaderno". Una regola importante riguarda i nomi di parentela al singolare: con essi l'articolo si omette ("mio fratello", "tua zia"), ma si mantiene se il nome è al plurale ("i miei fratelli"), alterato ("il mio fratellino") o accompagnato da un altro aggettivo ("la mia cara sorella"). Fa eccezione "loro", che vuole sempre l'articolo ("il loro padre"). Per esempio, dirai "mia madre cucina bene", ma "la mia mamma cucina bene" perché "mamma" è considerato un alterato affettivo.

Aggettivi e pronomi dimostrativi

I dimostrativi servono a indicare la posizione nello spazio o nel tempo di una persona, un animale o una cosa rispetto a chi parla e a chi ascolta. Le forme principali sono: "questo" (vicino a chi parla), "codesto" (vicino a chi ascolta, oggi poco usato), "quello" (lontano da entrambi). Come aggettivi accompagnano il nome: "Questo libro è mio, quello zaino è di Luca". Come pronomi stanno da soli al posto del nome: "Prendi questo, non quello". Esistono anche i dimostrativi di identità, come "stesso" e "medesimo", che indicano che si tratta della stessa persona o cosa già nominata: "Abbiamo la stessa idea". Attenzione alle forme troncate davanti a consonante: "quel ragazzo", "quei bambini", "quegli alberi", che seguono le stesse regole dell'articolo determinativo. Per esempio, nella frase "Quella penna è rotta, dammi questa", la prima parola è aggettivo perché accompagna "penna", mentre "questa" è pronome perché sta da solo.

Aggettivi e pronomi indefiniti

Gli aggettivi e i pronomi indefiniti danno un'informazione generica sulla quantità o sull'identità di persone, animali o cose, senza precisare con esattezza. Tra i più usati troviamo: alcuni, molti, pochi, tanti, parecchi, troppi, tutti, ogni, qualche, nessuno, ciascuno, qualsiasi, qualunque. Alcuni funzionano sia da aggettivi che da pronomi: "Ho letto alcuni libri" (aggettivo), "Alcuni sono molto belli" (pronome). Altri, invece, sono soltanto pronomi, come "qualcuno", "qualcosa", "chiunque", "niente", "ognuno": diciamo "Qualcuno ha bussato", ma non possiamo usarli per accompagnare un nome. Attenzione: "ogni", "qualche" e "qualsiasi" sono invariabili e vogliono sempre il nome al singolare ("qualche amico", non "qualche amici"). Nella frase "Ogni studente porta il proprio quaderno", l'aggettivo "ogni" ha valore distributivo, cioè considera uno per uno tutti gli studenti. Un esempio quotidiano è: "In frigorifero c'è ancora qualcosa da mangiare", dove "qualcosa" è un pronome indefinito che indica una cosa non meglio precisata.

I pronomi personali

I pronomi personali sostituiscono i nomi delle persone che partecipano al discorso e si dividono in tre categorie: chi parla (prima persona: io, noi), chi ascolta (seconda persona: tu, voi) e chi o ciò di cui si parla (terza persona: egli/lui/esso, ella/lei/essa, essi/loro). Possono avere funzione di soggetto, e allora si dicono pronomi personali soggetto ("Io studio", "Tu leggi"), oppure funzione di complemento, e si chiamano pronomi personali complemento. Questi ultimi hanno due forme: la forma tonica, che ha accento proprio (me, te, lui, lei, noi, voi, loro), usata dopo le preposizioni e per dare enfasi ("Vieni con me", "Hanno chiamato proprio te"); e la forma atona, senza accento (mi, ti, lo, la, ci, vi, li, le), che si appoggia al verbo ("Mi vede", "Ti chiamo"). Esistono anche le particelle pronominali "ne" e "ci", molto comuni: "Ne ho mangiati tre" (ne = di essi), "Ci vado domani" (ci = in quel luogo). Nella frase "Lo conosco e gli voglio bene", "lo" è complemento oggetto, mentre "gli" è complemento di termine.

Pronomi relativi e interrogativi

I pronomi relativi mettono in relazione due frasi, sostituendo un nome ed evitando di ripeterlo: i più importanti sono "che", "il quale" (con le forme la quale, i quali, le quali), "cui" e "chi". Nella frase "Il libro che ho letto è bello", il pronome "che" sostituisce "libro" e collega le due proposizioni. "Cui" si usa sempre preceduto da una preposizione: "L'amico di cui ti parlo abita qui". "Chi" è un pronome doppio, perché vale come "colui che" o "colei che": "Chi dorme non piglia pesci" significa "Colui che dorme non piglia pesci". I pronomi e aggettivi interrogativi ed esclamativi servono invece a fare domande o a esprimere emozioni: chi, che, che cosa, quale, quanto. Possono essere aggettivi quando accompagnano un nome ("Quale libro preferisci?", "Quanti anni hai!") o pronomi quando stanno da soli ("Chi è arrivato?", "Quanto costa?"). Distinguere bene aggettivi e pronomi interrogativi richiede attenzione: la differenza dipende sempre dalla presenza o assenza del nome accanto.

Ricorda

Ecco i punti chiave da tenere a mente quando lavori su aggettivi e pronomi.

  1. L'aggettivo accompagna il nome e concorda con esso in genere e numero.
  2. Il pronome sostituisce il nome o un'altra parola, evitando ripetizioni.
  3. Aggettivi e pronomi si dividono nelle stesse categorie: qualificativi (solo aggettivi), possessivi, dimostrativi, indefiniti, interrogativi ed esclamativi; i pronomi includono anche personali e relativi.
  4. Per distinguere aggettivo e pronomo, controlla se accanto alla parola c'è un nome: se c'è, è aggettivo; se manca, è pronome.
  5. I pronomi personali soggetto hanno forme diverse dai complemento, e questi ultimi si distinguono in tonici e atoni.

Esercizio di verifica sul quaderno: copia queste cinque frasi e, per ogni parola sottolineata, scrivi se è aggettivo o pronome, indicando anche la categoria (qualificativo, possessivo, dimostrativo, indefinito, personale, relativo, interrogativo).

  1. Questa borsa è mia, quella è di Giulia.
  2. Alcuni ragazzi parlano con il loro allenatore.
  3. Chi ha preso il libro che era sul banco?
  4. Lo vedo spesso, ma non gli ho mai parlato.
  5. Ogni mattina bevo un succo fresco.

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.sec-1grado.italiano.cl3.grammatica.01 — Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione. Da revisionare.

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