La popolazione e le migrazioni

SpiegazioneScuola secondaria di I grado · 2ªgeografia

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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La popolazione di un territorio non è mai ferma: nasce, cresce, invecchia e si sposta. Studiare la popolazione e le migrazioni significa capire chi siamo, dove viviamo e perché molte persone, ogni giorno, cambiano paese alla ricerca di una vita migliore o più sicura.

Che cosa studia la demografia

La demografia è la scienza che studia le caratteristiche della popolazione di un territorio: il numero di abitanti, la loro età, il sesso, il luogo di nascita e il modo in cui questi dati cambiano nel tempo. Per fare questo lavoro, gli studiosi utilizzano i dati raccolti durante il censimento, un'indagine ufficiale che in Italia si svolgeva ogni dieci anni e che oggi, grazie alle nuove tecnologie, viene aggiornato ogni anno su un campione di famiglie. I numeri raccolti permettono di costruire grafici, tabelle e mappe utili per programmare scuole, ospedali, trasporti e servizi. Senza queste informazioni un comune non saprebbe quante aule costruire né una regione quanti medici assumere. Per esempio, se in un quartiere nascono molti bambini, l'amministrazione capisce che servirà presto un nuovo asilo nido. Allo stesso modo, se in un paese di montagna gli anziani aumentano, occorrerà potenziare il servizio di assistenza domiciliare e le farmacie.

Densità e distribuzione della popolazione

La densità di popolazione si calcola dividendo il numero di abitanti per i chilometri quadrati di un territorio: indica quante persone vivono mediamente su ogni chilometro quadrato. Non tutte le zone della Terra sono abitate allo stesso modo, perché clima, rilievo, presenza di acqua e opportunità di lavoro influenzano fortemente la scelta del luogo dove vivere. Le grandi pianure fertili, come la Pianura Padana in Italia, sono molto popolate perché offrono terreni coltivabili, fiumi navigabili e città industriali ben collegate. Al contrario, le zone desertiche, polari o montuose hanno una densità molto bassa, perché il clima rigido e la difficoltà di coltivare scoraggiano l'insediamento umano. In Europa, ad esempio, i Paesi Bassi hanno una densità altissima, mentre l'Islanda è quasi vuota. Anche dentro lo stesso Stato esistono enormi differenze: in Lombardia vivono molte più persone per chilometro quadrato che in Basilicata, sebbene la superficie delle due regioni sia paragonabile.

Il movimento naturale: nascite e morti

Il movimento naturale di una popolazione misura la differenza tra le nascite e i morti registrati in un anno. Quando le nascite superano i decessi si parla di saldo naturale positivo, mentre se accade il contrario il saldo è negativo e la popolazione, senza l'arrivo di nuovi abitanti dall'estero, diminuisce. Per misurare questi fenomeni si usano due indicatori fondamentali: il tasso di natalità, cioè il numero di nati ogni mille abitanti, e il tasso di mortalità, cioè il numero di morti ogni mille abitanti. In Italia la natalità è scesa molto: nel 2022 sono nati circa sette bambini ogni mille abitanti, uno dei valori più bassi d'Europa. In molti paesi dell'Africa subsahariana, invece, ogni mille abitanti nascono oltre trenta bambini, perché le famiglie sono più numerose e l'età media della popolazione è giovane. Da queste differenze nasce il concetto di transizione demografica, cioè il lento passaggio da una società con tante nascite e tante morti a una con poche nascite e poche morti.

L'invecchiamento e la piramide delle età

L'invecchiamento della popolazione è uno dei fenomeni più importanti dei paesi sviluppati: si verifica quando la quota di anziani cresce rispetto a quella dei giovani. Questo accade perché si vive più a lungo grazie ai progressi della medicina e perché si fanno meno figli. Per visualizzare la composizione di una popolazione si usa la piramide delle età, un grafico a doppia barra orizzontale che mostra quanti maschi e quante femmine ci sono in ogni fascia di età. Una piramide larga alla base e stretta in alto descrive una popolazione giovane, tipica dei paesi in via di sviluppo come il Niger o l'Etiopia. Una piramide stretta alla base e larga al centro indica invece una popolazione che invecchia, come succede in Italia, Giappone o Germania. Capire queste forme è utile perché un paese con tanti anziani avrà bisogno di pensioni, case di riposo e assistenza sanitaria, mentre un paese con tanti bambini dovrà investire molto in scuole e maternità.

