Sviluppo e sottosviluppo nel mondo contemporaneo

SpiegazioneScuola secondaria di I grado · 3ªgeografia

Lunghezza

Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

Scarica in PDF Scarica in Word Adatta al mio alunno

Non tutti i Paesi del mondo offrono ai loro abitanti le stesse opportunità di studio, lavoro, salute e benessere: alcuni vivono in condizioni di agiatezza diffusa, altri lottano ogni giorno contro povertà e mancanza di servizi essenziali.

Che cosa significa sviluppo

Quando i geografi parlano di sviluppo non si riferiscono soltanto alla ricchezza prodotta da una nazione, ma all'insieme delle condizioni che permettono alle persone di vivere una vita lunga, sana e piena di possibilità. Un Paese sviluppato non è solo un Paese ricco: è un luogo in cui i cittadini possono studiare gratuitamente, ricevere cure mediche quando si ammalano, scegliere il lavoro che preferiscono e partecipare alle decisioni politiche. Pensa, per esempio, a una ragazza norvegese di tredici anni: frequenta una scuola riscaldata, può iscriversi all'università senza che la famiglia paghi rette altissime e, se si rompe un braccio, viene curata in un ospedale efficiente senza ricevere fatture salate. Considera invece una sua coetanea del Ciad, in Africa centrale: spesso percorre chilometri a piedi per raggiungere un'aula sovraffollata, rischia di interrompere gli studi per aiutare in casa e accede con difficoltà a medicine di base come gli antibiotici. Lo sviluppo, quindi, è un concetto molto ampio che riguarda l'economia, la società, la cultura e l'ambiente. Capirlo significa imparare a guardare il mondo con occhi critici e attenti alle disuguaglianze.

Sottosviluppo: una parola con molte sfumature

Il termine sottosviluppo descrive la condizione di quei Paesi in cui gran parte della popolazione vive sotto la soglia di povertà e non dispone di servizi adeguati come scuole, ospedali, acqua potabile e energia elettrica. Si tratta di una parola delicata, perché può far pensare che alcuni popoli siano arretrati o meno capaci: in realtà il sottosviluppo è il risultato di processi storici complessi, come la colonizzazione, lo sfruttamento delle risorse e i conflitti armati. Per esempio, molti Paesi dell'Africa subsahariana, ricchi di materie prime come oro, diamanti e petrolio, restano poveri perché queste risorse vengono estratte da grandi multinazionali straniere che lasciano poco ai cittadini locali. Un altro esempio riguarda Haiti, una piccola isola caraibica martoriata da terremoti devastanti e da una lunga storia di instabilità politica che impedisce la crescita economica. Oggi gli studiosi preferiscono parlare di Paesi a basso reddito, in via di sviluppo o emergenti, per evitare giudizi negativi e descrivere meglio la realtà. Conoscere queste sfumature è utile per discutere con consapevolezza di temi globali.

Gli indicatori che misurano lo sviluppo

Per confrontare i Paesi e capire chi vive meglio, i geografi utilizzano strumenti chiamati indicatori statistici, cioè numeri che riassumono fenomeni complessi. Il più conosciuto è il PIL pro capite, ossia il valore di tutti i beni e servizi prodotti in un anno diviso per il numero di abitanti: ci dice quanta ricchezza, in media, spetterebbe a ciascuna persona se fosse distribuita in parti uguali. Tuttavia il PIL da solo non basta, perché non racconta come quella ricchezza viene divisa né quanto sono buone le condizioni di vita. Per questo le Nazioni Unite usano l'Indice di Sviluppo Umano, abbreviato in ISU o HDI, che combina tre elementi fondamentali. I tre elementi sono i seguenti:

  1. La speranza di vita alla nascita, che misura quanti anni si vive in media in un Paese.
  2. Il livello di istruzione, calcolato sugli anni di scuola frequentati dagli adulti e attesi dai bambini.
  3. Il reddito medio per abitante, espresso in dollari e corretto per il costo della vita.

L'ISU varia da 0 a 1: la Svizzera si avvicina a 0,96, mentre il Sud Sudan rimane intorno a 0,38. Altri indicatori utili sono la mortalità infantile e il tasso di alfabetizzazione.

Le cause storiche delle disuguaglianze

Le enormi differenze tra le diverse aree del pianeta non sono nate ieri, ma affondano le radici in vicende storiche durate secoli. Tra il Cinquecento e il Novecento le potenze europee hanno conquistato vasti territori in Africa, Asia e America, sfruttando le risorse locali e imponendo confini artificiali che ancora oggi generano tensioni. Pensa al caso del Congo, le cui foreste e miniere di rame furono saccheggiate dal Belgio per oltre settant'anni, lasciando alla fine un'eredità di povertà e instabilità. Un altro esempio è quello dell'India, costretta per quasi due secoli a vendere il proprio cotone a basso prezzo alle industrie inglesi, che lo rilavoravano e lo rivendevano a caro prezzo. Dopo l'indipendenza, molti Paesi hanno ereditato economie fragili, governi inesperti e infrastrutture costruite soltanto per portare le materie prime verso i porti. A queste difficoltà si sono aggiunti debiti enormi contratti con le banche occidentali, che hanno frenato gli investimenti in scuole e ospedali. La storia, dunque, pesa ancora oggi sulle possibilità di sviluppo di interi continenti.

