La popolazione della Terra non è distribuita in modo uniforme e si sposta continuamente: studiare come e perché ciò accade ci aiuta a comprendere il mondo in cui viviamo.
La popolazione è l'insieme delle persone che abitano un determinato territorio in un certo momento storico. Gli studiosi che si occupano di studiarne il numero, la composizione e i cambiamenti sono chiamati demografi. Per misurare quante persone vivono in un luogo si usa la densità di popolazione, cioè il rapporto fra il numero di abitanti e i chilometri quadrati di superficie. Il movimento delle persone da un luogo all'altro, invece, prende il nome di migrazione e accompagna la storia dell'umanità da sempre. Capire questi fenomeni significa leggere meglio la realtà sociale, economica e culturale dei diversi paesi del mondo.
La popolazione: dove vive e come cambia
La popolazione mondiale ha superato gli otto miliardi di persone, ma non è distribuita in modo uniforme sul pianeta. Esistono aree molto affollate, come le pianure asiatiche della Cina e dell'India, e zone quasi disabitate come i deserti, le foreste equatoriali o le regioni polari. La densità dipende da fattori naturali, come il clima, la presenza di acqua e la fertilità dei suoli, e da fattori umani, come la disponibilità di lavoro e di servizi. Per studiare i cambiamenti nel tempo si osservano due dati fondamentali: il tasso di natalità, cioè quanti bambini nascono ogni mille abitanti in un anno, e il tasso di mortalità, cioè quante persone muoiono nello stesso periodo. La differenza fra questi due valori si chiama saldo naturale e indica se una popolazione cresce o diminuisce. Nei paesi più ricchi, ad esempio in Italia, il saldo naturale è oggi negativo perché nascono meno bambini di quante persone muoiono, mentre in molti paesi africani la popolazione cresce ancora rapidamente.
Le migrazioni: chi parte, chi arriva e perché
Le migrazioni sono spostamenti di persone che lasciano il proprio luogo di origine per stabilirsi altrove, in modo temporaneo o definitivo. Chi parte dal proprio paese è chiamato emigrante, mentre chi arriva in un nuovo paese è detto immigrante: si tratta dello stesso individuo visto da due prospettive diverse. Le cause che spingono a partire si dividono in fattori di spinta, come povertà, guerre, persecuzioni o disastri ambientali, e fattori di attrazione, come migliori opportunità di lavoro, libertà politica o istruzione. Le migrazioni possono essere interne, quando avvengono dentro lo stesso stato, come quando molti italiani del Sud si spostarono al Nord negli anni Sessanta per lavorare nelle fabbriche, oppure internazionali, quando si attraversano i confini di altri paesi. Una categoria particolare è quella dei profughi e dei rifugiati, persone costrette a fuggire per salvare la propria vita e protette da convenzioni internazionali. Le migrazioni modificano profondamente sia i paesi di partenza, che spesso perdono giovani e forza lavoro, sia quelli di arrivo, che si arricchiscono di nuove lingue, tradizioni e culture.
Ricorda
- La distribuzione della popolazione sulla Terra dipende da fattori naturali e umani, e si misura con la densità di abitanti per chilometro quadrato.
- Il saldo naturale è la differenza fra nascite e morti e indica se una popolazione cresce o diminuisce nel tempo.
- Le migrazioni hanno cause di spinta e di attrazione, e cambiano profondamente sia i paesi di partenza sia quelli di arrivo.
- Esercizio sul quaderno: scrivi due colonne intitolate "Fattori di spinta" e "Fattori di attrazione" e inserisci in ciascuna almeno tre esempi diversi da quelli citati nella spiegazione.