Le migrazioni: cause e tipologie

Le migrazioni sono gli spostamenti di persone che lasciano il proprio luogo di residenza per stabilirsi, temporaneamente o per sempre, in un altro luogo. Chi parte da un paese si chiama emigrato, mentre chi arriva in un nuovo paese viene definito immigrato; lo stesso individuo è dunque entrambe le cose, viste da due punti di vista diversi. Le cause delle migrazioni sono molte e si dividono in cause di spinta, che obbligano a partire, e cause di attrazione, che richiamano verso una nuova destinazione. Tra le cause di spinta troviamo la povertà, le guerre, le persecuzioni politiche o religiose, le carestie e i disastri ambientali, come accaduto a molti abitanti del Bangladesh costretti a spostarsi per le inondazioni. Tra le cause di attrazione ci sono lavoro, studio, libertà, ricongiungimento con i familiari e migliori servizi sanitari, come nel caso degli infermieri filippini chiamati a lavorare negli ospedali europei. Esistono migrazioni interne, quando ci si sposta dentro lo stesso Stato, e migrazioni internazionali, quando si attraversa un confine; possono essere stagionali, temporanee oppure definitive.

L'Italia: da paese di emigranti a paese di immigrati

L'Italia ha vissuto una storia migratoria sorprendente: per quasi un secolo è stata terra di partenza e oggi è diventata terra di arrivo. Tra il 1876 e il 1976 partirono dall'Italia circa ventisei milioni di persone, dirette soprattutto verso le Americhe, l'Australia, la Francia, il Belgio, la Germania e la Svizzera, alla ricerca di lavoro nelle miniere, nei cantieri e nelle fabbriche. Dopo gli anni Settanta il flusso si è invertito: il miglioramento economico ha attirato nuovi lavoratori dall'Albania, dalla Romania, dal Marocco, dall'Ucraina, dalla Cina e dalle Filippine. Oggi gli stranieri regolarmente residenti sono circa cinque milioni, pari a quasi un decimo della popolazione totale, e spesso svolgono lavori importanti nell'agricoltura, nell'assistenza agli anziani, nell'edilizia e nei servizi. Anche all'interno del paese ci sono state grandi migrazioni: tra gli anni Cinquanta e Sessanta milioni di meridionali si trasferirono nelle città industriali del Nord, come Torino, Milano e Genova, dando vita al cosiddetto miracolo economico. Conoscere questa storia aiuta a comprendere che migrare è un'esperienza umana antica, che riguarda quasi tutte le famiglie, comprese le nostre.

Integrazione, diritti e società multiculturale

Quando in un territorio convivono persone provenienti da culture diverse si forma una società multiculturale, ricca di lingue, religioni, tradizioni e cibi. L'integrazione è il processo che permette ai nuovi arrivati di partecipare pienamente alla vita sociale, scolastica e lavorativa del paese che li accoglie, mantenendo allo stesso tempo la propria identità di origine. La scuola svolge un ruolo fondamentale, perché è il luogo dove bambini di provenienze diverse imparano la stessa lingua, condividono regole comuni e costruiscono amicizie durature. Le leggi italiane e internazionali, come la Convenzione di Ginevra del 1951, tutelano in particolare i rifugiati, cioè coloro che fuggono da guerre o persecuzioni e ottengono protezione in un altro Stato. È importante distinguere tra migranti economici, profughi, rifugiati e richiedenti asilo, perché ognuna di queste categorie ha diritti e percorsi giuridici differenti. Una società che accoglie e integra bene può crescere economicamente e culturalmente, mentre una società che esclude rischia tensioni, povertà e isolamento.

Urbanizzazione e nuove geografie umane

Il fenomeno dell'urbanizzazione è strettamente legato alle migrazioni: indica il continuo trasferimento di persone dalle campagne alle città, in cerca di lavoro, istruzione e servizi. Oggi più della metà della popolazione mondiale vive in città e gli studiosi prevedono che entro il 2050 saranno quasi sette persone su dieci. Sono nate così le megalopoli, città giganti con oltre dieci milioni di abitanti, come Tokyo, Città del Messico, Il Cairo, Mumbai e San Paolo. La crescita rapida delle città può creare problemi enormi: inquinamento, traffico, mancanza di case, formazione di periferie povere o baraccopoli, chiamate favelas in Brasile e slum in India. Tuttavia le città offrono anche grandi opportunità: università, ospedali specializzati, teatri, musei e occasioni di lavoro impensabili nei piccoli centri. Per questo motivo i geografi studiano come progettare città sostenibili, capaci di accogliere nuovi abitanti senza distruggere l'ambiente e senza aumentare le disuguaglianze tra ricchi e poveri.

Ricorda

Piccolo esercizio di verifica (sul quaderno): disegna una semplice piramide delle età che rappresenti una popolazione giovane e, accanto, una che rappresenti una popolazione che invecchia. Sotto ogni piramide scrivi tre conseguenze pratiche (almeno una economica, una sociale e una scolastica) che lo Stato dovrebbe affrontare. Infine, scrivi un breve paragrafo di sei-otto righe in cui spieghi perché l'Italia, oggi, ha bisogno sia di sostenere le nascite sia di accogliere i nuovi immigrati.

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.sec-1grado.geografia.cl3.orientamento.01 — Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione. Da revisionare.

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