Le cause attuali: economia, ambiente e conflitti

Accanto al passato coloniale, esistono cause più recenti che continuano ad alimentare il divario tra Nord e Sud del mondo, a partire dalla globalizzazione dei mercati. Le grandi multinazionali producono dove la manodopera costa meno, spesso pagando salari bassissimi a operai che cuciono vestiti o assemblano telefoni dodici ore al giorno. Il cambiamento climatico colpisce con maggiore violenza i Paesi più poveri, perché non hanno i mezzi per costruire argini, irrigare i campi durante le siccità o ricostruire dopo gli uragani. Pensa al Bangladesh, dove le inondazioni del fiume Gange distruggono ogni anno migliaia di case e raccolti, oppure al Madagascar, dove la siccità sta provocando una grave carestia. Anche le guerre giocano un ruolo drammatico: in Paesi come la Siria, lo Yemen o la Repubblica Democratica del Congo i combattimenti distruggono scuole, ospedali e ponti, costringendo milioni di persone alla fuga. Infine la corruzione di alcuni governi locali sottrae fondi pubblici che dovrebbero essere usati per il bene comune. Capire queste cause aiuta a immaginare soluzioni concrete e durature.

I Paesi emergenti e il cambiamento del mondo

Negli ultimi decenni la geografia dello sviluppo è cambiata profondamente, perché alcuni Paesi un tempo considerati poveri hanno conosciuto una crescita economica straordinaria. Si parla in particolare dei BRICS, sigla che indica Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, ai quali si sono aggiunti recentemente nuovi membri come l'Egitto e l'Iran. La Cina, per esempio, è diventata in pochi decenni la seconda potenza economica mondiale, costruendo grattacieli, treni ad alta velocità e fabbriche enormi che esportano prodotti ovunque. L'India sta vivendo una rivoluzione tecnologica grazie a città come Bangalore, soprannominata la Silicon Valley asiatica, dove milioni di giovani lavorano nell'informatica. Tuttavia la crescita di questi giganti non riguarda tutti gli abitanti: accanto a quartieri lussuosi convivono enormi baraccopoli dove mancano fognature e acqua pulita. Il mondo, insomma, non si divide più semplicemente in ricco e povero, ma in tante realtà diverse che si mescolano anche all'interno dello stesso Paese. Studiare questi cambiamenti significa preparare lo sguardo al futuro.

Cooperazione internazionale e Agenda 2030

Di fronte a problemi globali servono soluzioni globali, e per questo gli Stati collaborano attraverso organizzazioni internazionali e progetti di cooperazione allo sviluppo. L'Organizzazione delle Nazioni Unite, fondata nel 1945, ha promosso nel 2015 l'Agenda 2030, un documento firmato da 193 Paesi che contiene 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile da raggiungere entro il 2030. Tra questi obiettivi troviamo la sconfitta della povertà e della fame, la garanzia di un'istruzione di qualità per tutti, la parità di genere, l'acqua pulita, l'energia rinnovabile e la lotta al cambiamento climatico. Anche tante associazioni private, chiamate ONG (Organizzazioni Non Governative), come Medici Senza Frontiere o Save the Children, intervengono nei Paesi in difficoltà costruendo scuole, ospedali e pozzi. Un esempio interessante è il microcredito, ideato dall'economista bengalese Muhammad Yunus: piccoli prestiti concessi a donne povere per aprire un'attività e diventare autonome. Anche il commercio equo e solidale, che paga il giusto prezzo ai contadini del Sud del mondo, è una forma concreta di aiuto. Ogni cittadino, comprando con attenzione, può fare la differenza.

Ricorda

Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: scegli un Paese che ti incuriosisce (per esempio Kenya, Bolivia o Vietnam) e cerca sull'atlante o su Internet i suoi valori di ISU, speranza di vita e tasso di alfabetizzazione. Scrivi poi un breve testo di dieci righe in cui spieghi se lo collocheresti tra i Paesi sviluppati, emergenti o a basso reddito, motivando la tua risposta con almeno tre dati concreti e un confronto con l'Italia.

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.sec-1grado.geografia.cl3.regione-sistema-territoriale.03 — Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione. Da revisionare.

Questa scheda, su misura per il tuo alunno

Adiuvo la riscrive per il profilo del tuo alunno: frasi brevi, font ad alta leggibilità, esercizi calibrati sul disturbo (dislessia, discalculia, ADHD, autismo…).

Adatta gratis